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INVASI ARTIFICIALI

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Abstract: 
A dicembre 2020 il numero totale di grandi dighe risulta pari a 532; per le piccole dighe sono state raccolte informazioni su 26.288 invasi, 242 invasi in più rispetto allo scorso anno. Per le grandi dighe l’informazione è completa a livello nazionale; nel caso delle piccole dighe, viceversa, la stima per il 2021 interessa 17 regioni e per 13 di esse si hanno anche le coordinate geografiche degli invasi (anche se talora solo parzialmente).
Descrizione: 
L'indicatore fornisce le informazioni riguardanti il numero, la localizzazione geografica, le dimensioni e lo stato di esercizio delle grandi e piccole dighe.
Le grandi dighe, definite dalla Legge 21 ottobre 1994 n. 584 e successiva Circ. Ministero LL.PP. 482/1995, sono sbarramenti di altezza e volume rispettivamente superiori a 15 m e 1.000.000 m3, per valori inferiori o uguali a una di queste grandezze si parla di piccole dighe. Per le grandi dighe, il fornitore del dato è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche (DG Dighe). Per le piccole dighe la competenza generalmente è attribuita alle singole regioni, ad eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano.
Per quanto riguarda le grandi dighe e le opere complementari, attualmente la DG Dighe provvede, tra i diversi compiti, all’archiviazione informatica dei dati tecnico-amministrativi nel Registro Italiano delle Dighe (RID). Nel caso delle piccole dighe, invece, in molti casi le regioni non hanno provveduto alla realizzazione delle banche dati, anche per il mancato adeguamento alle normative con opportuni strumenti legislativi.
In merito alle cause di rischio ambientale cui è sottoposta un’area per la presenza di un’opera di sbarramento e di un invaso, si individuano duplici condizioni ovvero il sussistere di eventi naturali catastrofici quali pioggia, frane e terremoti, ed eventi strutturali/artificiali quali il collasso dell’opera o l’apertura degli scarichi. Viceversa, nel caso delle piene naturali, le grandi dighe possono costituire uno strumento di controllo delle inondazioni a valle attraverso Piani di laminazione. Sempre per le grandi dighe, inoltre, la DG Dighe e il Concessionario, per ogni evento sismico di magnitudo ≥4, attivano procedure per la verifica delle condizioni di sicurezza delle dighe che ricadono in zona epicentrale o per le quali vengano segnalati danni intercorsi a seguito degli scuotimenti.
Per le piccole dighe le regioni stanno procedendo, con tempi e modalità differenti, all’emanazione di leggi e norme per la classificazione degli invasi in categorie (es. I, II o A, B ecc.) e per la definizione del rischio globale connesso ad esse.
Nel “Metodo per la determinazione del rischio potenziale dei piccoli invasi esistenti" proposto dal Dipartimento della Protezione Civile (Nota P.C.M. - Dip. Prot. Civile 30 luglio 1991, n. prev. 2554 gen. 804), il fattore globale di rischio R viene ottenuto come prodotto di tre fattori (R=AxBxC) definiti come segue:
- Fattore A (valutazione di rischio “Ambientale”), valutabile in rapporto a: rischio sismico, rischio frane, rischio di tracimazione, rischio legato alle modalità di esercizio (ciclicità di svuotamento);
- Fattore B (valutazione di rischio “Strutturale”), valutabile in rapporto a: stato di conservazione della struttura/sicurezza della struttura, funzionalità della tenuta, qualità della fondazione, funzionalità degli organi di scarico, affidabilità della conduzione;
- Fattore C (valutazione del rischio “Potenziale”), valutabile in rapporto a: densità di edificazione e presenza di insediamenti significativi (per finalità di protezione civile, per quantità di popolazione, per valore).
Solo in alcune regioni sono state adottate categorie di rischio legate agli studi idraulici a valle delle dighe, nonché allo stato di manutenzione delle opere e alla vulnerabilità alle frane dell’invaso, o è stato reso obbligatorio corredare i progetti con documenti di Dam-Break (Provincia di Bolzano), ovvero lo studio in termini di aree di allagamento e di trasporto solido nel caso di collasso di una diga.
