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SORGENTI CONTROLLATE E PERCENTUALE DI QUESTE PER CUI SI È RISCONTRATO ALMENO UN SUPERAMENTO DEI LIMITI

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Abstract: 
Il rumore prodotto dal traffico, dalle industrie e da altre attività antropiche costituisce uno dei principali problemi ambientali e può provocare diversi disturbi alla popolazione. Per il contenimento dell'inquinamento acustico e quindi la regolamentazione delle sorgenti, la normativa nazionale sul rumore (LQ 447/95 e decreti attuativi) ha definito, per le diverse tipologie di sorgenti, i valori limite, distinti in limiti per l'ambiente esterno (di immissione e di emissione), in relazione a quanto disposto dalla classificazione acustica del territorio comunale, e in limiti all'interno degli ambienti abitativi (limiti differenziali). L'indicatore descrive l'attività di controllo con misurazioni del rispetto dei valori limite vigenti, in ambiente esterno e/o all'interno degli ambienti abitativi, effettuata dalle ARPA/APPA, con distinzione fra le diverse tipologie di sorgenti (attività produttive, attività di servizio e/o commerciali, cantieri e manifestazioni temporanee, infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e portuali).
Le sorgenti maggiormente controllate risultano, anche per il 2020, le attività di servizio e/o commerciali (49,7% sul totale delle sorgenti controllate), seguite dalle attività produttive (34%). Tra le infrastrutture di trasporto, che rappresentano il 12,3% delle sorgenti controllate, le strade sono quelle più controllate (10,2%).
Descrizione: 
L'indicatore evidenzia quali sorgenti di rumore risultano maggiormente controllate da parte delle ARPA/APPA e in che misura presentino situazioni di non conformità, attraverso la definizione della percentuale di sorgenti controllate per le quali è stato riscontrato almeno un superamento dei valori limite fissati dalla normativa.
Scopo: 
Valutare in termini qualitativi e quantitativi l'inquinamento acustico prodotto dalle diverse tipologie di sorgenti di rumore.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
Nella Tabella C del DPCM 14/11/97 sono individuati i valori limite assoluti di immissione, in funzione delle sei classi acustiche del territorio (I - VI) e dei periodi di riferimento della giornata, diurno (06:00 - 22:00) e notturno (22:00 - 06:00). I valori limite assoluti di immissione sono definiti come i livelli massimi di rumore che possono essere immessi dall'insieme delle sorgenti sonore nell'ambiente esterno, misurati in prossimità dei ricettori. I valori limite di emissione (immissione specifica), riferiti invece alle singole sorgenti sonore, sono strutturati in modo del tutto simile a quelli di immissione, ma sono inferiori di 5 dBA. Nel decreto vengono altresì fissati i valori limite differenziali di immissione, che si applicano all'interno degli ambienti abitativi; il criterio differenziale impone nel periodo diurno il rispetto della differenza di 5 dBA tra il rumore ambientale (rumore con presenza della specifica sorgente disturbante) e il rumore residuo (rumore in assenza della specifica sorgente disturbante), differenza che si riduce a 3 dBA durante il periodo notturno; tale criterio non si applica nelle aree di classe VI e alla rumorosità prodotta dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime, da attività o comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali, da servizi e impianti fissi dell'edificio adibiti a uso comune, limitatamente al disturbo prodotto all'interno dello stesso. Nei comuni in cui non è stato approvato un Piano di classificazione acustica valgono, in via transitoria, i limiti individuati dal DPCM 1 marzo 1991.
Per le infrastrutture di trasporto i valori limite di immissione sono fissati con specifici decreti attuativi all’interno delle fasce di pertinenza delle infrastrutture, mentre all'esterno delle stesse, le infrastrutture di trasporto concorrono al raggiungimento dei valori limite assoluti di immissione di cui alla Tabella C del DPCM 14/11/1997, definiti sul territorio dai comuni nei propri Piani di classificazione acustica. Ad oggi sono stati emanati i seguenti decreti attuativi: DM 31/10/97 per il rumore aeroportuale, DPR 18/11/98 n. 459 per il rumore ferroviario e DPR 30/03/2004 n. 142 per il rumore stradale; mentre non è stato ancora emanato il decreto che regolamenta le infrastrutture portuali.
DPSIR: 
Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
-
Limitazioni: 
I dati raccolti sono relativi unicamente alle attività di controllo effettuate dalle ARPA/APPA attraverso misurazioni fonometriche.
