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QUALITÀ DELL' ARIA AMBIENTE: PARTICOLATO (PM10)

Immagine abstract
Abstract: 
L’indicatore si basa sui dati di concentrazione di PM10 in atmosfera misurati nel corso del 2020 nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati in ISPRA nel database InfoAria, secondo quanto previsto dalla Direttiva 2008/50/CE (e dal decreto legislativo di recepimento D.Lgs. 155/2010) e dalla Decisione 2011/850/EU. Le stazioni di monitoraggio che hanno misurato e comunicato dati di PM10 sono 575. Le serie di dati con copertura temporale sufficiente per la verifica dei valori di riferimento sono 519. Sono stati registrati superamenti sia del valore limite annuale (2 stazioni pari allo 0,4% dei casi) sia del valore limite giornaliero (154 stazioni pari al 29,7% dei casi). Risultano infine superati nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio sia il valore di riferimento annuale dell’OMS (89% dei casi), sia quello giornaliero (84% dei casi).
Descrizione: 
Per materiale particolato aerodisperso si intende l’insieme delle particelle atmosferiche solide e liquide sospese in aria ambiente. Il termine PM10 identifica le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale a 10 μm. Queste sono caratterizzate da lunghi tempi di permanenza in atmosfera e possono, quindi, essere trasportate anche a grande distanza dal punto di emissione, hanno una natura chimica particolarmente complessa e variabile, sono in grado di penetrare nell’albero respiratorio umano, con effetti negativi sulla salute.
Il particolato PM10 in parte è emesso come tale direttamente dalle sorgenti in atmosfera (PM10 primario) e in parte si forma in atmosfera attraverso reazioni chimiche fra altre specie inquinanti (PM10 secondario). Il PM10 può avere sia un’origine naturale (l’erosione dei venti sulle rocce, le eruzioni vulcaniche, gli incendi spontanei) sia antropica (combustioni e altro). Tra le principali sorgenti antropiche, un importante ruolo è rappresentato dall’uso della legna nel riscaldamento civile e dal traffico veicolare. Di origine antropica sono anche molte delle sostanze gassose che contribuiscono alla formazione di PM10 secondario, come gli ossidi di zolfo e di azoto, i COV (Composti Organici Volatili) e l’ammoniaca.
L'indicatore è stato elaborato sulla base dei dati di concentrazione di PM10 in atmosfera, misurati nel corso del 2020 nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati in ISPRA nel database InfoARIA secondo quanto previsto dalla Decisione 2011/850/EU. Oltre ai parametri per un confronto con i valori limite per la protezione della salute umana stabiliti dalla normativa di riferimento (D.Lgs. 155/2010) e con i valori di riferimento stabiliti dall’OMS per la protezione della salute umana (WHO-AQG, 2006), sono stati calcolati media, 50°, 75°, 90,4°, 98° e 99° percentile e massimo dei valori medi giornalieri.
È riportata inoltre l’analisi statistica del trend delle concentrazioni di PM10 determinate dal 2013 al 2020 in 345 stazioni di monitoraggio sul territorio nazionale. Il campione è omogeneo, ovvero tutte queste stazioni hanno prodotto dati in modo continuo nel periodo, con una copertura annuale pari almeno al 75%.
Scopo: 
Fornire informazioni sullo stato della qualità dell'aria attraverso i parametri statistici calcolati a partire dai dati di concentrazione del PM10 nell'aria ambiente, la verifica del rispetto dei valori limite previsti dalla normativa e il confronto con i valori di riferimento stabiliti dall’OMS.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
Decisione 2011/850/EU – Commission Implementing Decision laying down rules for Directive 2004/107/EC and Directive 2088/50/EC of the European Parliament and of the Council as regards the reciprocal exchange of information and reporting on ambient air quality
L’obiettivo della Direttiva 2008/50/CE è quello di consentire la valutazione della qualità dell’aria su basi comuni, di ottenere informazioni sullo stato della qualità dell’aria al fine di combattere l’inquinamento atmosferico, di assicurare la disponibilità pubblica delle informazioni e promuovere la cooperazione tra gli Stati membri. Il D.Lgs. 155/2010, che recepisce a livello nazionale la direttiva citata, ha inoltre l’obiettivo di consentire a regioni e province autonome la valutazione e la gestione della qualità dell’aria ambiente. I valori limite del D.Lgs. 155/2010 rappresentano gli obiettivi di qualità dell’aria ambiente da perseguire per evitare, prevenire, ridurre effetti nocivi per la salute umana e per l’ambiente nel suo complesso. I valori di riferimento OMS rappresentano una guida da perseguire nella riduzione dell’impatto sulla salute umana dell’inquinamento atmosferico. I valori limite del particolato PM10 nell’aria ambiente definiti dalla normativa insieme ai valori di riferimento OMS sono riportati nella Tabella A.
DPSIR: 
Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
WHO global air quality guidelines. Particulate matter (PM2.5 and PM10), ozone, nitrogen dioxide, sulfur dioxide and carbon monoxide. Geneva: World Health Organization; 2021.
