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EVENTI ALLUVIONALI

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Abstract: 
Il 2020 è stato contraddistinto dal frequente susseguirsi di fasi siccitose, associate a un’importante anomalia termica positiva (febbraio e marzo) e di fasi piovose, spesso parossistiche e con forti precipitazioni concentrate in meno di 12/24 ore, che hanno provocato eventi alluvionali e dissesti gravitativi. Siccità e alluvioni hanno colpito talora gli stessi territori in tempi successivi, come accaduto ad esempio nel Piemonte occidentale, in Calabria, Sicilia e Sardegna.
L’estensione spaziale delle zone coinvolte è stata in genere ridotta, a eccezione dell’evento verificatosi a inizio ottobre, che ha interessato contemporaneamente 3 regioni italiane e, in modo ancora più intenso, l’arco alpino occidentale del vicino confine francese. Molti tra gli eventi censiti hanno mostrato un carattere marcatamente impulsivo, con elevate precipitazioni orarie, ma con quantitativi cumulati per evento molto meno significativi. Particolarmente siccitosi a scala nazionale sono risultati i mesi tardo invernali e il periodo tra metà ottobre e quasi tutto il mese di novembre, mentre la maggior parte dei fenomeni con elevate precipitazioni si è verificata nei mesi estivi (specie al Nord Italia) o in alcune brevi fasi dell’autunno.
Nella maggior parte dei casi i decessi verificatisi, in totale 11, sono stati causati proprio da eventi a piccola scala spazio-temporale, o in corrispondenza di esondazione di corsi d’acqua del reticolo idrografico minore.
Negli ultimi decenni dalla casistica esaminata è possibile evincere come tra le cause predisponenti e scatenanti dei fenomeni di dissesto si sovrappongano sia gli effetti dovuti alle trasformazioni antropiche del territorio, sia alle modificazioni climatiche in termini di aumento delle precipitazioni concentrate e quindi degli eventi intensi e di breve durata.
Gli effetti delle modificazioni del clima in Italia sembrano confermare anche per il 2020 un’estremizzazione degli eventi con piovosità mensili molto altalenanti, in cui periodi molto piovosi (estate, inizio ottobre, inizio dicembre) si sono alternati a periodi molto secchi (tardo inverno, marzo, parte di ottobre e novembre).
Descrizione: 
L'indicatore fornisce informazioni sugli eventi alluvionali originati da fenomeni meteorici rilevanti occorsi sull’intero territorio nazionale e ne definisce i più importanti effetti economici. I dati, tratti da rapporti tecnici ISPRA e/o report tecnici tematici delle ARPA e dei Centri Funzionali di Protezione civile regionali, nonché da decreti e delibere in ambito sia nazionale che locale, riguardano il numero di vittime e l'entità delle risorse necessarie al ripristino dei danni e/o alla mitigazione del rischio (anni 1951 - 2020). Per il periodo che va dal 2002 ad oggi, sono fornite informazioni anche sui caratteri pluviometrici degli eventi (durata delle precipitazioni, massima precipitazione nelle 24h, cumulata totale evento), sul tipo dei fenomeni di dissesto, sui principali effetti al suolo e, infine, sui provvedimenti d'urgenza adottati per fronteggiare l'evento o per mitigarne gli effetti.
Scopo: 
Fornire, nell'ambito dei dissesti idrogeologici a scala nazionale, un archivio aggiornato degli eventi alluvionali determinati da fenomeni meteorici intensi, evidenziando il loro impatto sul territorio in termini di danni economici e alle persone, anche al fine di una valutazione delle eventuali modificazioni climatiche in corso.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
La normativa è finalizzata alla mitigazione dell'impatto delle alluvioni sul territorio. I principali riferimenti normativi nazionali in materia di "alluvioni" sono la L. 183/89 e il D.L. 180/98 (convertito in L. 267/98) e s.m.i.. A livello europeo, i riferimenti fondamentali sono la Direttiva 2000/60 per la protezione delle acque superficiali, di transizione, costiere e sotterranee per una migliore mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità e, successivamente, la Direttiva 2007/60/CE per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni.
