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COSTA PROTETTA

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Abstract: 
Per contenere l’erosione dei litorali e i danni prodotti dalle mareggiate negli anni sono stati eseguiti lungo le coste italiane numerosi interventi con opere di difesa, finalizzati alla protezione dei beni e delle infrastrutture presenti nell’immediato entroterra e al ripristino delle spiagge in arretramento. L’indicatore fornisce una stima su base nazionale e regionale della costa protetta con opere rigide, la misura è rappresentativa sia della fragilità degli ambienti costieri del Paese sia degli oneri di gestione e di protezione dal dissesto idrogeologico delle zone costiere.
Il 16% delle coste italiane, pari a 1.291 km, è protetto con opere di difesa e l’azione di contrasto all’erosione non si arresta; dal rilievo dello stato delle coste al 2019 risulta che tra il 2007 e 2019 sono state realizzate nuove opere a protezione di ulteriori 180 km di costa.
Descrizione: 
I litorali italiani sono soggetti a intensi fenomeni erosivi con arretramento della linea di riva e riduzione dell’ampiezza delle spiagge. L’azione del mare, specie negli eventi di tempesta, mette in crisi la sicurezza di strade e ferrovie e pregiudica attività socio-economiche, anche di tipo turistico balneare, che si sviluppano lungo la costa. La frequenza dei danni causati dalle mareggiate e lo sfruttamento sempre maggiore del territorio rivierasco inducono gli enti preposti alla programmazione e alla realizzazione di un numero crescente di interventi di difesa costiera. In Italia il D.Lgs. n. 112 del 31 marzo 1998, in attuazione del capo I della legge n. 59 del 15 marzo 1997, conferisce funzioni alle regioni in materia di programmazione, pianificazione, gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri (art. 89 comma 1 lett. h), lasciando allo Stato i compiti di rilievo nazionale relativi agli indirizzi generali e ai criteri per la difesa delle coste (art. 88 comma 1 lett. aa).
Le soluzioni di protezione dei litorali e di contenimento del dissesto per erosione adottate negli anni dalle amministrazioni sono in prevalenza interventi con opere di difesa costiera “rigide”, ossia strutture fisse capaci di interferire con il moto ondoso e di limitare gli effetti dannosi delle mareggiate, e in alcuni casi interventi con opere “morbide”, che prevedono interventi di ripristino delle spiagge con ripascimenti artificiali e recupero del sistema dunale.
Le opere di difesa costiera “rigide” sono un insieme eterogeneo di strutture che, secondo le caratteristiche di forma e di posizionamento, interagiscono con la dinamica litoranea. In linea di massima le opere di difesa longitudinali la riva permettono di attenuare l’azione delle onde sulla costa e di limitare il dissesto dei litorali durante gli eventi di tempesta, risultato spesso ottenuto con l’installazione di scogliere o isolotti artificiali posti in mare ad alcune decine di metri dalla riva; mentre opere trasversali la linea di riva, come pennelli e foci armate in corrispondenza delle foci fluviali, permettono di modificare localmente le dinamiche di erosione-accrescimento delle spiagge. Per contrastare l’azione aggressiva del mare sono adottate anche soluzioni combinate di strutture trasversali e longitudinali la riva, ossia opere miste, e strutture radenti la riva, come estremo baluardo a protezione di manufatti marittimi e terrestri situati a ridosso della riva.
L’indicatore fornisce la stima su base nazionale e regionale della costa protetta con opere di difesa.
L’indicatore è la sintesi dell’analisi dei tratti costa protetti da opere di difesa costiera, in funzione del tipo di opera, dei parametri dimensionali e della distanza dalla riva; la misura, espressa in chilometri di costa protetta dalle opere, è ottenuta mediante elaborazioni spaziali del catalogo delle opere di difesa rigide realizzate lungo la costa italiana, dei settori di attenuazione del moto ondoso a costa e di interazione con la dinamica litoranea indotti dalle opere di difesa e dei tratti di costa beneficiari.
Sulla base del rilievo cartografico dello stato delle coste e delle opere marittime al 2019, in questa edizione l’indicatore fornisce la stima della costa protetta al 2019 e la stima della costa protetta tra il 2007 e il 2019 con nuove opere difesa realizzate nel periodo.
Scopo: 
Disporre di informazioni sintetiche sulle azioni messe in atto per il contenimento del dissesto idrogeologico delle zone costiere del Paese.
L’indicatore è un parametro rappresentativo sia della vulnerabilità delle aree costiere del Paese sia degli oneri di gestione sostenuti per la protezione dei litorali e delle strutture e delle attività socio-economiche che si sviluppano in prossimità della costa. Può essere anche di supporto alla valutazione dell’efficacia degli interventi di protezione eseguiti, riscontrabile nel tempo con l’effetto della stabilizzazione e del ripristino dei litorali protetti.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
Il D.Lgs. n. 112 del 31 marzo 1998, in attuazione del capo I della Legge n. 59 del 15 marzo 1997, conferisce funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni in materia di protezione e osservazione delle zone costiere (art. 70 comma 1 lett. a) e funzioni di programmazione, pianificazione, gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri (art. 89 comma 1 lett. h), lasciando allo Stato i compiti di rilievo nazionale relativi agli indirizzi generali e ai criteri per la difesa delle coste (art. 88 comma 1 lett. aa). L’indicatore è funzionale alla valutazione del dissesto idrogeologico in ambiente costiero, alla definizione degli indirizzi generali e a report sullo stato di attuazione delle numerose direttive che richiamano la tutela delle zone costiere.