Scopo: 
Lo scopo è l’individuazione e la catalogazione degli invasi artificiali e della loro distribuzione sul territorio nazionale.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È semplice, facile da interpretare
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
La normativa nazionale vigente (DPR 1363/59 e Disposizioni successive emanate a integrazione del Regolamento medesimo: Circolare Min. LL.PP. 28 agosto 1986, n. 1125; Circolare Min. LL.PP. 4 dicembre 1987, n. 352; Legge 21 ottobre 1994, n. 584; Circolare P.C.M. 13 dicembre 1995, n. DSTN/2/22806; D.Min. LL.PP. 24/3/82; L. 183/89; DL 507/94 conv. L 584/94; L 139/04; D.L.152/06; D.M. 14 gennaio 2008, D.M. II.TT. 26 giugno 2014) disciplina le norme tecniche per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento, definisce il regolamento per la loro gestione, fornisce le disposizioni attuative e definisce le competenze in materia di grandi e piccole dighe; individua, inoltre, gli interventi urgenti per la messa in sicurezza delle grandi dighe in conseguenza della variata legislazione nazionale in materia di rischio sismico (L. 64/74, L 139/04, OPCM 3519 28 aprile 2006) e detta gli indirizzi operativi per l'organizzazione e la gestione delle condizioni di criticità idrogeologica e idraulica (DPCM 27/02/2004, Direttiva P.C.M. 8 luglio 2014).
Non sono da ritenersi soggetti alla normativa sulle dighe i serbatoi o invasi interrati o pensili, perché manca l’opera di sbarramento. Sono pure escluse tutte le opere di sbarramento che determinano invasi adibiti esclusivamente a deposito o decantazione o lavaggio di residui industriali che, come stabilito dalla L. 584/94, erano di competenza dell’allora Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato oggi MiSE.
In materia di sicurezza sismica sono state emanate diverse circolari (Circolare DG Dighe 27 settembre 2017, n.21530; Circolare DG Dighe n. 25157 del 8 novembre 2017, Circolare della D.G. Dighe 18 marzo 2019 n. 6660, Circolare della D.G. Dighe 3 luglio 2019 n. 16790) che forniscono indicazioni riguardo metodologie e contenuti per la valutazione della pericolosità sismica in corrispondenza di uno sbarramento, e aggiornano le procedure dei controlli straordinari a seguito di eventi sismici.
In materia di piccole dighe, l’art.1 della legge 584/94 (e successivo D.Lgs. 112/98) stabilisce che rientrano nelle competenze delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano gli adempimenti di cui al D.P.R. n.1363/59, ovvero gli sbarramenti che non superano i 15 metri di altezza e che determinano un invaso non superiore a 1.000.000 metri cubi. La Legge n. 584/1994, all’art. 2 comma 2bis, prevedeva che le regioni, entro sei mesi dall’emanazione del regolamento statale, adottassero un proprio regolamento per la disciplina delle funzioni amministrative sulle opere di propria competenza; lo stesso comma stabilisce che, fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 1, continua ad avere applicazione il Regolamento 59/1363 approvato con decreto del Presidente della Repubblica. Nonostante il regolamento statale di cui all’art.2 comma 2bis della L. 584/1994 non sia stato ancora emanato, alcune regioni e/o province hanno comunque approvato normative in materia di piccoli invasi e forniscono le disposizioni attuative che disciplinano il procedimento per l’approvazione dei progetti e il controllo sull’esercizio degli sbarramenti di ritenuta e dei relativi bacini di accumulo (Basilicata, Sardegna, Veneto, Piemonte, Valle d’Aosta, Toscana (provincia di Arezzo), Abruzzo, Campania, Molise, Umbria, Emilia-Romagna, Lombardia, province autonome di Trento e Bolzano, Genio Civile di Catania). Alcune normative regionali (L.R. Toscana 28/07/ 2014, n.43; L.R. Piemonte 6/10/ 2003, n.25 e relativi Regolamenti regionali: n.12/R del 9/11/2004, e n.1/R del 29/01/2008; L.R. Abruzzo 27/06/2013, n.18; L.R. Valle d’Aosta 29/03/2010, n.13, e D.G.R. 2073 del 30/7/2010; L.R. Sardegna 31/10/2007, n.12) contengono la definizione delle categorie di rischio degli invasi anche sulla base anche di quanto proposto nella nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione civile, Servizio previsione e prevenzione, del 31 luglio 1991 (n. prev. 2554 gen. 804).