Al verificarsi di un evento, inoltre, viene dichiarato lo stato d'emergenza con DPCM cui seguono eventuali ordinanze per lo stanziamento dei fondi, sia per la prima urgenza che per interventi di risanamento definitivo dei danni.
DPSIR: 
Pressione, Impatto
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
AA.VV. (1969) - L'evento alluvionale del novembre 1966. Ministero dei lavori pubblici, Ministero dell'agricoltura e delle foreste, Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo. Art. 14 della legge 27-7-1967 n. 632. Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 193 pp.
Benedini M., Gisotti G. (2000) - Il dissesto idrogeologico. Previsione, prevenzione e mitigazione del rischio, Scienze e Tecnica,. Carocci ed., Roma.
Cardinali M., Cipolla F., Guzzetti F., Lolli O., Pagliacci S., Reichenbach P., Sebastiani C. & Tonelli G. (1998) - Catalogo delle informazioni sulle località italiane colpite da frane e da inondazioni. Progetto AVI, CNR-GNDCI Pubblicazione n. 1799. 2 Volumi.
Crescenti U. (2003) – Il dissesto idrogeologico in Italia. Scienza e Tecnica, SIPS, anno LXVI – n. 393, maggio 2003, pp. 1-9.
CSFM (1984) – L’alluvione del fiume Taro nel novembre 1982. In Convegno sul dissesto territoriale del novembre 1982 nelle Valli del Taro e del Ceno, Atti del Convegno. Centro Studi per la Flora Mediterranea, Borgo Val di Taro (PR).
FlaNET (1999) – ASEVA. Archivio Storico degli Eventi di carattere Ambientale. A cura della Fondazione Lombardia per l'Ambiente, Milano.
Guha-Sapir D., Below R., Hoyois Ph. (2009) - EM-DAT: The CRED/OFDA International Disaster Database – www.emdat.be – Université Catholique de Louvain – Brussels – Belgium.
Guzzetti F. & Tonelli G. (2004) Information system on hydrological and geomorphological catastrophes in Italy (SICI): a tool for managing landslide and flood hazards. Natural Hazards and Earth System Sciences, Vol. 4:2, 213-232.
Il Giornale della Protezione Civile (Quotidiano on-line, articoli vari).
ISPRA (2021) - Gli indicatori del clima in Italia nel 2020. Rapporto Stato dell'Ambiente, 96/2021.
Leggi, Decreti, Ordinanze dello Stato e delle Regioni.
POLARIS Project (2019) – Rapporto Periodico sul Rischio posto alla Popolazione Italiana da Frane e Inondazioni, pubblicato dall’IRPI (CNR).
Rapporti Tecnici vari pubblicati a cura degli Enti Pubblici (Regioni, Comuni, ARPA)
Siti internet di testate giornalistiche sia nazionali, sia locali.
Limitazioni: 
La significatività dell'indicatore è limitata all'impatto socio-economico dell'evento alluvionale, mentre non vengono analizzate in questa sede le cause che lo determinano (se non il fenomeno meteorico). Tale parametro potrebbe essere qualitativamente incrementato disponendo di informazioni, ad esempio sull'influenza esercitata dall'azione antropica in termini di fattori predisponenti e/o scatenanti del dissesto e dell’eventuale amplificazione dei danni. Con la finalità di ridurre tale tipo di limitazione è stata inserita nella Tabella 3 una colonna con la descrizione degli effetti al suolo relativi all'evento alluvionale, che però necessita di un’estesa serie storica per poter fornire dati confrontabili e valutabili. La gravità e l’estensione spaziale degli effetti rappresentano, insieme alla presenza/assenza dei vari provvedimenti normativi emergenziali e post-emergenziali, i criteri più importanti per la selezione degli eventi oggetto di studio e catalogazione. La necessità di mettere a punto di tale cernita, effettuata anno per anno, può rappresentare un parziale limite alla completezza del catalogo stesso.
