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EMISSIONI DI GAS SERRA (CO2, CH4, N2O, HFCS, PFCS, SF6): DISAGGREGAZIONE SETTORIALE

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Abstract: 
L'indicatore rappresenta la serie storica delle emissioni di gas serra nazionali dal 1990 al 2017, per settore di provenienza; tali stime sono ufficialmente comunicate dall'Italia nell'ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), del Protocollo di Kyoto e delle Direttive europee sulla limitazione delle emissioni.
Si registra una riduzione sensibile delle emissioni rispetto al 1990 (-17,4%), anche spiegata dalla recessione economica che ha frenato i consumi negli ultimi anni, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2 (-20,6% rispetto al 1990).
Descrizione: 
Le emissioni di gas serra sono in gran parte dovute alle emissioni di anidride carbonica (CO2), connesse, per quanto riguarda le attività antropiche, principalmente all'utilizzo dei combustibili fossili.
Contribuiscono all'effetto serra anche il metano (CH4), le cui emissioni sono legate principalmente all'attività di allevamento in ambito agricolo, allo smaltimento dei rifiuti e alle perdite nel settore energetico, e il protossido di azoto (N2O) derivante soprattutto dalle attività agricole e dal settore energetico, inclusi i trasporti. Il contributo generale all'effetto serra degli F-gas o gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF6, NF3) è minore rispetto ai suddetti inquinanti e la loro presenza deriva essenzialmente da attività industriali e di refrigerazione.
Le emissioni dei gas serra sono calcolate attraverso la metodologia dell'IPCC e sono tutte indicate in termini di tonnellate di CO2 equivalente applicando i coefficienti di Global Warming Potential (GWP) di ciascun composto.
Scopo: 
L'indicatore, che rappresenta una stima delle emissioni nazionali degli inquinanti a effetto serra e la relativa disaggregazione settoriale, ha lo scopo di verificare l'andamento delle emissioni e il raggiungimento degli obiettivi individuati nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici e del Protocollo di Kyoto.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di informazione
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) 1992
Protocollo di Kyoto 1997
Legge 65/1994
Delibera CIPE 123/2002
Legge 120/2002
Delibera CIPE 123/2002
Legge 316/2004 (conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge n. 273/2004, recante disposizioni urgenti per l’applicazione della Direttiva 2003/87/CE in materia di scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra nella Comunità europea)
D.Lgs. 51/2008
Decisione “Effort Sharing” 406/2009/CE
D.Lgs. 30/2013
Regolamento UE 525/2013
D.Lgs. 111/2015
Accordo di Parigi 2015
Legge 79/2016
Regolamento UE 842/2018
Regolamento UE 1999/2018
Direttiva UE 2001/2018
Obiettivi fissati dalla normativa: 
L'Italia ha ratificato con la Legge 65/1994 la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), nata nell'ambito del "Rio Earth Summit" del 1992. La Convenzione ha come obiettivo la stabilizzazione a livello planetario della concentrazione in atmosfera dei gas a effetto serra a un livello tale che le attività umane non possano modificare il sistema climatico. Il Protocollo di Kyoto sottoscritto nel 1997, ratificato dalla Legge 120/2002, in vigore dal 2005, costituisce lo strumento attuativo della Convenzione. L'Italia aveva l'impegno di ridurre le emissioni nazionali complessive di gas serra del 6,5% rispetto al 1990, entro il periodo 2008-2012. Il Protocollo stesso prevedeva complessivamente per i paesi industrializzati l'obiettivo di riduzione del 5,2%, mentre per i paesi dell'Unione Europea una riduzione complessiva delle emissioni pari all'8%.
La Delibera CIPE n. 123 del 19 dicembre 2002, relativa alla revisione delle linee guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle emissioni dei gas serra, ha istituito un Comitato tecnico emissioni gas serra al fine di monitorare l'attuazione delle politiche di riduzione delle emissioni.
In Italia il monitoraggio delle emissioni dei gas climalteranti è garantito da ISPRA, attraverso il Decreto Legislativo n. 51 del 7 marzo 2008 e il Decreto Legislativo n. 30 del 13 marzo 2013 che prevedono l'istituzione del National System relativo all'inventario delle emissioni dei gas serra.
Per colmare il divario 2013-2020, l 'Emendamento di Doha al Protocollo di Kyoto è stato adottato l'8 dicembre 2012. L'UE e i suoi Stati membri si sono impegnati in questa seconda fase del Protocollo di Kyoto e hanno stabilito di ridurre le emissioni collettive del 20% al di sotto dei livelli del 1990 o altro anno base.
Un nuovo accordo globale è stato raggiunto a Parigi nel dicembre 2015, per il periodo successivo al 2020. L'accordo mira a rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici mantenendo l'aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2 °C oltre i livelli preindustriali, perseguendo gli sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 °C; l'accordo di Parigi è entrato in vigore il 4 novembre 2016.
