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EVENTI ALLUVIONALI

Immagine abstract
Abstract: 
Il 2018 è stato contrassegnato da diciannove eventi parossistici caratterizzati da elevati quantitativi di piogge concentratesi spesso nell’arco di una giornata, che hanno causato fenomeni di "flash flood” (alluvioni improvvise), sia in ambito urbanizzato sia in ambito rurale. Notevoli danni al patrimonio forestale sono anche stati estesamente causati dai forti colpi di vento della tempesta Vaia, che ha interessato il centro-nord Italia alla fine di ottobre. Per il resto, rotture arginali, esondazioni, fenomeni erosivi, fenomeni di sovralluvionamento, frane, mareggiate costiere hanno da sempre interessato un territorio fragile e contraddistinto da dinamiche attive per proprietà endemiche come quello italiano, che mostra per questo un’elevata propensione al dissesto. Negli ultimi decenni, tuttavia, a questa componente naturale si vanno a sovrapporre gli effetti dovuti sia alla trasformazione che il territorio urbanizzato ha progressivamente subito, sia alle modificazioni che il clima sta mostrando a scala globale, che in Italia si traducono nell’aumento delle temperature, nella contrazione complessiva delle precipitazioni e nella loro anomala distribuzione entro intervalli di tempo estremamente ristretti. Gli effetti delle modificazioni del clima sembrano confermarsi anche per il 2018 caratterizzato da un’elevata estremizzazione degli eventi, soprattutto per quanto riguarda quelli di tipo alluvionali. L’indicatore, oltre al principale obiettivo di catalogazione degli eventi, può offrire un contributo all’esame dell’effetto combinato di fenomeni naturali e modificazioni climatiche e/o territoriali, in parte legate anche alle attività antropiche, per i quali l’effetto risulta ad oggi piuttosto problematico quantificare le relative componenti.
Descrizione: 
L'indicatore fornisce informazioni sugli eventi alluvionali originati da fenomeni meteorici rilevanti occorsi sull’intero territorio nazionale e ne definisce i più importanti effetti economici. I dati, tratti da rapporti tecnici ISPRA e/o report tecnici delle ARPA e dei Centri Funzionali di Protezione civile e da decreti e delibere in ambito sia nazionale sia locale, nel dettaglio riguardano il numero di vittime e l'entità delle risorse necessarie al ripristino dei danni e/o alla mitigazione del rischio (anni 1951 - 2018); per il periodo che va dal 2002 ad oggi, sono fornite informazioni anche sui caratteri pluviometrici degli eventi (durata delle precipitazioni, massima precipitazione nelle 24h, cumulata totale evento), sul tipo dei fenomeni di dissesto e sui principali effetti al suolo e infine sui provvedimenti d'urgenza adottati per fronteggiare l'evento o per mitigarne gli effetti.
Scopo: 
Fornire, nell'ambito dei dissesti idrogeologici a scala nazionale, un archivio aggiornato degli eventi alluvionali, determinati da fenomeni meteorici intensi, evidenziando il loro impatto sul territorio in termini di danni economici e alle persone, anche al fine di una valutazione delle eventuali modificazioni climatiche in corso.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
L. 183/89
L. 267/98
Direttiva 2007/60/CE
Direttiva 2000/60/CE
Obiettivi fissati dalla normativa: 
La normativa è finalizzata alla mitigazione dell'impatto delle alluvioni sul territorio. I principali riferimenti normativi nazionali in materia di "alluvioni" sono la L. 183/89 e il D.L. 180/98 (convertito in L. 267/98) e s.m.i.. A livello europeo, i riferimenti fondamentali sono la Direttiva 2000/60 per la protezione delle acque superficiali, di transizione, costiere e sotterranee per una migliore mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità e, successivamente, la Direttiva 2007/60/CE per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni.
Al verificarsi di un evento, inoltre, viene dichiarato lo stato d'emergenza con DPCM cui seguono eventuali ordinanze per lo stanziamento dei fondi, sia per la prima urgenza che per interventi di risanamento definitivo dei danni.