ISPRA, Annuario dei dati ambientali, edizioni varie
SNPA, 2020, La qualità dell'aria in Italia. Ed. 2020
Limitazioni: 
Non compilato  
Ulteriori azioni: 
Non compilato  
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
Database InfoAria- ISPRA
Fonte dei dati di base: 
Province Autonome
Regioni
SNPA (Sistema Nazionale per la protezione dell’ambiente)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L’indicatore si basa sui dati di concentrazione di PM10 in atmosfera, misurati nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati in ISPRA, nel database InfoAria secondo quanto previsto dalla Decisione 2011/850/EU. Sono stati calcolati i parametri per un confronto con i valori limite per la protezione della salute umana stabiliti dalla normativa di riferimento (D.Lgs. 155/2010) e con i valori di riferimento stabiliti dall’OMS per la protezione della salute umana. Tutti i parametri sono stati calcolati seguendo le regole europee e sono stati sottoposti a verifica da parte di Regioni/PPAA/ARPA/APPA. Per il confronto con i valori limite, giornaliero e annuale, del D.Lgs. 155/2010 e con i valori di riferimento dell’OMS (entrambi riportati nelle Figure 3 e 4) sono state utilizzate le serie di dati con una copertura temporale minima del 90% (al netto delle perdite di dati dovute alla taratura periodica o alla manutenzione ordinaria). Per la sola media annuale sono state considerate anche serie con copertura temporale minima del 14% aventi una distribuzione dei dati uniforme nel corso dell’anno seguendo i criteri specifici per il PM10 di cui all’allegato del D.Lgs. 155/2010.
L’analisi statistica del trend (2013-2020) è stata condotta con il metodo di Mann-Kendall corretto per la stagionalità. Implementare un metodo di destagionalizzazione permette di minimizzare l’effetto delle oscillazioni interannuali dovute alle differenze riscontrabili nei vari anni rispetto al ciclo stagionale medio, di evidenziare l’esistenza di una tendenza di fondo, di quantificare la sua significatività statistica e di stimare la variazione di concentrazione annuale media nel periodo di osservazione.
Le stazioni per l’analisi sono 345, e hanno prodotto dati in modo continuo nel periodo, con una copertura annuale pari almeno al 75%.
Core set: 
EEA - CSI
7EAP - Dati sull'ambiente
SDGs Indicators
Altri Core set: 
Green Deal
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale
Regionale: (20/20)
Provinciale: (107/110)
Comunale: (389/8047)

Copertura temporale: 
2013-2020
L’indicatore ha un’alta rilevanza in quanto fornisce in modo capillare informazioni sullo stato della qualità dell'aria in Italia a partire dai dati di concentrazioni nell'aria ambiente, misurati nelle reti di monitoraggio regionali con metodi di riferimento o equivalenti, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 155/2010. L’indicatore è affidabile in quanto i parametri per i confronti con i valori limite e i valori di riferimento dell’OMS sono stati calcolati per le serie di dati che rispettavano gli obiettivi di qualità previsti dal D.Lgs 155/2010 stesso.
Stato: 
Scarso
Descrizione/valutazione dello stato: 
Sono stati registrati due superamenti del valore limite annuale (pari allo 0,4% dei casi). Il valore limite giornaliero è stato superato in 154 (stazioni pari al 29,7% dei casi). Risultano infine superati nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio sia il valore di riferimento annuale dell’OMS (89% dei casi), sia quello giornaliero (84% dei casi) (Tabella 1, Figura 2 e 3).
I superamenti registrati sono concentrati nell’area del bacino padano e in alcuni aree urbane del Centro - Sud.
Trend: 
Stabile
Descrizione/valutazione del trend: 
Dall’analisi statistica condotta con il metodo di Mann-Kendall corretto per la stagionalità, emerge che nel 51% dei casi (177 stazioni di monitoraggio su 345) non è possibile individuare un trend statisticamente significativo per il PM10; un trend decrescente statisticamente significativo si osserva invece nel 43% dei casi (148 stazioni di monitoraggio su 345, con variazione annuale media stimata: -0,7 µg/m³y [-1,7 µg/m³y ÷ -0,2 µg/m³y]) (Tabella 4, Figure 4 e 5).
Sulla porzione di campione considerato per il quale è stato individuato un trend decrescente statisticamente significativo, si osserva una riduzione media annuale del 2,4% (-8,5% ÷ -1,1%).
Variabili: 
PM10: Valore medio annuo
PM10: Giorni di superamento di 50 µg/m³
Commenti: 
Le stazioni di monitoraggio che hanno misurato e comunicato dati di PM10 sono 575. Di queste, 519 (90% del totale) hanno copertura temporale minima del 90% (al netto delle perdite di dati dovute alla taratura periodica o alla manutenzione ordinaria). Tutte le regioni sono rappresentate (Tabella 1). La classificazione delle stazioni di monitoraggio di PM10 secondo i criteri di ubicazione su macroscala previsti dalla normativa è rappresentata in Figura 1.
I superamenti del valore limite giornaliero hanno interessato 33 zone su 81 distribuite in 11 regioni, mentre i superamenti del valore limite annuale hanno interessato 4 zone su 81 distribuite in 2 regioni (Tabella 2 e Tabella 3).