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INDICE DI COPERTURA VEGETALE MONTANA (MOUNTAIN GREEN COVER INDEX)

Immagine abstract
Abstract: 
L’indice valuta la percentuale di copertura vegetale in aree montane, con riferimento alla definizione ISTAT e a quella proposta dalla FAO nel 2015 con sei classi altimetriche (UNEP- WCMC). Il dato è espresso in termini di superficie vegetale montana totale e con riferimento alla distinzione tra aree naturali e agricole.
Con riferimento alle sei fasce altimetriche definite dall’ UNEP- WCMC, emerge una maggiore presenza di aree vegetate soprattutto nelle classi 5 e 6, ossia tra 300 e 1.500 m s.l.m.
Con riferimento alle aree montane ISTAT, quasi il 90% del territorio al di sopra dei 600 m s.l.m. presenta una copertura vegetale (foreste, arbusteti, prati, aree agricole) e i valori più bassi interessano le regioni alpine.
Descrizione: 
L’indice permette di ottenere informazioni sulla copertura vegetale che occupa le aree montane del territorio nazionale. I risultati vengono presentati con riferimento a due distinte definizioni di area montana. In primo luogo è stata introdotta una definizione basata sulle sei classi altimetriche proposte dall’UNEP- WCMC (Kapos et al. 2000)
1- Elevazione > 4.500 m s.l.m.
2- Elevazione compresa tra 3.500 e 4.500 m s.l.m.
3- Elevazione compresa tra 2.500 e 3.500 m s.l.m.
4- Elevazione compresa tra 1.500 e 2.500 m s.l.m. e pendenza > 2°
5- Elevazione compresa tra 1.000 e 1.500 m s.l.m. e pendenza > 5° o local elevation range (LER) su un raggio di 7 km per quote superiori a 300 m
6- Elevazione compresa tra 300 e 1.000 m s.l.m. e LER su un raggio di 7 km per quote superiori a 300 m
Parallelamente, allo scopo di garantire continuità con le elaborazioni presentate nelle precedenti edizioni dell’Annuario, è stata mantenuta la definizione ISTAT che considera montane le aree al di sopra dei 600 m s.l.m.
Per la descrizione della copertura del suolo è stato considerato il sistema di classificazione proposto dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), prendendo come dato di input la carta per il 2012 e il 2020 ottenuta a partire da CORINE Land Cover e della Carta Nazionale del Consumo di Suolo di ISPRA-SNPA. L’indice di copertura vegetale montana valuta, in accordo con la definizione fornita per l’indicatore 15.4.2 (Mountain Green Cover Index) degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals -SDGs), la presenza di vegetazione nelle zone di montagna – intesa come l’insieme di foreste, arbusteti, prati e aree agricole. L’informazione è stata anche disaggregata rispetto alle aree agricole e a quelle coperte da vegetazione naturale.
Scopo: 
Contribuire all’analisi delle dinamiche evolutive che caratterizzano le aree naturali montane.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nello spazio
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
L'indicatore non ha specifici riferimenti normativi, ma analizzando la conservazione degli ambienti montani si possono monitorare i progressi verso il target 15.4 degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals –SDGs).
DPSIR: 
Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Kapos, V., J. Rhind, M. Edwards, M.F. Price and C. Ravilious, 2000: Developing a map of the world’s mountain forests. In: Forests in Sustainable Mountain Development: A State-of-Knowledge Report for 2000, M.F. Price and N. Butt(eds.), CAB International, Wallingford: 4–9. Available at https://www.researchgate.net/publication/306151877_Developing_a_map_of_the_world's_mountain_forests_Forests_in_sustainable_mountain_development_a_state_of_knowledge_report_for_2000
Munafò, M. (a cura di), 2021. Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2021. Report SNPA 22/21
Tarquini S., Isola I., Favalli M., Battistini A. (2007) TINITALY, a digital elevation model of Italy with a 10 meters cell size (Version 1.0) [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/TINITALY/1.0.
SDG indicator metadata- https://unstats.un.org/sdgs/metadata/files/Metadata-15-04-02.pdf
Limitazioni: 
Come evidenziato nella descrizione della metodologia di elaborazione, l’indicatore è stato calcolato con riferimento alla carta di copertura del suolo relativa all’anno 2012 e 2020, prodotta da ISPRA sulla base dell’integrazione tra dati Copernicus CORINE Land Cover e Carta Nazionale del Consumo di Suolo.