DPSIR: 
Pressione, Stato, Risposta
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Non compilato  
Limitazioni: 
Il limite è rappresentato dalla mancata contabilizzazione dei tratti di costa protetti mediante ripascimenti
Ulteriori azioni: 
Monitoraggio periodico, a cadenza quinquennale, uniforme in scala di rappresentazione e per copertura territoriale, e la definizione di metodologie standard di rilievo cartografico e di classificazione dei manufatti
Frequenza rilevazione dati: 
Decennale
Quinquennale
Accessibilità dei dati di base: 
Utilizzati dati ISPRA - Progetto ‘Stato e variazioni delle coste italiane’, ed. 2000, 2006, 2019
Fonte dei dati di base: 
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Per il calcolo dell’indicatore è stata definita una metodologia di acquisizione dei dati sulla fascia costiera basata sulla fotointerpretazione e classificazione delle informazioni rilevabili da mosaici di ortofoto zenitali a colori a risoluzione spaziale sub-metrica. Per la rappresentazione cartografica e la descrizione delle caratteristiche geomorfologiche dei litorali e delle strutture artificiali realizzate lungo la riva – porti, opere di protezione costiera e manufatti - sono stati definiti standard di classificazione e procedure per la determinazione dei principali parametri dimensionali. La metodologia di rilievo e di elaborazione, applicata alle coperture territoriali nazionali disponibili, ha consentito la generazione di una serie storica sullo stato delle coste italiane e di un catalogo delle opere marittime e di protezione costiera, aggiornato con le opere di nuova realizzazione e le varianti delle opere preesistenti; serie storica che costituisce la base dati per il calcolo di indicatori di stato e dei cambiamenti in area costiera.
Le fonti di riferimento utilizzate per il rilievo cartografico dei dati di base sono per il 2019 i mosaici delle ortofoto a colori disponibili sulle piattaforme Google, per il 2006 e il 2000 il mosaico delle ortofoto rispettivamente del volo IT2006 e del volo IT2000, disponibili sul Portale Cartografico Nazionale.
Il catalogo delle opere è composto da tutti i manufatti realizzati in mare o a ridosso della riva visibili dalle ortofoto, identificati per destinazione d’uso – porto, colmata, lidi, pontili, opere di difesa costiera. Le opere di difesa sono classificate per tipo – radente, scogliera, pennelli, isolotti, opere miste e foci armate, per dettagli costruttivi - ortogonali, obliqui, emerse, sommerse, per varianti intervenute dall’ultimo rilievo – ampliamento, cambio destinazione d’uso, dismissione, nuova realizzazione - e sono archiviate con la misura di parametri costruttivi principali – estensione e distanza dalla riva.
L’azione di interferenza con la dinamica litoranea e di attenuazione del moto ondoso a costa delle opere di protezione costiera varia con la tipologia e la posizione rispetto alla riva. Le opere radenti, a muro o a gettata di massi che siano, agiscono solo sul tratto di costa su cui insistono. Le scogliere interagiscono sulla costa prospiciente in funzione della dimensione, della distanza e dell’orientamento dell’opera rispetto alla riva e delle caratteristiche morfologiche della costa sottesa all’opera. Altre opere, come i pennelli e le foci armate, influiscono sui tratti di costa adiacenti in proporzione alle dimensioni dell’opera e in funzione della forma e dell’orientamento.
Per l’indicatore è stata definita una procedura che ha permesso l’individuazione dei tratti di litorale protetti da opere di difesa aderenti e staccate dalla riva. La procedura tiene conto della tipologia, della forma, della dimensione di ogni opera di difesa e della sua collocazione lungo la costa.
La delimitazione del settore di interferenza all’azione del moto ondoso provocato da ogni opera e l’aggregazione di tutti i tratti della linea di costa sottesi ai settori di protezione delle opere ha prodotto una copertura territoriale della costa italiana protetta dalle opere di difesa, a meno degli interventi di ripascimento artificiale.
Core set: 
Non compilato  
Altri Core set: 
Non compilato  
Periodicità di aggiornamento: 
Quinquennale
Copertura spaziale: 
Nazionale; Regioni costiere
Copertura temporale: 
2007 - 2019
L'indicatore è di rilevanza nazionale, la qualità delle informazioni di base utilizzate per l'elaborazione consente la comparabilità nel tempo e nello spazio, comprese valutazioni comparative tra le diverse caratteristiche territoriali e climatiche delle aree costiere del Paese.
Stato: 
Medio
Descrizione/valutazione dello stato: 
In Italia circa il 16% delle coste, pari a 1.291 km, è protetto con opere di difesa costiera realizzate negli anni per contenere il dissesto provocato dalle mareggiate e l’erosione dei litorali.
