Report

EVENTI SISMICI

Immagine abstract
Abstract: 
L'indicatore descrive gli eventi sismici avvenuti nell’anno di riferimento nel territorio italiano, in base alle Magnitudo registrate dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV. L’indicatore contribuisce a definire la pericolosità sismica in Italia. Nel 2018 nessun evento sismico ha raggiunto Magnitudo 6. Un solo evento, avvenuto il 16 agosto con epicentro a Montecilfone (CB), ha di poco superato Magnitudo 5 (Mw 5,1), preceduto, due giorni prima da un evento di M 4,6 e seguito, due ore dopo, da un aftershock di M 4,4. I terremoti di Magnitudo pari o superiore a 4 sono stati nel complesso 16, 14 dei quali in Italia meridionale e, tra questi, 4 nel Tirreno meridionale. Degna di rilievo è, inoltre, la sequenza sismica che ha interessato il fianco orientale dell'Etna, culminata con il terremoto di Mw 4,9 del 26 dicembre, che ha indotto fenomeni di fagliazione superficiale per una lunghezza di oltre 5 chilometri e procurato gravi danneggiamenti al patrimonio edilizio nell'area epicentrale.
Descrizione: 
L'indicatore rappresenta gli eventi sismici significativi ai fini del rischio. Viene rappresentata la sismicità sull'intero territorio nazionale, nell'anno di riferimento dell'Annuario, e descritti gli eventi di magnitudo maggiore.

Scopo: 
Definire la pericolosità sismica del territorio italiano sulla base delle Magnitudo registrate. Le informazioni relative all'indicatore sono utili a diffondere le conoscenze sulla pericolosità sismica in Italia, essenziali per una corretta pianificazione territoriale.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
Non compilato  
Obiettivi fissati dalla normativa: 
Non esistono riferimenti normativi collegati direttamente all'indicatore. Esistono invece norme sia nazionali, sia regionali relative alla classificazione sismica e alle costruzioni in zona sismica.
DPSIR: 
Impatto, Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
http://terremoti.ingv.it/
Pignone M., Amato A., Nostro C., Mele F., Meletti C., 2019. Speciale 2018, un anno di terremoti. https://ingvterremoti.wordpress.com/2019/01/24/speciale-2018-un-anno-di-terremoti/
Comerci V., 2006, Il Rischio Sismico in Italia. In: Signorino M. & Mauro F. (a cura di), Disastri Naturali. Conoscere per prevenire. ISAT, con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile, Roma, pp.19-43.

Limitazioni: 
Non ci sono limitazioni.
Ulteriori azioni: 
Nessuna.
Frequenza rilevazione dati: 
Continua
Accessibilità dei dati di base: 
Sito INGV - http://terremoti.ingv.it/
Fonte dei dati di base: 
INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Unità di misura: 
Magnitudo (M), Numero (n.)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Sono state riportate su un GIS le informazioni provenienti da:
- http://terremoti.ingv.it/
Vengono inoltre fornite informazioni relative agli effetti indotti dai terremoti derivate da rilievi ISPRA o da altre fonti. Per gli effetti indotti sull'ambiente, fare riferimento all'indicatore Effetti ambientali dei terremoti e Fagliazione superficiale

Core set: 
SDGs Indicators
Tipo rappresentazione: 
Mappa
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale
Copertura temporale: 
2018

I dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono standardizzati. L'indicatore, semplice e facile da interpretare, è comparabile nel tempo e nello spazio. La qualità dell'informazione è alta
Stato: 
Non definibile
Trend: 
Non definibile
Descrizione dello stato e trend: 
La sismicità nel 2018 in Italia ha mostrato una diminuzione rispetto al 2017 e, soprattutto, al 2016, sia in termini di numero di eventi sia di massima Magnitudo raggiunta. Infatti, gli eventi di Magnitudo maggiore o uguale a 2 sul territorio nazionale sono stati 2.433, quelli di Magnitudo maggiore o uguale a 4 sono stati 16, mentre nessuno ha raggiunto Magnitudo 5,5 (Figura 1 e Tabella 1). Dal confronto con la sismicità degli anni precedenti (Figure 2 e 3) si può notare la netta diminuzione, dovuta alla riduzione delle repliche della sequenza del Centro Italia del 2016. Infatti, come riportato anche da Pignone et al. (2019), poco più della metà degli eventi del 2018 possono essere considerati delle repliche di tale sequenza. Il terremoto di maggiore energia nel 2018 ha raggiunto Magnitudo Momento 5,1 ed è avvenuto il 16 agosto in provincia di Campobasso, preceduto il 14 agosto da un evento di Magnitudo 4,6. Tale area era stata interessata da una sequenza precedente che ha raggiunto Magnitudo massima pari a 4,3 il 25 aprile. Di rilievo è stata, inoltre, la sequenza che ha interessato il fianco orientale dell’Etna, presumibilmente indotta dall’eruzione iniziata il 24 dicembre, accompagnata sin dall’inizio da attività sismica. L’evento di maggiore Magnitudo, pari a 4,9, è avvenuto il 26 dicembre, pochi chilometri a sud di Zafferana Etnea a una profondità ipocentrale inferiore al chilometro. L’evento è stato caratterizzato da fenomeni di fagliazione superficiale, per una lunghezza di oltre 5 chilometri, in corrispondenza della Faglia Fiandaca (per ulteriori dettagli consultare l’indicatore Fagliazione superficiale). Nell’area epicentrale i danni sono stati rilevanti, con circa 400 abitazioni rese inagibili. Nel complesso, escludendo gli eventi appartenenti alla sequenza del Centro Italia, la distribuzione geografica degli altri eventi sismici sul territorio nazionale risulta, come sempre, confrontabile con quella degli anni precedenti, essendo concentrata essenzialmente lungo tutto l'arco appenninico, la Calabria, la Sicilia settentrionale e orientale e, in minor misura, lungo l'arco alpino (Figura 1). Per l'indicatore in esame non è definibile un trend, in quanto relativo a fenomeni naturali non influenzabili dalle attività antropiche, se non in particolarissime situazioni, statisticamente non rilevanti.
Commenti: 
La sismicità registrata in Italia nel 2018 dalla Rete Sismica Nazionale dell'INGV si è manifestata in 2.433 eventi di Magnitudo Momento maggiore o uguale a 2. Tali eventi sono in gran parte concentrati nell’area della sequenza sismica del Centro Italia, ancora in atto, anche se sensibilmente in diminuzione sia in termini di numero di eventi che di Magnitudo raggiunta rispetto al 2017. Infatti, il terremoto di magnitudo maggiore, pari a 5,1 è avvenuto fuori da tale area e precisamente in provincia di Campobasso, dove si sono verificati anche tre terremoti di Magnitudo superiore a 4, due precedentemente (di cui uno 2 giorni prima) e uno circa due ore dopo il mainshock. Altra sequenza di terremoti superiori a Magnitudo 4 è quella avvenuta lungo il fianco orientale dell’Etna, con l’evento del 26 dicembre di Mw 4,9 e ipocentro a profondità minore di 1 chilometro, che ha provocato fenomeni di fagliazione superficiale per oltre 5 chilometri (si veda Indicatore Fagliazione superficiale) e il danneggiamento di circa 400 abitazioni nell’area epicentrale. Dalla Figura 1 si può notare anche una concentrazione di eventi nella zona a Nord della Sicilia orientale e di fronte alla Calabria. Ogni anno la zona è interessata da terremoti caratterizzati da elevata profondità ipocentrale, dovuti alla continua subduzione, sotto l'arco calabro, della crosta oceanica. Tre eventi hanno raggiunto e superato Magnitudo 4 (Tabella 1), ma per la notevole profondità (dell'ordine di centinaia di chilometri) non ci sono stati risentimenti in superficie.
In Tabella 1 si riconoscono le serie di Montecilfone (CB) e dell’Etna (CT), i cui mainshock hanno raggiunto rispettivamente Mw 5,1 e 4,9 (Viagrande).
Come si può notare in Figura 2, gli anni con il maggior numero di terremoti sono quelli in cui si sono verificati gli eventi parossistici del Molise 2002, L’Aquila 2009, Emilia 2012 e Centro Italia 2016, che sono stati seguiti da numerosi aftershock. In particolare, nel Centro Italia la sequenza si sta protraendo anche nel 2019 e il numero elevato di eventi del 2017 è dovuto proprio a tale sequenza. Inoltre, si può notare che il numero di terremoti nel 2016 è più del doppio rispetto a quelli sia del 2009 che del 2012 e circa il triplo rispetto a quelli del 2002, dimostrando che il rilascio di energia della sequenza del Centro Italia è stato di gran lunga superiore a quelli relativi a tali altre sequenze. Infatti, nel 2016, a differenza che negli altri tre anni, è avvenuto anche un mainshock di Magnitudo 6,5 e ben 4 di Magnitudo maggiore o uguale a 5,5, come si può osservare in Figura 3. Si può notare come gli anni in cui si sono verificati più eventi di Magnitudo maggiore o uguale a 4 (66 nel 2016 e 55 nel 2012) sono anche quelli in cui si sono avuti più eventi di Magnitudo maggiore o uguale a 5,5 (4 nel 2016 e 2 nel 2012). Le Figure 2 e 3 mostrano che dal 2002 al 2018, in media in Italia, si è verificato un terremoto distruttivo ogni 4 anni. Guardando al passato, purtroppo, la nostra storia sismica ci racconta di periodi in cui si sono verificate delle serie di terremoti distruttivi anche con frequenza annuale, come, ad esempio, la serie di 14 forti terremoti succedutisi dal 1688 al 1706, oppure la serie di 6 forti terremoti dal 1915 al 1920 (Comerci, 2006).
Allegati: 
AllegatoDimensione
Image icon Figura 1.jpg5.42 MB
File Tabella 1.xlsx10.7 KB
Image icon Figura 2.jpg120.93 KB
File Figura 2.xlsx11.04 KB
Image icon Figura 3.jpg2.39 MB
File Figura 3.xlsx11.23 KB