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MONITORAGGIO STRATEGIA MARINA - CONCENTRAZIONE DI CONTAMINANTI

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Abstract: 
I progressi verso il conseguimento del buono stato ambientale delle acque marine dipendono principalmente dalla graduale eliminazione dell’inquinamento, ovvero dalla capacità di garantire che la presenza dei contaminanti non generi impatti significativi e non causi rischi per l’ambiente marino. I Descrittore 8 e Descrittore 9 della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina 2008/56/CE (MSFD) richiedono specificatamente la valutazione della presenza dei contaminanti chimici e dei loro effetti. In quest'ultimo triennio 2018- 2020 è stato ottimizzato il monitoraggio per Sottoregione (Mar Adriatico, Mar Ionio e Mediterraneo Centrale, Mar Mediterraneo Occidentale) aumentando le stazioni di campionamento per sedimenti e biota e focalizzando la raccolta di organismi su specie maggiormente diffuse e commerciali, quali triglia, merluzzo e crostaceo o mitili. I dati raccolti, superiori a 99.063, provengono dai monitoraggi ambientali eseguiti dalle Agenzie costiere, ARPA, Istituti Zooprofilattici sperimentali e da ISPRA.
Descrizione: 
L’indicatore misura la concentrazione e gli effetti dei contaminanti nelle matrici biota, sedimento e acqua, tenendo conto dei processi biologici selezionati e dei gruppi tassonomici nei quali è stata individuata una relazione di causa/effetto che deve essere monitorata. Inoltre, misura l’impatto dei contaminanti nei prodotti ittici destinati al consumo umano.
I dati relativi alla valutazione iniziale e al primo ciclo di monitoraggio ai sensi della Direttiva Strategia marina (2013-2017), sono stati aggiornati con quelli provenienti dal triennio 2018-2020. Questi ultimi dati sono stati raccolti grazie al monitoraggio effettuato dalle Agenzie e da ISPRA ai sensi dell’Art. 11 della Direttiva Strategia Marina 2008/56/CE. Su tutti i dati raccolti è stata effettuata una verifica di conformità rispetto ai requisiti della Direttiva 90/2009/EC e i dati risultati conformi sono stati elaborati, indicizzati e, per un’informazione complessiva, anche integrati temporalmente.
Le aree di valutazione nelle quali è stato applicato l’indicatore sono le Marine Reporting Units (MRU), che corrispondono alle tre sottoregioni: Adriatic Sea (AS), West Mediterranean Sea (WMS) e Ionian Sea and Central Mediterranean Sea (ISCMS). Le MRU si estendono fino alla Zona Economica Esclusiva (ZEE). Per procedere alla valutazione del buono stato ambientale, alle singole MRU è stato applicato un grigliato con celle di dimensioni variabili in funzione della matrice (biota, acqua e sedimento) e, in particolare, per la matrice biota anche in relazione all’habitat e al gruppo funzionale della specie investigata. I parametri monitorati relativamente ai quali è stata effettuata l’elaborazione per l’indicatore sono le sostanze o i gruppi di sostanze presenti nell’elenco di priorità (Regolamento 2455/2001 e ulteriormente regolamentate nella Direttiva 2013/39/CE), raggruppate nelle classi suggerite dalla Comunità Europea: metalli, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), composti organici alogenati (HOCs comprendenti anche diossine e furani (PCDD/PCDF)), pesticidi e biocidi, composti organo-stannici, BTEX, fenoli, polibromoderivati (BPBDE), ftalati, idrocarburi del petrolio.