Rispetto alle precedenti edizioni dell’Annuario, l’indicatore è stato anche elaborato secondo la metodologia proposta dalla FAO a utilizzando le sei classi altimetriche UNEP- WCMC. Tuttavia, il mantenimento della classificazione delle aree montane di ISTAT garantisce continuità con le precedenti edizioni, sebbene la revisione della serie storica cui è stata sottoposta la Carta Nazionale del Consumo di Suolo renda i risultati non perfettamente sovrapponibili.
Ulteriori azioni: 
-
Frequenza rilevazione dati: 
Non definibile
Accessibilità dei dati di base: 
http://groupware.sinanet.isprambiente.it/uso-copertura-e-consumo-di-suolo/
http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/download-mais/dem20/view
Fonte dei dati di base: 
CORINE Land Cover 2012-2018
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Tarquini S., Isola I., Favalli M., Battistini A. (2007) TINITALY, a digital elevation model of Italy with a 10 meters cell size (Version 1.0) [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/TINITALY/1.0.
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L’indice è calcolato a partire dalla Carta Nazionale del Consumo di Suolo per il 2012 e il 2020 e dal CORINE Land Cover per gli anni 2012 e 2018. Si è considerata esclusivamente la porzione di territorio con caratteristiche altimetriche tali da rispettare le due definizioni di area montana fornite da ISTAT (territorio al di sopra dei 600 m s.l.m.) e da UNEP- WCMC (sei classi altimetriche per quote superiori a 300 m s.l.m.). Nei territori montani così definiti è stata valutata l’estensione delle aree vegetate, definite come l’insieme di foreste, arbusteti, prati e aree agricole. Il calcolo, eseguito con strumenti GIS, è stato condotto separando i due contributi legati a superfici agricole e superfici coperte da vegetazione naturale.
Il dato è stato calcolato a scala nazionale, disaggregato a scala regionale e restituito in termini di percentuale di territorio montano con copertura vegetale.
È stata poi valutata la variazione della copertura vegetale montana nel periodo 2012-2020, considerando anche in questo caso la copertura vegetale complessiva e le sue due componenti relative a superfici agricole e superfici coperte da vegetazione naturale. La variazione è stata espressa in termini assoluti e di variazione percentuale rispetto al 2012.
Core set: 
SDGs Indicators
Altri Core set: 
Non compilato  
Periodicità di aggiornamento: 
Non compilato  
Copertura spaziale: 
Nazionale, Regionale (20/20)
Copertura temporale: 
2012, 2020
I dati offrono un’accuratezza omogenea, dal momento che le basi di dati utilizzate per le analisi hanno una copertura sull’intero territorio nazionale. L’impiego di fonti di dati disponibili per più anni di riferimento garantisce la comparabilità nel tempo.
Stato: 
Non definibile
Descrizione/valutazione dello stato: 
Con riferimento alle sei fasce altimetriche definite dall’UNEP- WCMC (Tabella 1 e 2), emerge una maggiore presenza di aree vegetate nelle classi 5 e 6, ossia tra 300 e 1.500 m s.l.m (Figura 1). Anche nella fascia 4 (tra 1.500 e 2.500 m s.l.m.) la vegetazione interessa una porzione importante del territorio, mentre nelle tre classi relative alle quote più elevate (e presenti quasi esclusivamente nelle regioni alpine) la vegetazione tende a scomparire, lasciando il posto ad affioramenti rocciosi e ghiacciai.
Le fasce a quota più bassa sono anche quelle più dinamiche (Tabella 3), dal momento che la maggior parte dei cambiamenti si concentra al di sotto dei 1.500 m s.l.m.. Dal punto di vista della tipologia dei cambiamenti, questi sono quasi totalmente associabili a una riduzione delle aree vegetate, con eccezione di Umbria e Toscana, dove si registra un leggero aumento delle aree verdi.
Dal punto di vista della composizione del territorio nelle diverse fasce di quota (Figura 3), le aree non vegetate interessano la totalità delle aree montane in classe 1 e 2 e quasi il 90% della fascia 3. Le superfici vegetate naturali prevalgono nelle fasce a quota minore (4, 5 e 6, ossia tra 600 e 2.500 m s.l.m.), mentre l’agricolo è presente in modo importante nella fascia 6 (tra 300 e 1.000 m s.l.m.) e in modo marginale in fascia 4 e 5, mentre è assente nelle tre fasce con quota maggiore.
