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BENI CULTURALI ESPOSTI A FRANE E ALLUVIONI

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Abstract: 
I beni culturali a rischio frane sono 36.738, dei quali 11.833 sono ubicati in aree a pericolosità elevata P3 e molto elevata P4. I beni culturali a rischio alluvioni sono 39.472 nello scenario di pericolosità idraulica bassa P1, di cui 30.825 nello scenario di pericolosità idraulica media P2.
Descrizione: 
L'indicatore fornisce informazioni sui beni culturali a rischio idrogeologico sul territorio nazionale. La stima è stata effettuata utilizzando come dati di input: a) i beni architettonici, monumentali e archeologici della banca dati VIR - Vincoli In Rete (versione banca dati del 02/09/2019) curata dall’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro); b) la mosaicatura nazionale ISPRA (v. 3.0 - dicembre 2017) delle aree a pericolosità da frana dei Piani di Assetto Idrogeologico – PAI armonizzata in 5 classi (pericolosità molto elevata P4, elevata P3, media P2, moderata P1 e delle aree di attenzione AA); c) la mosaicatura nazionale ISPRA (v. 4.0 - dicembre 2017) delle aree a pericolosità idraulica elevata P3 con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti), a pericolosità media P2 con tempi di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti) e a pericolosità P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi) (D.Lgs. 49/2010 di recepimento della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE), perimetrate dalle Autorità di Bacino Distrettuali.
Le aree a pericolosità da frana dei PAI includono, oltre alle frane già verificatesi, anche le zone di possibile evoluzione dei fenomeni e le zone potenzialmente suscettibili a nuovi fenomeni franosi.
Scopo: 
Fornire un quadro dei beni culturali a rischio frane e alluvioni in Italia.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Riferimenti normativi: 
D. Lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale”, D.L. 180/98 “Decreto Sarno” convertito in Legge 267/1998, DPCM del 29/09/98 (Atto di indirizzo e coordinamento), L. 365/00 “Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore di zone colpite da calamità naturali”.
Obiettivi fissati dalla normativa: 
Raccolta, elaborazione, archiviazione e diffusione dei dati in materia di difesa del suolo e di dissesto idrogeologico riferita all'intero territorio nazionale (art. 55 del D. Lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale”).
DPSIR: 
Impatto, Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Trigila A., Iadanza C., Bussettini M., Lastoria B. (2018) Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio. Edizione 2018. ISPRA, Rapporti 287/2018 (ISBN 978-88-448-0901-0)
Limitazioni: 
-
Ulteriori azioni: 
-
Frequenza rilevazione dati: 
Pluriennale
Accessibilità dei dati di base: 
I beni architettonici, monumentali e archeologici derivano dalla banca dati VIR - Vincoli In Rete curata dall’ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro) (http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/vir/utente/login).
Le mosaicature nazionali della pericolosità da frana e idraulica, elaborate da ISPRA, sono pubblicate su http://www.geoviewer.isprambiente.it/ e http://portalesgi.isprambiente.it/
Fonte dei dati di base: 
Autorità di Bacino Distrettuali
ISCR (Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro)
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Unità di misura: 
Numero (n.), Percentuale (%)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
La stima del rischio è stata effettuata intersecando, in ambiente GIS, i punti dei Beni Culturali VIR – ISCR bufferizzati a 30 m, per approssimare le dimensioni fisiche dei Beni, con le mosaicature delle aree a pericolosità da frana dei PAI e delle aree a pericolosità idraulica (D.Lgs. 49/2010). La vulnerabilità, che rappresenta il grado di danno dell'elemento a rischio nel corso di un evento (compresa tra 0 = nessun danno e 1 = perdita totale), è stata posta cautelativamente pari a 1. Una valutazione della stessa richiederebbe, oltre alla conoscenza della magnitudo dei fenomeni, una schedatura specifica della vulnerabilità da frana e idraulica del singolo bene esposto.
Core set: 
Non compilato  
Tipo rappresentazione: 
Mappa
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale, regionale, provinciale, comunale
Copertura temporale: 
2019
L’indicatore, che fornisce una base per confronti a livello internazionale, risponde alla domanda di informazione riguardante i beni culturali esposti a frane e alluvioni in Italia. La comparabilità nello spazio è ottima in quanto la metodologia è standardizzata.
Stato: 
Non definibile
Trend: 
Non definibile
Descrizione dello stato e trend: 
I beni culturali a rischio frane sono 36.738, dei quali 11.833 sono ubicati in aree a pericolosità elevata P3 e molto elevata P4. I beni culturali a rischio alluvioni sono 39.472 nello scenario di pericolosità idraulica bassa P1, di cui 30.825 nello scenario di pericolosità idraulica media P2.
Non è possibile effettuare una valutazione dello stato in quanto non sono disponibili valori di riferimento per i parametri osservati.
Non è possibile definire un trend, in quanto le variazioni del numero di beni culturali a rischio frane e alluvioni, rispetto alle precedenti edizioni dell’Annuario, sono legate all’integrazione/revisione della banca dati dei beni culturali VIR - Vincoli In Rete (ISCR) e all’integrazione/revisione delle mappature delle aree a pericolosità da frana e idraulica (Autorità di Bacino Distrettuali), più che all’aggiornamento delle suddette mappe con gli eventi recenti.

Commenti: 
I beni culturali a rischio frane in Italia sono 36.738 pari al 17,9% del totale (Tabella 1). Se si considerano le classi di pericolosità elevata P3 e molto elevata P4 i beni culturali esposti sono 11.833, pari al 5,8%.
Se si considerano le classi di pericolosità elevata P3 e molto elevata P4 i beni culturali esposti sono 11.833, pari al 5,8%.
I beni culturali a rischio alluvioni in Italia sono 13.690 (6,7% del totale) nello scenario di pericolosità idraulica elevata P3, 30.825 (15%) nello scenario di pericolosità idraulica media P2 (Tabella 2) e 39.472 (19,2%) nello scenario di pericolosità bassa P1. Lo scenario P1, che rappresenta lo scenario massimo atteso ovvero la massima estensione delle aree inondabili in Italia, contiene gli scenari P3 e P2, al netto di alcune eccezioni. I dati dei beni culturali a rischio relativi ai tre scenari non vanno quindi sommati.
Il numero più elevato di beni culturali a rischio frane in aree a pericolosità P3 e P4 si registra in Toscana, Marche, Emilia-Romagna, Campania, Lazio e Liguria (Figura 1). Il numero più elevato di beni culturali a rischio alluvioni nello scenario P2 si rileva in Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Liguria (Figura 2).