Scopo: 
Valutare lo stato di qualità dell’ambiente marino ed eventuali superamenti degli standard di qualità ambientali (EQS) individuati dalla Direttiva 2000/60/CE e dalle direttive figlie, Direttiva 2008/105/CE e Direttiva 2013/39/UE. Il giudizio complessivo sulla qualità dell’ambiente marino tiene conto sia delle concentrazioni di contaminanti, indicizzate e integrate per categoria, in tutte le matrici marine sia degli effetti prodotti sugli organismi in termini di bioaccumulo ed effetti biologici (biomarker), rispetto ai rispettivi controlli e soglie. Consente, inoltre, di valutare indirettamente l’impatto sulla salute umana compatibilmente alla concentrazione di contaminanti nei prodotti ittici destinati al consumo umano.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
La Direttiva Strategia Marina 2008/56/CE ha richiesto agli Stati membri di raggiungere, entro il 2020, il buono stato ambientale (GES, Good Environmental Status) per le proprie acque marine. La determinazione del buono stato ambientale si basa su un elenco di undici descrittori qualitativi dell’ambiente marino che fanno riferimento a molteplici aspetti degli ecosistemi marini, tra cui i Descrittore 8 e Descrittore 9, che richiedono specificatamente la valutazione della presenza dei contaminanti chimici e dei loro effetti. Il giudizio complessivo sulla qualità dell’ambiente marino tiene conto sia delle concentrazioni di contaminanti, indicizzate e integrate per categoria, in tutte le matrici marine (acqua, sedimento e biota) sia degli effetti prodotti sugli organismi in termini di bioaccumulo ed effetti biologici (biomarker), rispetto ai rispettivi controlli e soglie. Viene indirettamente valutato anche l’impatto sulla salute umana compatibilmente alla concentrazione di contaminanti nei prodotti ittici destinati al consumo umano (Regolamento UE 1881/2006 e successive modifiche).
DPSIR: 
Pressione, Stato, Impatto
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
https://cdr.eionet.europa.eu/it/eu/msfd_art17/2020reporting/
Consultazione pubblica - Report MSFD 2018 - http://www.strategiamarina.isprambiente.it/consultazioni/consultazione-2020
Limitazioni: 
Per l’indicatore: ancora non integrato per matrici (acqua, sedimenti e biota) e concentrazione chimica ed effetti.
Per i dati: disomogeneità nella copertura spaziale relativa alle diverse Marine Reporting Units; scarsa tracciabilità per i pesci e prodotti della pesca destinati al consumo umano.
Ulteriori azioni: 
Azioni correttive in merito alla disomogenea copertura spaziale e temporale dei dati, all’impossibilità di individuare con certezza l’area di provenienza dei campioni ittici, all'effettivo utilizzo ai fini del popolamento degli indicatori, alla difficoltà di adattare un dato sanitario a una valutazione ambientale.
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
Monitoraggio Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE (WFD) - EIONET/SOE: https://cdr.eionet.europa.eu/it/eea/me1/
Monitoraggio Direttiva Quadro sulla Strategia Marina 2008/56/CE (MSFD) - Sistema Informativo Centralizzato (SIC): http://www.db-strategiamarina.isprambiente.it
Fonte dei dati di base: 
ARPA costiere
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Istituti Zooprofilattici Sperimentali (II.ZZ.SS.)
SINTAI
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Al fine di valutare la concentrazione dei contaminanti è stato elaborato un indice, basato sul confronto con i valori di riferimento riportati nella normativa nazionale/internazionale (Direttiva 2008/105/CE, Direttiva 2013/39/UE, D.Lgs. 219/2010, D.Lgs. 172/2015). Tale indice è costruito sugli scarti tra i singoli valori di concentrazione e i rispettivi standard di qualità ambientale (SQA), pesati per un opportuno coefficiente di pericolosità/priorità, che permette di dare un peso diverso alle sostanze prioritarie e pericolose, solo prioritarie oppure né prioritarie né pericolose. Si tratta di un indice centrato in zero, valore assunto se la concentrazione del contaminante è uguale a quella dello SQA. I valori superiori a zero, quindi, indicano un superamento del limite di legge, che poi può essere amplificato o meno dal coefficiente di pericolosità. L’indice singolo così costruito è poi la base per la realizzazione di un indice finale, che permette di valutare ogni categoria di contaminanti nel suo complesso. Tale indice finale, dato dal valore massimo dei singoli indici determinati per ogni contaminante, è ancora un indice adimensionale e risulta applicabile a ciascuna delle matrici considerate (acqua, sedimento, biota). Per la matrice biota si è scelto di utilizzare specie target uniformi tra le Marine Reporting Unit (triglia, merluzzo e crostaceo o mitile) in modo da ottenere dati confrontabili.