Ulteriori azioni: 
Le limitazioni esposte si riducono progressivamente con la disponibilità, nel tempo, di dati più dettagliati sulla serie storica, anche in considerazione del crescere del numero di anni di osservazione. La situazione potrebbe ulteriormente migliorare in futuro con l'acquisizione di indicazioni per le cause del fenomeno, ovvero ancora, per l'influenza esercitata dal fattore antropico sui danni in base a un approccio multidisciplinare e in riferimento a quanto definito nella sezione relativa alle limitazioni dell'indicatore. Questa ulteriore azione necessita del coinvolgimento diretto delle strutture locali attualmente fonte dei dati (ARPA, Regioni; Comuni, Province ecc.) o di Enti a vario titolo interessati alla loro raccolta e analisi.
Frequenza rilevazione dati: 
Continua
Accessibilità dei dati di base: 
In base a quanto disponibile on-line, sia in forma di banche dati, sia in forma di report, sono raccolte ed elaborate tutte le informazioni idrometeorologiche, geomorfologiche e idrogeologiche prodotte dalle ARPA e/o dai Centri Funzionali delle Regioni, che vengono poi completate dalle varie fonti di cronaca più qualificate. Le varie analisi vengono poi corredate dai riferimenti a Delibere, Ordinanze e Decreti emessi a livello nazionale e regionale per le emergenze o dalle informazioni fornite dalla letteratura scientifica edita. Nel caso di regioni che non effettuano abituale attività di reporting, l’accessibilità dei dati risulta a volte difficoltosa.

Fonte dei dati di base: 
Amministrazioni locali
APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici)
ARPA Piemonte
ARPA/APPA (Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente)
ARPACAL (Arpa Calabria)
ARPAE (Arpa Emilia-Romagna)
ARPAL (Arpa Liguria)
ARPAS (Arpa Sardegna)
ARPAT (Arpa Toscana)
ARPAV (Arpa Veneto)
ASSAM (Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche)
Benedini M. & Gisotti G. (2000) “Il dissesto idrogeologico”, Carocci Editore
Bollettini Ufficiali
BUR (Bollettini Ufficiali Regionali)
Centri Funzionali di Protezione Civile
CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche)
Consorzio LAMMA
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
ISPRA/ARPA/APPA
ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)
LAMMA (Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale per lo sviluppo sostenibile)
MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali)
Protezione Civile
Province
Regione Basilicata
Regione Sicilia
Regioni
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Dopo aver raccolto e rappresentato nelle varie tabelle i dati relativi ai caratteri generali degli eventi, in una successiva fase, per ogni singolo anno è stata calcolata la somma delle vittime ed effettuata una stima dei danni prodotti dagli eventi a scala nazionale. Al fine di renderli confrontabili per anni differenti e fornire un riferimento rispetto all'economia nazionale, i danni sono stati rapportati al valore del PIL (su base ISTAT) dell'anno in cui gli eventi si sono verificati. Si evidenzia che, per il calcolo danno/PIL, nei casi in cui non è stato possibile reperire informazioni in merito alla stima dei danni, viene riportata la cifra riferita ai fondi stanziati.
Core set: 
Non compilato  
Altri Core set: 
EMDAT
SENDAI Framework
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale
Copertura temporale: 
1951- 2020
I dati utilizzati per la strutturazione dell'indicatore sono documentati e di qualità nota. L'indicatore, semplice e facile da interpretare, risulta comparabile nel tempo e nello spazio. L’indicatore non vuole essere, tuttavia, una raccolta esaustiva di tutti gli eventi alluvionali occorsi annualmente sul territorio nazionale, ma si riferisce esclusivamente a quelli che hanno avuto un elevato impatto in termini di effetti sul territorio e un chiaro corredo di provvedimenti normativi e decreti sia in fase emergenziale, sia in quella di risanamento dei danni.
Stato: 
Non definibile
Descrizione/valutazione dello stato: 
Lo stato dei fenomeni oggetto dell’indicatore risulta dai dati catalogati. Mancano tuttavia parametri oggettivi di riferimento per la sua valutazione, in quanto su di esso hanno influenza diversi parametri che agiscono in concomitanza tra loro e per i quali non sono chiare le interrelazioni e/o il peso specifico. In particolare non sono univocamente definibili gli effetti singoli di parametri climatici, trasformazioni antropiche del territorio e azioni di mitigazione del rischio. Nel dettaglio, i principali parametri dell’indicatore, quali numero di perdite di vite umane e danni economici riferiti al rapporto danno/PIL mostrano, nel 2020, valori paragonabili a quelli del 2019.