In materia di rischio sismico, le Norme Tecniche per le Costruzioni D. Min. II.TT. 17 gennaio 2018) (All. A) prevedono che l'azione sismica di riferimento per la progettazione di un’opera venga definita sulla base dei valori di pericolosità sismica proposti dall’INGV nel progetto S1 (Proseguimento della assistenza a DPC per il completamento e la gestione della mappa di pericolosità sismica prevista dall'Ordinanza PCM 3274 del 20/03/03).
DPSIR: 
Pressione, Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Calizza E. & Menga R. (1998) Catalogue and classification of Italian dams by satellite survey. Dam Safety, Bergamo 1998;
Caruana Rosella, Catalano Angelica, Paoliani Paolo, Ruggeri Giovanni (2010) Controlli delle dighe nel territorio interessato dalla sequenza sismica abruzzese dell’aprile 2009. L'Acqua-Rivista Bimestrale. Anno: 2010 Edizione: n. 4 pag. 25;
Castelli S., Cassese E., Frosio N., Magno A., Ropele P., Sainati F., Valgoi P. and Masera A. (2010) Small Dams in Italy. Proceedings of the 8th ICOLD European Club Symposium Dam Safety - Sustainability in a Changing Environment 22nd - 23rd September 2010 Innsbruck, Austria;
ITCOLD-Comitato Italiano Grandi Dighe GRANDI DIGHE (2017) Le Piccole Dighe in Italia. Rapporto GdL, 2017;
Lai, C.G., Corigliano, M., Agosti, M. (2009) Dighe e terremoti: il caso del sisma Aquilano. Progettazione Sismica. Vol. 1, No. 3, pp. 183-205. Settembre-Dicembre 2009;
Giornata di studio sui temi: I comportamenti delle dighe italiane in occasione di terremoti storici. La situazione delle piccole dighe in Calabria (Prof. G. Principato). Roma 28 marzo 2017;
http://irdat.regione.fvg.it/WebGIS;
Regione Toscana: https://geoportale.lamma.rete.toscana.it/difesa_suolo/#/viewer/openlayers/372; http://incastro.provincia.livorno.it/incasgis/,
http://greenreport.it/web/archivio/show/id/18194;
http://sia.umbriaterritorio.it;
S.I.T. regione Abruzzo (http://geoportale.regione.abruzzo.it/Cartanet);
www.difesa.suolo.regione.campania.it;
http://www.regione.sardegna.it/sardegnadighe/index.asp; http://www.sardegnageoportale.it/webgis2/sardegnamappe/?map=aree_tutelate
https://www.arpa.sicilia.it/temi-ambientali/laghi-e-invasi/; http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_PianoGestioneDistrettoIdrograficoSicilia;
http://www3.regione.molise.it/
Limitazioni: 
L'indicatore è popolato con dati forniti per le grandi dighe dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche mentre per quanto riguarda le piccole dighe, essendo la competenza assegnata alle regioni o, in alcuni casi, alle province/comuni, il fornitore del dato non è unico. Conseguentemente, mentre per le grandi dighe esiste un archivio completo a scala nazionale continuamente aggiornato, per gli altri invasi la qualità dell'informazione varia da regione a regione. In alcune la normativa in materia di sbarramenti è ormai vigente e resa applicativa da diversi anni, in altre invece risulta di recente emanazione, altre ancora non hanno emanato nessuna Legge regionale e solo alcune regioni si sono dotate di un inventario delle piccole dighe. Tra queste Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Molise, Lazio, Umbria, Sardegna, Toscana e la provincia di Macerata hanno predisposto database accessibili agli utenti esterni. Il popolamento di questi archivi è avvenuto in alcuni casi attraverso il censimento basato solo sulla fotointerpretazione (es. regione Campania), in altri casi affiancando a questa anche controlli a terra (Parco nazionale della Sila e provincia di Crotone) mentre nel caso della regione Lombardia attraverso procedure amministrative di regolarizzazione dell'invaso ai sensi delle normative regionali. Per le regioni Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, i database pubblicati comprendono invasi, laghi e stagni e solo in alcuni casi è stato possibile estrapolare da essi le sole informazioni relative agli invasi (Sardegna e Friuli-Venezia Giulia). Relativamente alla regione Sicilia, si dispone soltanto del censimento reso pubblico dall’ARPA (https://www.arpa.sicilia.it/temi-ambientali/laghi-e-invasi/; http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_PianoGestioneDistrettoIdrograficoSicilia), che riguarda i corpi idrici qualitativamente significativi sulla base dei criteri stabiliti dal Decreto 16 giugno 2008 n. 131 del MATTM e comprende, pertanto, le grandi dighe e solo parzialmente quelle piccole.