DPSIR: 
Impatto, Pressione
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
AA.VV. (1969) - L'evento alluvionale del novembre 1966. Ministero dei lavori pubblici, Ministero dell'agricoltura e delle foreste, Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo. Art. 14 della legge 27-7-1967 n. 632. Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 193 pp.
Benedini M., Gisotti G. (2000) - Il dissesto idrogeologico. Previsione, prevenzione e mitigazione del rischio, Scienze e Tecnica,. Carocci ed., Roma.
Cardinali M., Cipolla F., Guzzetti F., Lolli O., Pagliacci S., Reichenbach P., Sebastiani C. & Tonelli G. (1998) - Catalogo delle informazioni sulle località italiane colpite da frane e da inondazioni. Progetto AVI, CNR-GNDCI Pubblicazione n. 1799. 2 Volumi.
Crescenti U. (2003) – Il dissesto idrogeologico in Italia. Scienza e Tecnica, SIPS, anno LXVI – n. 393, maggio 2003, pp. 1-9.
CSFM (1984) – L’alluvione del fiume Taro nel novembre 1982. In Convegno sul dissesto territoriale del novembre 1982 nelle Valli del Taro e del Ceno, Atti del Convegno. Centro Studi per la Flora Mediterranea, Borgo Val di Taro (PR).
FlaNET (1999) – ASEVA. Archivio Storico degli EVenti di carattere Ambientale. A cura della Fondazione Lombardia per l'Ambiente, Milano.
Guha-Sapir D., Below R., Hoyois Ph. (2009) - EM-DAT: The CRED/OFDA International Disaster Database – www.emdat.be – Université Catholique de Louvain – Brussels – Belgium.
Guzzetti F. & Tonelli G. (2004) Information system on hydrological and geomorphological catastrophes in Italy (SICI): a tool for managing landslide and flood hazards. Natural Hazards and Earth System Sciences, Vol. 4:2, 213-232.
Il Giornale della Protezione Civile (Quotidiano on-line, articoli vari).
ISPRA (2019) - Gli indicatori del clima in Italia nel 2018. Rapporto Stato dell'Ambiente, 88/2019.
Leggi, Decreti, Ordinanze dello Stato e delle Regioni.
POLARIS Project (2018) – Rapporto Periodico sul Rischio posto alla Popolazione Italiana da Frane e Inondazioni, pubblicato dall’IRPI (CNR).
Rapporti Tecnici vari pubblicati a cura degli Enti Pubblici (Regioni, Comuni, ARPA)
Siti internet di testate giornalistiche sia nazionali che locali.

Limitazioni: 
La significatività dell'indicatore è limitata all'impatto socio-economico dell'evento alluvionale, mentre non vengono analizzate in questa sede le cause che lo determinano oltre il fenomeno meteorico. Tale parametro potrebbe essere qualitativamente incrementato disponendo di informazioni, ad esempio sull'influenza esercitata dall'azione antropica in termini di fattori predisponenti al dissesto e di amplificazione dei danni. Con la finalità di ridurre tale tipo di limitazione è stata inserita nella Tabella 3 una colonna con la descrizione degli effetti al suolo relativi all'evento alluvionale, che però necessita di un’estesa serie storica per poter fornire dati confrontabili e valutabili.
Ulteriori azioni: 
Le limitazioni esposte si riducono progressivamente con la disponibilità, nel tempo, di dati più dettagliati sulla serie storica, anche in considerazione del crescere del numero di anni di osservazione. La situazione potrebbe ulteriormente migliorare in futuro con l'acquisizione di indicazioni per le cause del fenomeno, ovvero, ancora per l'influenza esercitata dal fattore antropico sui danni in base a un approccio multidisciplinare, in riferimento a quanto definito nella sezione relativa alle limitazioni dell'indicatore. Questa ulteriore azione necessita del coinvolgimento diretto delle strutture locali attualmente fonte dei dati (ARPA, Regioni; Comuni, Province ecc.) o di Enti a vario titolo interessati alla loro raccolta e analisi.
Frequenza rilevazione dati: 
Continua
Accessibilità dei dati di base: 
Utilizzati i dati idrometeorologici rilevati dalle ARPA e/o dai Centri Funzionali delle Regioni; utilizzati i dati ed i riferimenti pubblicati in Delibere, Ordinanze e Decreti (a livello nazionale e regionale).