Con riferimento alle aree montane ISTAT (quota superiore a 600 m s.l.m.) i risultati (Tabella 4 e Tabella 5) si pongono in linea con quelli presentati nelle precedenti edizioni dell’Annuario, sebbene i valori della copertura vegetale montana risultino leggermente più alti, a causa della revisione cui è stata sottoposta la Carta Nazionale del Consumo di Suolo. A livello nazionale quasi il 90% del territorio al di sopra dei 600 m s.l.m. presenta una copertura vegetale (foreste, arbusteti, prati, aree agricole) e i valori più bassi interessano le regioni alpine, a causa della presenza di insediamenti urbani posti a quota mediamente superiore rispetto alle regioni del Centro-Sud e alla presenza di ghiacciai e suolo nudo, che pur rappresentando delle aree naturali, sono privi di copertura vegetale.
Dal punto di vista della composizione delle aree verdi, si riscontra la prevalenza delle aree naturali nelle regioni dell’arco alpino, mentre in molte regioni del Sud le aree agricole costituiscono circa un terzo delle aree naturali.
Trend: 
Negativo
Descrizione/valutazione del trend: 
Analizzando le trasformazioni che hanno interessato le aree verdi montane sulla base della definizione ISTAT (aree al di sopra dei 600 m s.l.m.) nel periodo 2012-2020 (Tabella 6) è possibile notare una riduzione in 17 delle 20 regioni, concentrata soprattutto in Sicilia e Sardegna per quanto riguarda la perdita di aree verdi montane naturali e in Trentino-Alto Adige, Basilicata e Abruzzo per le aree agricole. Fenomeni di espansione delle aree verdi montane si registrano, invece, in Toscana, Lazio e Umbria, dove all’aumento delle aree naturali si associa una lieve riduzione delle aree agricole.
Prendendo in considerazione le aree montane definite secondo le sei fasce altimetriche UNEP- WCMC (Tabella 3), si conferma il trend di sostanziale riduzione delle aree verdi montane, con valori più alti in Sicilia e Sardegna, mentre fanno eccezione Toscana e Umbria. L’introduzione di una suddivisione delle aree montane in fasce altimetriche intermedie consente di osservare in modo più accurato la distribuzione spaziale del fenomeno. In particolare le riduzioni più significative di vegetazione montana si registrano nelle fasce a quota più bassa (fascia 5 e 6), mentre le variazioni nelle fasce da 1 a 4 (quindi al di sopra dei 1500 m s.l.m.) risultano marginali.
Variabili: 
Copertura vegetale montana
Altitudine
Commenti: 
L’introduzione delle sei fasce (al di sopra dei 300 metri s.l.m.) UNEP-WCMC nella definizione di aree montane consente una lettura più accurata dell’indicatore rispetto alle precedenti versioni basate sulla definizione ISTAT in un’unica fascia altimetrica, permettendo di superare uno dei principali limiti dell’approccio adottato in precedenza. In Figura 2 è mostrata la distribuzione spaziale a scala regionale del MGCI calcolato con riferimento alle aree montane ISTAT, mentre in Figura 1 viene riportato l’indicatore riferito alle 6 classi altimetriche UNEP-WCMC. Dal confronto tra le due figure è possibile notare come la suddivisione in fasce consenta una descrizione più accurata della distribuzione della vegetazione montana soprattutto nelle regioni alpine. L’utilizzo di un unico valore aggregato per l’intera area montana (Figura 2) non permette di distinguere le aree di alta quota, caratterizzate da vegetazione scarsa o assente, da quelle a quota inferiore, più ricche di boschi e vegetazione in genere. In Valle d’Aosta o in Trentino-Alto Adige è evidente (Figura 1) la presenza di aree con bassi valori di MGCI in quota (a causa della presenza naturale di roccia nuda) e nel fondo valle (legati alla presenza delle aree urbane), mentre nelle aree intermedie si registrano valori più alti dell’indicatore, associati alle aree verdi intermedie; tale variabilità non è desumibile direttamente dalla Figura 2.
L’informazione suddivisa nelle sei classe altimetriche mette in evidenza come le aree agricole crescano nettamente nelle zone pianeggianti e sub-pianeggianti (Figura 3).