Ad oggi, essendo questi database ancora in via di completamento non appaiono omogenei tra di loro a causa, anche, dell'ampia variabilità delle informazioni contenute. Non è ancora possibile effettuare un confronto quantitativo e qualitativo tra le diverse regioni non solo per i differenti stati di avanzamento dei censimenti e le differenti metodologie utilizzate (rilievi foto aeree/satellitari, rilievi di campagna) ma anche per i differenti obiettivi che ciascuna regione si è prefissata nell'effettuare il censimento.
Ulteriori azioni: 
L'inventario delle dighe dovrà essere completato con le informazioni riguardanti gli invasi collinari e montani presenti sull'intero territorio nazionale (piccoli invasi).
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
I dati di base che riguardano le grandi dighe sono forniti annualmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche. Essi sono aggiornati alla data dell'estrazione e sono dati statici rispetto ai parametri di progetto. Per le piccole dighe i dati sono forniti dalle regioni o dagli enti ai quali è demandato il censimento o la gestione.
Richiesta all’ufficio preposto/sito internet delle Regioni Valle d'Aosta, Lombardia, Provincia di Bolzano, Regione Veneto; http://irdat.regione.fvg.it/WebGIS; Regione Emilia-Romagna; Regione Toscana: https://geoportale.lamma.rete.toscana.it/difesa_suolo/#/viewer/openlayers/372; Provincia di Arezzo, Città Metropolitana di Firenze, http://incastro.provincia.livorno.it/incasgis/, Provincia di Lucca, Provincia di Pisa, http://greenreport.it/web/archivio/show/id/18194; Regione Umbria: Provincia di Terni, http://sia.umbriaterritorio.it; Provincia di Macerata (Genio Civile); Regione Marche; Regione Lazio-Direzione Risorse Idriche e Difesa del Suolo; S.I.T. regione Abruzzo; www.difesa.suolo.regione.campania.it; Giornata di studio sui temi: I comportamenti delle dighe italiane in occasione di terremoti storici. La situazione delle piccole dighe in Calabria, Roma 28 marzo 2017; http://www3.regione.molise.it/; http://www.regione.sardegna.it/sardegnadighe/index.asp; http://www.sardegnageoportale.it/webgis2/sardegnamappe/?map=aree_tutelate; Arpa Sicilia; Regione Liguria; https://www.arpa.sicilia.it/temi-ambientali/laghi-e-invasi/; http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_PianoGestioneDistrettoIdrograficoSicilia; Questionario sui Piccoli Invasi di competenza regionale distribuito da ISPRA (2020).
Fonte dei dati di base: 
ARPA/APPA (Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente)
Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) - Registro Dighe Italiano
Province
Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige
Provincia di Arezzo
Regione Abruzzo
Regione Campania
Regione Lazio
Regione Piemonte
Regione Sardegna
Regione Sicilia
Regione Toscana
Regione Valle d'Aosta
Regioni
Siti Internet
Università
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L’indicatore è stato elaborato organizzando le informazioni (numero invasi, localizzazione geografica, dimensioni e stato di esercizio delle grandi e piccole dighe) in mappe e tabelle, al fine di fornire un quadro esauriente della situazione.
Non sono state adottate formule o calcoli particolari.