Fonte dei dati di base: 
Amministrazioni locali
APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici)
ARPA Piemonte
ARPA/APPA (Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente)
ARPACAL (Arpa Calabria)
ARPAE (Arpa Emilia-Romagna)
ARPAS (Arpa Sardegna)
ARPAT (Arpa Toscana)
ARPAV (Arpa Veneto)
Bollettini Ufficiali
BUR (Bollettini Ufficiali Regionali)
Centri Funzionali di Protezione Civile
CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche)
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
ISPRA/ARPA/APPA
ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)
LAMMA (Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile)
MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali)
OSMER-FVG (Osservatorio Meteorologico Regionale e Gestione Rischi Naturali del Friuli-Venezia-Giulia)
Protezione Civile
Province
Regioni
Unità di misura: 
Euro (€), Millimetro (mm), mm/24h, Numero (n.), Ora (h)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Dopo aver raccolto e rappresentato nelle varie tabelle i dati relativi ai caratteri generali degli eventi, in una successiva fase, per ogni singolo anno è stata calcolata la somma delle vittime ed effettuata una stima dei danni prodotti dagli eventi a scala nazionale. Al fine di renderli confrontabili per anni differenti e fornire un riferimento rispetto all'economia nazionale, i danni sono stati rapportati al valore del PIL (su base ISTAT) dell'anno in cui gli eventi si sono verificati. Si evidenzia che, per il calcolo danno/PIL, nei casi in cui non è stato possibile reperire informazioni in merito alla stima dei danni, viene riportata la cifra riferita ai fondi stanziati.
Core set: 
EEA - CSI
SDGs Indicators
Tipo rappresentazione: 
Grafico
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale
Copertura temporale: 
1951- 2018
I dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono documentati e di qualità nota. L'indicatore, semplice e facile da interpretare, risulta comparabile nel tempo e nello spazio.
Stato: 
Non definibile
Trend: 
Non definibile
Descrizione dello stato e trend: 
Lo stato del fenomeno risulta dai dati forniti. Tuttavia, in mancanza di parametri oggettivi di riferimento, la valutazione dello stesso non è definibile.
La serie mostra, tranne alcune eccezioni, una generale diminuzione dei danni raffrontati al PIL sino al 2001. Tale cambiamento, oltre che a un miglior sviluppo degli interventi di mitigazione del rischio, potrebbe essere attribuibile anche a una naturale variazione periodica dell’intensità e della durata dei fenomeni. Tale tendenza sembrerebbe, invece, non avere una continuità nel periodo 2008-2018, in cui il valore medio relativo al rapporto danno/ PIL presenta delle modeste oscillazioni; da tali osservazioni si deduce che, il biennio 2016-2017 sembra indicare un’anomalia negativa rispetto agli ultimi 5-6 anni precedenti. Questo dato non viene confermato per il 2018, anno in cui i valori di precipitazioni sono maggiori rispetto ai due anni precedenti. Per questo un maggior numero di eventi con effetti al suolo. Nonostante si noti una diminuzione delle vittime provocate dalle alluvioni nel tempo, se si escludono gli eventi di Sarno (1998) e Messina (2009) in cui i decessi sono stati peraltro dovuti all'evolversi di fenomeni gravitativi conseguenti all'intenso evento meteorico e di Rigopiano (2017), una valutazione del trend complessivo risulta piuttosto difficoltosa.