Trend: 
Non definibile
Descrizione/valutazione del trend: 
La serie di dati rappresentata in Figura 2 mostra, tranne alcune eccezioni, una generale diminuzione dei danni raffrontati al PIL sino all’arco temporale 2001-2007. Tale cambiamento, oltre che a un miglior sviluppo degli interventi di mitigazione del rischio, potrebbe essere attribuibile anche a una naturale variazione periodica dell’intensità e della durata dei fenomeni. Tale tendenza sembrerebbe, invece, non avere una continuità nel periodo 2008-2020, in cui il valore medio relativo al rapporto danno/ PIL presenta delle modeste oscillazioni, ma anche anni con picchi positivi contenuti, come il 2014, 2015 e il 2018, non confermati dai successivi anni 2019 e 2020. Nonostante si noti una diminuzione delle vittime provocate dalle alluvioni nel tempo (Figura 1), se si escludono gli eventi di Sarno (1998) e Messina (2009) in cui i decessi sono stati peraltro dovuti all'evolversi di fenomeni gravitativi conseguenti all'intenso evento meteorico oppure al disastro di Rigopiano (2017), una valutazione del trend complessivo risulta piuttosto difficoltosa.
Variabili: 
Le variabili maggiormente caratterizzanti sono: la distribuzione temporale e intensità delle precipitazioni, il numero dei morti, i danni economici dovuti all’evento rapportati al PIL.
Commenti: 
Nelle Tabelle 1 e 2 sono rappresentati i dati relativi ai 17 eventi alluvionali verificatisi durante il 2020, che contengono informazioni sui caratteri generali dei fenomeni (periodo dell’evento, località, bacino idrografico interessato, dati pluviometrici) e sugli impatti socio-economici conseguenti (eventuali vittime, provvedimenti legislativi adottati per la mitigazione del rischio e per il ripristino dei danni, tipologia di dissesto).
Durante l’anno si sono susseguite fasi siccitose (febbraio e marzo) e fasi con abbondanti precipitazioni, spesso concentrate in meno di 12/24 ore, che hanno provocato eventi alluvionali e dissesti gravitativi. Siccità e alluvioni hanno colpito talora gli stessi territori in tempi successivi, come accaduto ad esempio nel Piemonte occidentale, in Calabria, Sicilia e Sardegna).
L’estensione spaziale delle zone coinvolte è in genere stata ridotta, a eccezione dell’evento verificatosi a inizio ottobre, che ha interessato contemporaneamente 3 regioni italiane (Liguria, Piemonte e Lombardia) e, in modo ancora più intenso, l’arco alpino occidentale del vicino confine francese. Molti tra gli eventi censiti hanno mostrato un carattere marcatamente impulsivo, con elevate precipitazioni orarie, ma con quantitativi cumulati per evento molto meno significativi (Tabella 1). Particolarmente siccitosi a scala nazionale sono risultati i mesi tardo invernali e il periodo tra metà ottobre e buona parte di novembre. La gran parte degli eventi censiti si sono verificati nei mesi estivi (specie al Nord Italia) o in alcune brevi fasi dell’autunno. In molti casi gli elevati accumuli meteorici concentrati in un breve lasso di tempo hanno determinato ingenti effetti al suolo sia geomorfologici, sia idraulici/costieri e hanno causato la perdita di 11 vite umane (Tabella 2).
Gli eventi esaminati per il 2020 si sono verificati in prevalenza a partire dalla stagione estiva, nel corso della quale hanno mostrato in larga parte caratteristiche di tipo impulsivo, cioè contraddistinte da fenomeni intensi di precipitazioni concentrate in tempi relativamente brevi (in genere nell’arco delle 24 ore) e in aree ristrette. Nei successivi mesi autunnali, invece, alcuni eventi hanno mostrato durata di diversi giorni ed estensione multi-regionale, con precipitazioni cumulate molto significative, ingenti effetti al suolo e perdita di numerose vite umane.