Per valutare gli impatti sulla salute umana sono stati considerati range statistici di accettazione, basati sui valori soglia riportati in normativa, mediante i quali si è valutato se i contaminanti presenti nei prodotti ittici siano compatibili con il consumo umano.
Core set: 
Non compilato  
Altri Core set: 
Non compilato  
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale - Marine Reporting Units (MRU)
Copertura temporale: 
2018-2020
Rispetto ai dati pregressi si osserva una maggiore accuratezza nell’informazione e una migliore coperture spaziale , specialmente per i sedimenti e il biota. Questo, anche grazie al fatto che nel 2019 e 2020 sono aumentate le stazioni di campionamento, a rotazione per singola sottoregione, ed è stata ottimizzata la raccolta di organismi focalizzando su specie maggiormente diffuse e commerciali.
Stato: 
Buono
Descrizione/valutazione dello stato: 
La rivisitazione dei programmi di monitoraggio per i Descrittori 8 e 9 ha previsto, rispetto al periodo 2013-2018, l’implementazione generale della copertura spaziale al fine di ridurre il gap informativo emerso dai dati pregressi e la messa a punto di metodi e criteri di analisi di biomarker da integrare con le analisi di bioaccumulo per la valutazione degli effetti dei contaminanti.
È stato definito in modo funzionale il posizionamento delle stazioni e il grigliato per l’elaborazione dei dati, coerentemente con le specie target individuate (maglie comprese tra 30km e 90km per lato). I dati provenienti dai monitoraggi SNPA sono stati arricchiti anche dai dati di monitoraggio del pescato effettuato dagli IZS ai sensi della Regolamento 1881/2006 e seguenti.
Nonostante la copertura spaziale non sia sempre sufficiente a esprimere un giudizio sullo stato ambientale in tutte le Sottoregioni contemporaneamente, laddove tale copertura (in funzione dell’ anno e della matrice ) risulta sufficiente per esprimere un giudizio, la percentuale di celle in buono stato è sempre elevata tanto da permettere di definire uno stato “buono”.
Trend: 
Non definibile
Descrizione/valutazione del trend: 
Sebbene sia stato sviluppato per la prima volta nel 2016, l’indicatore è ancora in fase di test a seguito della rivisitazione da parte dell’Italia dei programmi di monitoraggio per il Descrittore 8 e il Descrittore 9. A partire dal II ciclo della MSFD 2021-2026 sarà possibile valutare il trend grazie ai dati raccolti uniformemente in termini di tempo e spazio, lungo le tre sottoregioni.
Variabili: 
Non compilato  
Commenti: 
- Acque
La copertura spaziale dei dati di contaminazione nella matrice acqua, derivanti dal monitoraggio eseguito dalle ARPA, è molto bassa e raggiunge al più il 7% dell’area della Sottoregione. Ciò non consente di esprimere un giudizio sullo stato ambientale per questa matrice.
Particolarmente scarsa (tra 0 e 3%) è la copertura dei dati di concentrazione di TBT, fitofarmaci (dicofol, chinossifen, aclonifen, bifenox, cipermetrina, cibutrina) e PFOS.
Nonostante la bassa copertura spaziale è possibile evidenziare che la percentuale di celle in buono stato è sempre molto elevata, per tutti gli analiti e in tutti e tre gli anni di monitoraggio. In particolare, i metalli mostrano mediamente una percentuale di celle in buono stato intorno al 90% nel triennio 2018-2020; gli ftalati passano dal 100% di celle in buono stato nel 2018 all’80% negli anni 2019 e 2020; per le restanti categorie di contaminanti quali BTEX, IPA, HOCs, fenoli e pesticidi, il 100% delle celle coperte da dati risultano essere in buono stato per tutto il triennio.
- Sedimenti
Per la matrice Sedimenti la copertura spaziale varia sensibilmente all’interno del triennio quando ai dati di monitoraggio annuale delle Agenzie si aggiungono i dati del monitoraggio triennale eseguito da ISPRA (Figure 1 e 2). Nel 2019 viene quindi raggiunta la copertura spaziale dell’81% della Sottoregione, mentre per l’anno 2018 e per il 2020 viene raggiunto rispettivamente il 27% e il 19%. Tuttavia, per il 2019 solo il 48% delle celle si trova in stato buono, evidenziando superamenti degli SQA dei metalli in gran parte della Sottoregione monitorata. Negli anni 2018 e 2020 la copertura spaziale è insufficiente per esprimere un giudizio di qualità sullo stato ambientale dell’intera area, ma si può osservare che prevale lo stato buono nella maggioranza delle celle investigate (91% delle celle nel 2018 e 62% delle celle nel 2020).