Ulteriori azioni: 
-
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
I dati utilizzati per l'elaborazione dell'indicatore sono presenti nella banca dati Osservatorio Rumore, popolabile dai referenti delle ARPA/APPA e consultabile, anche dal pubblico, sul sito https://agentifisici.isprambiente.it/index.php/rumore-37/osservatorio-rumore/banca-dati

Fonte dei dati di base: 
ARPA/APPA (Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente)
ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L'indicatore evidenzia la ripartizione percentuale delle sorgenti oggetto di controllo nelle diverse tipologie (attività/infrastrutture) e la percentuale di sorgenti per cui è stato riscontrato un superamento dei limiti normativi, valutata come rapporto del numero di sorgenti controllate per cui si è evidenziato un superamento sul totale delle sorgenti controllate, distinta per tipologia di sorgente. L’indicatore riporta anche il numero di sorgenti controllate su 100.000 abitanti.
Core set: 
Non compilato  
Altri Core set: 
Non compilato  
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale, Regionale (19/20)
Copertura temporale: 
2000-2003; 2006-2020
L'indicatore è rilevante nel descrivere lo stato dell'ambiente relativamente alla tematica inquinamento acustico.
L'attendibilità e l'accuratezza dell'informazione sono buone in quanto la fonte dei dati è affidabile, i dati sono raccolti mediante metodologia omogenea sull'intero territorio nazionale e sono validati, permettendo comparabilità nello spazio e nel tempo. L'indicatore presenta una buona copertura spaziale, in quanto sono raccolti ed elaborati i dati di tutte le regioni/province autonome, e una buona copertura temporale, in quanto la serie storica risulta continua dal 2006.
Stato: 
Medio
Descrizione/valutazione dello stato: 
Dai dati disponibili, nel 2020, sono state controllate da parte delle ARPA/APPA 1.520 sorgenti di rumore (Tabella 1), di cui 1.119 controllate a seguito di esposto; nel 37,4% delle sorgenti controllate è stato rilevato almeno un superamento dei limiti normativi, che evidenzia come l'inquinamento acustico sia un problema ambientale rilevante (Figura 4).
Analizzando l'incidenza sul territorio nazionale (Figura 3 ), si evince che sono state controllate 2,6 sorgenti su 100.000 abitanti; su 1 sorgente controllata (ogni 100.000 abitanti) è stato riscontrato almeno un superamento dei limiti normativi (1,7 nel 2019 e 1,8 nel 2018).
Trend: 
Positivo
Descrizione/valutazione del trend: 
Nel 2020, la percentuale delle sorgenti per le quali si rilevano superamenti dei limiti normativi è ancora significativa (37,4%), ma inferiore rispetto a quella riscontrata nel 2019 (-8,3 punti percentuali) e negli anni passati (43,5% nel 2018, 40,6% nel 2016, 45,9% nel 2015 e 46,3% nel 2014) (Figura 4).
L'incidenza sul territorio delle sorgenti controllate su 100.000 abitanti nel 2020, pari a 2,6, risulta inferiore rispetto a quella degli anni passati (3,7 nel 2019, 4,2 nel 2018, 5,1 e 4,6 nel 2017 ).
I dati riscontrati nel 2020 sono dovuti alla chiusura in alcuni periodi dell'anno di molte attività e alla relativa contrazione delle attività di controllo a causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19.
Variabili: 
Percentuale delle sorgenti controllate con superamento, numero delle sorgenti controllate
Commenti: 
Anche nel 2020 le attività di servizio e/o commerciali, in linea con quanto riscontrato negli anni passati, sono le sorgenti maggiormente controllate, pari al 49,7 %, seguite dalle attività produttive (34%). Tra le infrastrutture di trasporto, che rappresentano il 12,3% delle sorgenti controllate, le strade sono le più controllate (10,2% sul totale) (Figura 1).
L'attività di controllo viene eseguita principalmente a seguito di segnalazione/esposto da parte dei cittadini, rappresentando nel 2020 globalmente il 73,6% delle sorgenti controllate (1.119). Le attività di servizio e/o commerciali sono anche le sorgenti per le quali si rileva la più elevata percentuale di superamenti dei limiti normativi, pari al 43%, seguite dalle infrastrutture aeroportuali (40%),superamenti significativi si riscontrano altresì per le infrastrutture stradali (34,8%) e ferroviarie (33,3%), e dalle attività produttive (32,7%) (Tabella 2 - Figura 2 ).
Nel 2020 si segnala un'incidenza sul territorio nazionale di 2,6 sorgenti controllate su 100.000 abitanti e per 1 sorgente controllata (ogni 100.000 abitanti) è stato riscontrato almeno un superamento dei limiti normativi.
Le regioni in cui l'incidenza delle sorgenti controllate risulta molto superiore al dato nazionale sono: Valle d'Aosta (8,1), Lazio (6,1), Piemonte (4,1), Provincia autonoma di Trento e Emilia-Romagna (3,5); mentre quelle con valori significativamente inferiori sono Puglia (0,5), Marche (0,6), Molise (0,7) e Campania (0,9). Non si hanno informazioni sui controlli effettuati nel 2020 nella regione Basilicata (Figura 3).