Tra gli eventi estivi, nei mesi di luglio e agosto, si segnalano quelli che hanno interessato ripetutamente le regioni Sicilia e Lombardia, e nel seguito, sporadicamente, anche il Veneto e la provincia di Bolzano (Tabella 3). I relativi effetti al suolo, costituiti soprattutto da dissesti gravitativi e di piena improvvisa, sono stati causati da precipitazioni con cumulate massime totali prossime ai 200 mm nelle 24h, ma con picchi molto elevati di 190 mm in due ore (Messina). Durante questa fase si è avuta la perdita di una vita umana (Lombardia, 29 agosto).
Tra gli eventi del periodo autunnale e dell’inizio dell’inverno, risaltano quelli verificatisi nel mese di ottobre, che hanno avuto, rispetto a quelli estivi, durata media decisamente più elevata, sino a 72 h o più, e quantitativi di precipitazioni eccezionali (sino a sfiorare la soglia dei 700 mm in Piemonte; Tabella 1). In particolare si evidenzia l’evento che ha interessato contemporaneamente le regioni Liguria, Piemonte e Lombardia e le aree francesi prossime al confine italiano nei primi giorni di ottobre, che ha determinato importanti criticità idrauliche su molti bacini dell’area (ad esempio Tanaro, Bormida, Roya, Arroscia, Argentina), ingenti fenomeni erosivi e lesioni a strutture antropiche e abitazioni, fenomeni franosi diffusi e la perdita di 2 vite umane (Tabella 3). Da segnalare, a fine novembre, anche il grave evento che ha interessato la Sardegna e in particolare il Nuorese, che ha mostrato elevati picchi orari e cumulate di precipitazioni (sino a 500 mm), distribuiti nell’arco di tempo relativamente breve di 24-30 h, causando, oltre a fenomeni di piena improvvisa con carico solido o colata rapida, anche il decesso di 3 persone. In totale, durante il periodo autunnale e invernale, i decessi causati da eventi alluvionali sono stati 10 (totale annuale di 11; Figura 1).
A supporto della tesi di una modificazione climatica che evidenzia il cambiamento del regime pluviometrico, si segnala come 11 eventi sui 17 censiti abbiano mostrato precipitazioni fortemente concentrate e di durata prossima alle 24 ore, pur con cumulate che hanno avvicinato la soglia dei 200 mm totali e in un caso quella dei 500 mm.
Analizzando la Tabella 3 si può osservare come gli eventi con precipitazioni cumulate maggiori, sia nei mesi estivi, sia in autunno, abbiano determinato gravi effetti al suolo, in alcuni casi anche con una notevole cassa di risonanza mediatica nazionale ed internazionale. Infatti, tra gli effetti al suolo più rilevanti, quelli causati da piene improvvise hanno determinato marcati fenomeni di erosioni spondali, sia con rotture arginali e conseguente inondazione di territori, sia con effetti diretti sui manufatti e sulle abitazioni (ad esempio l’evento di inizio ottobre nelle regioni nord-occidentali). Effetti significativi in aree urbane sono stati causati dal fenomeno degli alvei-strada (Sicilia-Palermo, Calabria-Crotone; Sardegna-Bitti) e dal collasso della rete idrica locale, nonché da numerosi dissesti gravitativi. Inoltre, le violente mareggiate che si sono abbattute sui litorali dell’Emilia-Romagna, ad inizio dicembre, hanno prodotto importanti fenomeni erosivi costieri. Infine, la Tabella 4 mostra una sintesi dei dati relativi ai bacini imbriferi interessati, in termini di fondi stanziati e provvedimenti legislativi adottati, in forma disaggregata per le aree interessate da uno o più eventi, al fine di fornire un quadro riepilogativo a scala regionale. Osservando questa tabella si può notare come su 10 regioni e una provincia autonoma coinvolte dagli eventi alluvionali, solamente tre regioni sono state interessate da più di un evento nel corso del 2020: Lombardia (5 eventi), Sicilia (2 eventi) e Piemonte (2 eventi). Tra i dati inerenti i danni economici, spicca l’evento piemontese di ottobre che ha raggiunto una stima pari ad un miliardo di euro, mentre altri eventi che hanno comportato danni economici importanti sono stati quello di dicembre in Emilia-Romagna (più di 100 milioni di euro), quello di ottobre in Liguria (47 milioni di euro) e quello di fine novembre in Sardegna (20 milioni di euro).