Commenti: 
Nelle Tabelle 1 e 2 vengono riportati esclusivamente dati relativi ai 19 principali eventi alluvionali verificatisi nel corso del 2018, con particolare riguardo ai caratteri generali dei fenomeni (periodo dell’evento, località, bacino idrografico interessato, dati pluviometrici) e agli effetti connessi (tipo di dissesto, eventuali vittime, provvedimenti legislativi adottati per la mitigazione del rischio e per il ripristino dei danni). L’andamento delle precipitazioni nel corso dell’anno è stato piuttosto altalenante e periodi molto piovosi si sono alternati ad altri piuttosto siccitosi. I mesi di marzo, maggio e ottobre sono infatti stati caratterizzati da piogge abbondanti, estese a tutto il territorio nazionale, mentre ad aprile e soprattutto a dicembre le precipitazioni sono state scarse in tutte le regioni. Nel complesso si è parzialmente attenuata la drammatica situazione di carenza idrica che aveva portato, nel 2017, all’adozione di seri provvedimenti di razionamento dei flussi idrici domestici o di prelievo forzato da bacini lacustri. Parte della stagione primaverile e di quella autunnale hanno mostrato periodi di marcata siccità; nonostante ciò, nelle altre stagioni, a conferma dei dati che negli ultimi decenni indicano una modifica delle quantità delle precipitazioni, ma anche una loro distribuzione sempre più con valori estremamente concentrati in tempi brevi (ISPRA, 2019), si sono verificati numerosi picchi con elevati valori cumulati, che hanno prodotto sia eventi di dissesto geologico-idraulici, sia geomorfologici di frana. Tra questi spicca l’evento che ha interessato alla fine di ottobre buona parte del territorio nazionale, con colpi di vento di forza inusuale per l’Italia, forti precipitazioni e forti mareggiate, causato da una profonda depressione di intensità molto elevata che può essere classificata come un piccolo ciclone mediterraneo (“tempesta Vaia”). In corrispondenza di tale evento, che ha interessato con importanti effetti al suolo la gran parte del centro-nord italiano, si sono rilevati quantitativi di precipitazioni liquide eccezionali in Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e nelle province autonome di Trento e Bolzano, con valori compresi tra i 600 e gli 800 mm cumulati in 4 giorni. Di conseguenza, alcuni bacini idrografici, come il Brenta, il Piave e il Tagliamento hanno raggiunto valori di portata record storici, mentre altri, come l’Adige hanno raggiunto livelli di piena cinquantennale. Impressionanti e notevolmente onerosi, oltre ai diffusi fenomeni di esondazioni e di dissesto geomorfologico, sono stati i danni prodotti al patrimonio boschivo dell’area dolomitica.
Alcuni degli eventi verificatisi nel 2018 hanno avuto effetti disastrosi per quanto riguarda la perdita di vite umane: il 20 agosto 10 persone sono decedute e altrettante sono state ferite in Calabria, per la piena improvvisa del torrente Raganello, verificatasi in un settore del bacino dove neanche si erano registrate precipitazioni; il 4 novembre a Casteldaccia, nella Città Metropolitana di Palermo, 9 persone hanno perso la vita in un residence, costruito in un’area a rischio idrogeologico molto elevato, per l’esondazione del torrente Milicia.
Oltre a quelli già citati, si evidenzia ancora, per i quantitativi di precipitazione cumulata (poco meno di 500 mm), la gravità e l’estensione dei dissesti dovuti agli effetti al suolo, anche l’evento che ha interessato il catanzarese tra il 2 e il 6 ottobre.
Ancora a supporto della tesi per la modificazione climatica che evidenzia il cambiamento del regime pluviometrico, si segnala come 14 eventi sui 19 censiti abbiano mostrato precipitazioni fortemente concentrate nei picchi delle 24 ore, che hanno avvicinato, raggiunto o superato la soglia dei 200mm giornalieri.
La Tabella 3 mostra una sintesi delle principali alluvioni avvenute in Italia nel 2018, in relazione alle stime dei danni rapportate al PIL dello stesso anno, con un riepilogo dei principali effetti al suolo (esondazioni, frane, rotture arginali, sormonti arginali, sifonamenti, erosioni spondali, ecc.). Per un completo confronto con i dati relativi agli anni prima del 2018 si rimanda a quanto riportato nelle precedenti edizioni dell’Annuario ma, per quanto riguarda le vittime causate dagli eventi e il danno economico rapportato al PIL, si può fare riferimento rispettivamente alle Figure 1 e 2.
Infine, la Tabella 4 mostra una sintesi dei dati relativi ai bacini imbriferi interessati, in termini di fondi stanziati e provvedimenti legislativi adottati, in forma disaggregata per le aree interessate da uno o più eventi, al fine di fornire un quadro riepilogativo a scala regionale.