Le classi altimetriche 1 e 2 (quote più elevate) sono presenti solo nelle regioni dell'arco alpino (Piemonte e Valle d'Aosta per la fascia 1, cui si aggiungono Lombardia e Trentino-Alto Adige per la fascia 2) e mostrano valori dell’indice MGCI per il 2020 sempre pari a zero, a causa della presenza in queste aree di sole rocce nude e ghiacciai (Figura 1, Tabella 1, Tabella 2). La classe 3 a livello nazionale è coperta da vegetazione per l'11,8% della sua estensione, mentre a livello regionale è presente in 8 regioni, con valori massimi in Piemonte e Valle d'Aosta, dove sfiora il 20%. I valori più bassi in questa fascia si hanno in Abruzzo, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, tutte intorno a un punto percentuale. La classe 4 è presente in tutte le regioni, ad eccezione della Puglia. Se si esclude la Sicilia, dove l'indice si ferma al 62%, nelle restanti 18 regioni viene superato il 75% e 14 di queste presentano valori superiori alla media nazionale (pari a 81,7%) (Tabella 2).
Le aree naturali con quota compresa tra 300 e 1500 m s.l.m. (classi 5 e 6) sono presenti in tutte le regioni con valori di MGCI al 2020 superiori al 90%. In particolare, i valori più elevati sono relativi alla fascia 5, e in due regioni superano il 99% (Puglia e Umbria) e in 6 regioni il 98%, a fronte di un valore nazionale del 96,4% (Tabella 1).
Le variazioni della superficie montana occupata da aree verdi interessano 25.118 ettari e si mantengono ben al di sotto del punto percentuale in tutte le regioni. Se si escludono Umbria e Toscana, dove la vegetazione è in lieve aumento (+0,06% e +0,05% rispettivamente), si registra una diminuzione in tutte le fasce e in tutte le regioni. La fascia 6 è quella in cui la superficie vegetata ha subito la maggiore contrazione, riducendosi dello 0,25% a livello nazionale (pari a 25.118 ettari). In particolare circa due terzi della riduzione di aree vegetate in questa classe si concentra in Sardegna (-0,75%) e in Sicilia (-0,62%), mentre tutte le altre variazioni si mantengono al di sotto del mezzo punto percentuale. La riduzione delle aree vegetate montane in fascia 5 riguarda poco meno di 1.400 ettari, concentrati per circa la metà in Piemonte (-783 ettari) e Trentino-Alto Adige (-424 ettari). Le variazioni nelle classi 3 e 4 sono marginali, mentre le classi 1 e 2 non subiscono variazioni tra 2012 e 2020 (Tabella 3).
Analizzando invece i dati con riferimento alle aree montane al di sopra dei 600 m di quota (definizione ISTAT), risulta una copertura vegetata pari all’88,78%, in diminuzione rispetto al 2012 (88,89%) (Tabella 4 e Tabella 5). I valori più elevati si registrano in corrispondenza delle regioni dell’Appennino centrale e meridionale, con un massimo del 97,53% in Umbria, seguita dalla Liguria (97,45%) e Puglia (97,29). Questa definizione risente però, come detto, della mancanza di una distinzione in più fasce altimetriche, con forti effetti sulle regioni alpine, quali Valle d’Aosta (63,23%), Trentino-Alto Adige (77,81%) e Lombardia (79,11%), il cui territorio presenta vaste aree prive di vegetazione (ghiacciai, rocce e suolo nudo). Tale problema è stato superato dalla nuova definizione UNEP-WCMC utilizzata in questa edizione.
Per quanto riguarda la suddivisione delle aree verdi in naturali e agricole sopra i 600 m s.l.m. (Tabella 4 e Tabella 5), si riscontra una predominanza delle aree verdi naturali nelle regioni del Nord, con un massimo del 96,9 % in Friuli-Venezia Giulia, seguita da Liguria (94,8%) e Piemonte (94,2%). Nel Sud la componente agricola risulta più elevata, superando un terzo del totale delle aree verdi sopra i 600 m s.l.m. in Sicilia (44,5%), Molise (43,8%) e Basilicata (36,6%).
Con riferimento alle variazioni 2012-2020 (Tabella 6), si è registrata una riduzione delle aree verdi montane di 10.191 ettari, concentrati per oltre la metà in Sardegna e Sicilia.
A livello regionale Sicilia, Campania Piemonte e Sardegna seguono il trend nazionale, con una riduzione delle aree naturali molto superiore a quella delle aree agricole, mentre in regioni come Basilicata e Abruzzo si segnala il trend opposto. Nelle restanti regioni la riduzione di aree verdi montane si ripartisce in modo omogeneo tra aree naturali e agricole.
Infine, sempre secondo la classificazione Istat (aree montate sopra i 600 m s.l.m.), si registra un’espansione delle aree naturali in Lazio, Umbria e Toscana, mentre l’unica regione con un’espansione delle aree agricole (seppur lieve) è la Sardegna.
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