Core set: 
Non compilato  
Altri Core set: 
-
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale, Regionale (20/20)
Copertura temporale: 
2004-2021
Per le grandi dighe l'informazione fornita dal MIT risulta completa a scala nazionale e comparabile nello spazio e nel tempo. Per le piccole dighe la qualità dell'informazione dipende dallo stato di aggiornamento dei database regionali e dalla sua accessibilità. A oggi per diverse regioni è stato possibile reperire le informazioni dai siti web regionali/provinciali o forniti dagli Enti di Ricerca che hanno effettuato gli studi per conto delle regioni (Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Campania, Sardegna, Calabria, Toscana, Molise), in archivi informatizzati tramite opportuna identificazione (Abruzzo, Piemonte) o fornite direttamente dai tecnici regionali (Valle d'Aosta,Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Sicilia, Liguria) o provinciali (province di Bolzano, Arezzo, Lucca, Pisa, Firenze, Terni, Macerata) e da materiale bibliografico. Ulteriori dati derivano dal Questionario sui Piccoli Invasi di competenza regionale distribuito da ISPRA (2020), al quale però hanno risposto per il momento solo poche regioni (Tabella 1), probabilmente per via del fatto che non è sempre immediata l’individuazione, per ciascuna regione, degli uffici competenti in materia.
La copertura regionale disponibile per le piccole dighe, sebbene non sempre completa ed aggiornata, è pari all’85%. L’informazione riguardante la georeferenziazione, che risulta completa per le grandi dighe, risulta disponibile per le piccole dighe nel 65% delle regioni (anche se talora solo parzialmente).
In ogni caso, le metodologie di censimento e di classificazione appaiono ormai consolidate. Si ritiene non vi sia alcun problema in merito alla comparabilità della metodologia nel tempo.
Stato: 
Medio
Descrizione/valutazione dello stato: 
Lo stato viene definito medio poiché per alcune regioni le informazioni in merito alle piccole dighe sono ancora parziali.
Trend: 
Positivo
Descrizione/valutazione del trend: 
Il trend risulta positivo in quanto, rispetto agli anni precedenti, il numero d’informazioni relativo alla distribuzione delle piccole dighe sul territorio nazionale è aumentato grazie ai dati raccolti dalle regioni.
Variabili: 
Numero di dighe georeferenziate per regione.
Commenti: 
Il numero di grandi dighe italiane, a dicembre 2020, è pari a 532 (Tabella 2). La distribuzione sul territorio nazionale è riportata in Figura 1.
Nella Tabella 2 viene altresì riportato, per ogni regione, il volume invasabile e il volume autorizzato il cui totale complessivo è rispettivamente di 13.666.820 mc e 11.780.270 mc. La Tabella 3 mostra il numero di grandi dighe, il volume invasabile e quello invasato, in funzione dello stato di esercizio.
Nel caso delle piccole dighe, la stima per il 2021 interessa 17 regioni, una in più rispetto allo scorso anno in quanto si sono resi disponibili i dati relativi agli invasi della Regione Molise. Il numero di invasi riportato nella Tabella 4 (colonna “Stime e Censimenti 2021”) è basato su dati forniti dalle singole Amministrazioni a ISPRA, anche attraverso il Questionario distribuito da ISPRA nel 2020 (Tabella 1), o direttamente estratti dai database regionali accessibili in rete. Le altre due colonne della medesima tabella riguardano: la prima, il numero di piccole dighe pubblicati dall'ITCOLD Working Group (2010) (estratti da un censimento basato su rilievi satellitari, commissionati nel 1985 dal Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile -Satellite Survey), la seconda riporta i dati che 9 regioni hanno reso disponibili quando l’ITCOLD Working Group propose di creare un inventario regionale delle piccole dighe (Regional Inventory 2009). Nel 2021 il totale dei piccoli invasi per i quali è stato possibile avere indicazioni è pari a 26.288, con 242 invasi in più rispetto allo scorso anno. Per il 72% degli invasi individuati sono disponibili anche le informazioni geografiche: a giugno 2021 gli invasi georeferenziati ricadono in 13 regioni, una in più rispetto allo scorso anno (Molise), per un totale complessivo di 18.894 (Figura 2).