Per gli IPA e gli HOCs la copertura spaziale nel triennio è analoga a quella dei metalli (27%, 81% e 19% rispettivamente per gli anni 2018, 2019 e 2020) e la percentuale di celle in stato buono è sempre molto alta: nel 2018 il 91%, nel 2019 il 94% di celle per gli HOCs e il 98% di celle per gli IPA, nel 2020 l’87% per gli HOCs e il 94% per gli IPA (Fig. 3 e 4). L’unica annualità per cui è possibile esprimere un giudizio per IPA e HOC è il 2019.
I dati sui TBT presentano una copertura spaziale dell’area inferiore agli altri contaminanti (12%, 68% e 7% rispettivamente per gli anni 2018, 2019 e 2020). Per il 2019, anno con una soddisfacente copertura spaziale, si rileva il 100% di celle in stato buono. Malgrado la bassa copertura, anche gli anni 2018 e 2020 hanno un’elevata porzione di celle in buono stato (90% nel 2018 e 100% nel 2020).
- Biota
Ai fini della valutazione dello stato di qualità dell’ambiente marino, i dati raccolti per le specie appartenenti ai gruppi funzionali dei Demersal Fish, e agli habitat Littoral Rock, Littoral Sediment e Shelf Sublittoral Mixed Sediment (nello specifico Crostacei), sono stati confrontati con gli SQA stabiliti dal D.Lgs. 172/2015 per Mercurio, HOCs, PBDE e PFOS e IPA. Inoltre, ai fini della tutela della salute umana, nei prodotti della pesca è stata valutata anche la confrontabilità con i limiti imposti dal Regolamento UE 1881/2006 e successive modifiche.
Relativamente al gruppo funzionale dei Demersal Fish, la copertura spaziale dei dati non è ancora pienamente soddisfacente: per Mercurio e HOCs essa raggiunge valori superiori al 60% solo nel 2018, fermandosi attorno al 30% nel 2019 e nel 2020; per i PBDE è al 22% nel 2018 e al 6% negli anni successivi; per il PFOS è del tutto nulla nel 2018 e arriva solo al 30% nei due anni successivi. Non è dunque possibile esprimere un giudizio relativamente alla contaminazione da PBDE e PFOS, malgrado si evidenzi che la percentuale di celle in buono stato è del 75% per i PBDE nel 2018 (non giudicabili gli anni successivi) e del 100% per i PFOS nel 2019 e nel 2020 (non giudicabile il 2018).
Per quanto riguarda gli HOCs, il 2018 rivela un buono stato ambientale in quanto il 92% delle celle è in stato buono. Negli anni successivi il 100% delle celle risulta in stato buono ma la copertura del 30% impedisce di esprimere un giudizio per l’intera Sottoregione.
I dati sul Mercurio nel 2018 rivelano uno stato ambientale con delle criticità (solo il 9% delle celle è in buono stato), situazione confermata nel 2019 e nel 2020 nonostante la copertura spaziale insufficiente in questi anni.
Per gli habitat Littoral Rock, Littoral Sediment e Shelf Sublittoral Mixed Sediment la copertura spaziale dei dati di IPA e Diossine è molto bassa (tra 0 e 4% per Littoral Sediment e Shelf Sublittoral Mixed Sediment, tra 1 e 14% per Littoral Rock). Tuttavia, tra i pochi dati a disposizione, non si evidenziano celle in cattivo stato né per IPA né per Diossine in tutti e tre gli habitat.