Opere di sistemazione costiera sono riscontrabili lungo tutti i settori costieri del Paese, ma i litorali più protetti sono quelli in cui centri urbani, infrastrutture stradali e ferroviarie e attività socio-economiche si sviluppano lungo la costa.
Trend: 
Non definibile
Descrizione/valutazione del trend: 
Da parte delle amministrazioni competenti prosegue l’azione di contrasto al progressivo degrado delle coste. Dal rilievo dello stato delle coste al 2019 è emerso che nel periodo compreso tra il 2007 e il 2019 sono state realizzate nuove opere di difesa a protezione di ulteriori 180 km circa di costa; in quanto all’efficacia degli interventi, l’esame dei cambiamenti geomorfologici delle coste nel periodo 2007-2019 sembra confermare l’effetto costruttivo dei numerosi sforzi compiuti per arginare il progressivo arretramento delle coste, infatti il 75% delle coste protette sono in condizioni di stabilità (51%) o in progradazione (24%).
Variabili: 
Lunghezza e percentuale della costa protetta
Commenti: 
In Italia circa il 16% delle coste, pari a 1.291 km, è protetto con opere di difesa costiera realizzate negli anni per contenere il dissesto e l’erosione dei litorali.
Tutte le regioni, competenti in materia di gestione della fascia costiera, sono dotate di piani che prevedono attività di monitoraggio, di programmazione, manutenzione e messa in opera di soluzioni orientate a garantire un livello di protezione e di sicurezza nel tempo alle strutture e ai beni ambientali presenti a ridosso della costa.
Dalla Tabella 1 emerge che le regioni con il maggior numero di chilometri di costa protetta sono in ordine Sicilia (184 km), Calabria (137 km), Liguria (131 km), Marche (119 km), Campania (116 km) e Puglia (111 km), ma le coste maggiormente difese sono quelle delle regioni adriatiche, caratterizzate da litorali prevalentemente bassi, sabbiosi e tendenzialmente più instabili.
La Figura 1 è indicativa del livello di protezione raggiunto nel 2019, senza tener conto di ripetuti interventi di ripristino delle spiagge mediante ripascimento artificiale.
Il maggior livello di protezione si registra lungo le coste delle Marche e del Molise, con due terzi della costa regionale protetta, seguono il Veneto, l’Emilia-Romagna e l’Abruzzo con oltre la metà dei litorali regionali protetti con opere rigide. In Friuli-Venezia Giulia e in Liguria circa un terzo delle coste sono protette, nelle restanti regioni la percentuale di costa protetta è nettamente inferiore.
L’azione di protezione non si è mai arrestata e a salvaguardia di spiagge in crisi, tra il 2007 e il 2019, sono stati eseguiti numerosi interventi di manutenzione e di rafforzamento dei sistemi di protezione in funzione e sono state realizzate opere di difesa aggiuntive alle preesistenti per proteggere ulteriori 180 km circa di costa (Tabella 2 e Figura 2). Tra le molteplici soluzioni di protezione adottate è emerso dalle analisi che ancora più di 30 km di costa sono stati protetti con opere radenti, ossia muri realizzati a ridosso della linea di riva, mediante gettate di massi naturali o artificiali, con lo scopo di rinforzare il profilo costiero; si tratta di opere di protezione dal forte impatto sull’ambiente costiero e a cui si ricorre nei casi più gravi per difendere il territorio e le infrastrutture retrostanti fortemente aggrediti dall’azione del moto ondoso.
Gli interventi più imponenti si registrano in Calabria, con ulteriori 52 km di costa protetta con strutture rigide, in Sicilia (27,7 km), in Campania (21,8 km) e nel Lazio (17,4 km). Si evidenzia un primo importante intervento in Basilicata, quale azione di contrasto al grave arretramento della costa ionica, e nuove strutture di stabilizzazione e controllo dell’erosione nelle Marche, nonostante sia la regione con la costa più protetta.
Infine per una verifica speditiva e complessiva dell’efficacia delle soluzioni di contrasto al dissesto delle zone costiere è proposta la sintesi a livello nazionale e regionale dei risultati dell’analisi dei cambiamenti geomorfologici rilevati nel periodo 2007-2019 relativamente ai soli tratti di costa protetti (Tabella 3 – Figura 3).
Dai risultati emerge che gli interventi di controllo dell’erosione realizzati negli anni hanno prodotto l’effetto auspicato: lungo i litorali protetti la stabilità e i processi di sedimentazione sono nettamente dominanti sui processi di arretramento.
A livello nazionale il 75% delle coste protette è stabile (51%) o in progradazione (24%), a livello regionale nelle zone protette è riscontrabile più o meno lo stesso comportamento dei processi di dinamica litoranea, fatta eccezione per la Basilicata, in cui la maggior parte delle spiagge sono in forte arretramento e prive di strutture di protezione, solo di recente sono state realizzate delle scogliere lungo un breve tratto di costa a protezione di un’area residenziale turistica.