Dal punto di vista della tutela della salute umana, secondo quanto stabilito dal Regolamento UE 1881/2006, i dati rivelano in generale un rispetto dei valori soglia normativi e uno stato ambientale buono (Figure 5 e 6). Come si può vedere, la copertura spaziale dei dati è più che soddisfacente (72% nel 2018 e nel 2020, 61% nel 2019), e il 100% delle celle sono in stato buono. Per gli altri Metalli, Piombo e Cadmio, la copertura spaziale per i dati su muscolo di pesce e crostacei è insufficiente (nulla nel 2018, 11% nel 2019, 17% nel 2020); nonostante ciò, la maggior parte delle celle coperte da dati sono in buono stato. I dati di Piombo e Cadmio nei Molluschi (punto 3.1.7 e 3.2.10 del Regolamento 1881/2006) garantiscono invece una copertura spaziale del 61% in tutto il triennio e rivelano uno stato buono nel 100% delle celle. Anche la presenza di IPA nei Molluschi (punto 6.1.6 del Regolamento) è al di sotto dei limiti e il 100% delle celle risulta in buono stato, malgrado la copertura spaziale non proprio soddisfacente (39-44% per il Benzo(a)pirene, 33-39% per la somma Benzo(a)pirene, Crisene, Benzo(a)antracene e Benzo(b)fluorantene) (Figure 7 e 8). Per Diossine, Furani, PCB diossina-simili e non-diossina-simili, i dati raccolti su muscolo di pesce e prodotti della pesca (punto 5.3 del Regolamento) mostrano il 100% di celle in stato buono. La copertura spaziale dei dati nel triennio non supera però il 50% dell’area della Sottoregione (22-39% per la somma di PCDD e PCDF, 22-44% per la somma di PCDD, PCDF e PCB-DL, 44-50% per la somma di 6 PCB-NDL).

MRU Sottoregione Mar Mediterraneo occidentale (WMS)
- Acqua
La copertura spaziale dei dati di contaminazione, derivante dal monitoraggio ARPA nel 2018, 2019 e 2020 non è sufficiente da consentire un giudizio sullo stato ambientale (percentuale di copertura compresa tra 1%, per PFOS e farmaceutici, e 21% per i composti organici come IPA e HOCs). In ogni caso la percentuale di celle in buono stato è pressoché pari a 100% per tutti e tre gli anni di indagine.
- Sedimenti
Considerando la matrice Sedimento, la percentuale di copertura nel triennio in esame non è sufficiente per esprimere un giudizio sullo stato ambientale (percentuale intorno al 10% per tutte le categorie di contaminanti); tuttavia ad eccezione di qualche sporadico superamento la quasi totalità delle celle sono in buono stato.
Le Figure da 9 a 12, a titolo di esempio, mostrano la situazione per le categorie di HOCs e IPA nei tre anni (2018-2020) per la sottoregione in esame. Sebbene la copertura sia limitata e i programmi di monitoraggio non siano ancora in fase di regime, si può osservare che nel 2020 per nessuna categoria ci sono celle con superamenti.
- Biota
Relativamente al gruppo funzionale dei Demersal Fish, la copertura spaziale dei dati è piuttosto limitata in tutto il triennio tanto da non permettere un giudizio. Bisogna evidenziare, in ogni caso, che per il parametro Mercurio si riscontrano diverse criticità, poiché la maggior parte delle celle risultano superiori ai valori soglia e nel 2019 non si riscontrano celle in buono stato. Per le altre categorie si osservano quasi sempre celle in buono stato.
Per gli habitat Littoral Rock si hanno pochissimi dati che portano ad una copertura compresa tra lo 0 e 0,3% per tutto il triennio. Mentre per gli habitat Littoral Sediment e Shelf Sublittoral Mixed Sediment non sono presenti dati.
Dal punto di vista della tutela della salute umana, secondo quanto stabilito dal Regolamento UE 1881/2006, i dati rivelano in generale un rispetto dei valori soglia normativi e uno stato ambientale buono, sebbene la copertura spaziale sia abbastanza limitata. Come si può vedere nelle Figure 13 e 14, sebbene la copertura spaziale dei dati relativi al Piombo non superi il 20%, la totalità delle celle monitorate è in stato buono. Per gli altri Metalli la copertura spaziale è analoga, e anche per questi la maggior parte delle celle monitorate è in buono stato. Anche per gli IPA la copertura spaziale è insufficiente (tra il 7 e il 15% circa) nei molluschi (punto 6.1.6 del Regolamento) e il 100% delle celle monitorate risulta in buono stato. Per Diossine, Furani, PCB diossina-simili e non-diossina-simili, i dati raccolti su muscolo di pesce e prodotti della pesca (punto 5.3 del Regolamento) mostrano il 100% di celle in stato buono. La copertura spaziale dei dati nel triennio non supera però il 20% (Figure da 15 a 18).

MRU Sottoregione Mar Ionio e Mediterraneo centrale (ICMS)
- Acque
La copertura spaziale, nel triennio 2018-2020, raggiunge al massimo un valore del 15%. Sebbene si tratti di una copertura insufficiente per esprimere un giudizio di qualità sull’intera sottoregione, è possibile rilevare, per la maggior parte delle categorie di contaminanti monitorate, valori dei relativi indici di contaminazione integrata inferiori ai valori soglia previsti. Nello specifico, nel 2018 il 100% delle celle monitorate mostra uno stato ambientale “buono”, mentre nel 2019 e nel 2020 solo per la classe dei metalli scendono rispettivamente all’85% e al 92%.
- Sedimenti
Per i Sedimenti, solo nel 2020 si riesce a raggiungere una copertura spaziale soddisfacente (47%) integrando i dati del monitoraggio delle ARPA con la campagna di monitoraggio ISPRA estesa alle aree oltre le 12 miglia dalla linea di base, mentre per il 2018 e 2019 sono disponibili solo i dati delle ARPA con una copertura spaziale di poco superiore al 10%.
Per quanto concerne la categoria Metalli (Figure 19,20), l’andamento temporale del triennio registra un apparente peggioramento dello stato di qualità in quanto bisogna considerare la maggior copertura spaziale raggiunta nel 2020 che ha permesso di monitorare zone che negli anni precedenti non erano state valutate.
I composti organo-stannici presentano un’elevata percentuale di celle in buono stato ambientale, sia nel 2020, intorno al 90% (a fronte di una copertura spaziale del 47%), sia negli anni 2018 e 2019 pari al 100%, a fronte di una copertura spaziale nettamente inferiore (pari al 10%). Anche gli idrocarburi policiclici aromatici pur presentando nel corso del triennio una limitata copertura spaziale, rilevano un’elevata percentuale di celle in buono stato ambientale.
Per i composti organici alogenati (Figure .21,22) i valori dell’indice di contaminazione è sempre inferiore al valore soglia nei tre anni di monitoraggio.
- Biota
La copertura spaziale relativa al gruppo funzionale Demersal Fish è limitata nel corso del triennio, compresa tra il 10 e il 20%. Per il mercurio si evidenzia un superamento dell’SQA in molti campioni analizzati mentre per i composti organo-alogenati si registrano valori indicizzati inferiori al valore soglia per tutti i campioni nell’arco dei tre anni. I PFOS sono stati analizzati solo nel 2019 e nel 2020 e mostrano valori indicizzati inferiori al valore soglia, mentre per i PBDE non ci sono dati disponibili.
I dati relativi agli IPA, rilevati nei crostacei e nelle specie che popolano il Littoral Rock, mostrano una limitata copertura spaziale (<10%) ma valori dell’indice sempre inferiori ai valori soglia.
Dal punto di vista della tutela della salute umana, i dati relativi al Mercurio, così come quelli relativi a Cadmio e Piombo, mostrano livelli sempre inferiori ai tenori massimi previsti per questi metalli dal Regolamento 1881/2006, con una copertura spaziale che oscilla tra il 15 e il 30% nei tre anni (Figure 23,24). Occorre tuttavia specificare che la relativa copertura spaziale è ancora estremamente limitata per le varie tipologie di pescato analizzate (Littoral Fish, Crostacei e Molluschi) anche se in aumento nell’arco del triennio. Per gli idrocarburi policiclici aromatici si rileva una copertura spaziale estremamente limitata, con concentrazioni inferiori al valore soglia. Stesso discorso per diossine (somma di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF)) e Policlorobifenili, la cui copertura spaziale è al massimo intorno al 16% limitatamente all’ultimo anno del triennio, ma valori risultano sempre inferiori ai rispettivi tenori massimi previsti.
Allegati: 
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