La Legge 79/2016, ratifica ed esecuzione dell’Emendamento di Doha al Protocollo di Kyoto, definisce una Strategia nazionale di sviluppo a basse emissioni di carbonio, istituisce il Sistema nazionale in materia di politiche e misure e di proiezioni, definisce il monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e delle informazioni in materia di cambiamenti climatici.
A livello europeo, gli obiettivi di riduzione delle emissioni complessive di gas serra al 2020 sono stati fissati dal Regolamento europeo (525/2013), relativo al Meccanismo di Monitoraggio delle emissioni di gas serra dell’Unione Europea, e al 2030 dal Quadro Clima-Energia 2030. In particolare, l'Unione Europea e i suoi Stati membri, nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC), del Protocollo di Kyoto e successivamente in base all’Emendamento di Doha al Protocollo di Kyoto del 2012 e all’Accordo di Parigi del 2015, hanno stabilito di ridurre le loro emissioni collettive del 20% entro il 2020 e del 40% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Considerando le emissioni complessive derivanti dai settori non EU-ETS (European Union Emissions Trading Scheme - EU ETS), che oltre al settore agricoltura includono trasporti, residenziale e rifiuti, gli obiettivi di riduzione per l’Italia al 2020 e al 2030 sono stabiliti rispettivamente dalla Decisione Effort Sharing (406/2009) e dal Regolamento EU Effort Sharing (2018/842) e sono pari a -13% e -33% rispetto alle emissioni di gas serra del 2005.
Il Quadro 2030 per il clima e l'energia comprende obiettivi politici a livello dell'UE per il periodo dal 2021 al 2030. Gli obiettivi chiave al 2030 sono: una riduzione almeno del 40% rispetto ai livelli del 1990 delle emissioni di gas a effetto serra; una quota almeno del 32% di energia rinnovabile; un miglioramento almeno del 32,5% dell'efficienza energetica. Il quadro è stato adottato dal Consiglio europeo nell'ottobre 2014. Gli obiettivi in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica sono stati rivisti al rialzo nel 2018.
Il Regolamento UE 525/2013 è stato abrogato dal Regolamento UE 1999/2018 relativo alla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima, che prevede istituti e procedure per conseguire gli obiettivi e traguardi dell'Unione dell'energia, e in particolare quelli fissati per il 2030 in materia di energia e di clima.
La Direttiva UE 2001/2018 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili stabilisce un quadro comune per la promozione dell'energia da fonti rinnovabili, fissando un obiettivo vincolante dell'Unione per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia dell'Unione nel 2030. Gli Stati membri provvedono collettivamente a far sì che la quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia dell'Unione nel 2030 sia almeno pari al 32%. Gli Stati membri fissano contributi nazionali per conseguire collettivamente l'obiettivo vincolante complessivo dell'Unione per il 2030, come parte dei loro piani nazionali integrati per l'energia e il clima in conformità al Regolamento UE 1999/2018.
DPSIR: 
Pressione
Tipologia indicatore: 
Performance (tipo B)
Riferimenti bibliografici: 
ANPA, Contaldi M., De Lauretis R., Romano D., Analisi delle emissioni dei gas serra dal 1990 al 1998, RTI AMB-EMISS 2/2000, 2000
APAT, Bernetti A., Di Cristofaro E., Carbon Dioxide Intensity Indicators, 2008. Disponibile su http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti
APAT, Caputo A., Produzione di energia elettrica ed emissioni di gas serra (Strategie di mitigazione delle emissioni), 2007. Disponibile su: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti
APAT, M. Contaldi, M. Ilacqua, Analisi dei fattori di emissione di CO2 dal settore dei trasporti, Rapporti 28/2003, 2003
APAT, Methodologies used in Italy for the estimation of air emission in the agriculture sector. Technical report 64/2005. Rome – Italy, 2005
Bernetti A., De Lauretis R., Romano D., Different methodologies to quantify uncertainties of air emissions, Environment International, Volume 30, Issue 8, October 2004, Pages 1099-1107
Byers C. (MSc), Contaldi M. et al., Evaluation of national climate change policies in EU member states - Country report on Italy. Ecofys, 2001
Contaldi M., Gracceva F., Scenari energetici per l’Italia da un modello di equilibrio generale (Markal- macro), Rapporto Tecnico ISBN 88-8286-108-2, ENEA, 2004
De Lauretis R. et al., La disaggregazione a livello provinciale dell’inventario nazionale delle emissioni, Anni 1990 – 1995 – 2000 - 2005. Rapporti 92/2009. Disponibile su: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti
Federici S., Vitullo M., Tulipano S., De Lauretis R., Seufert G., An approach to estimate carbon stocks change in forest carbon pools under the UNFCCC: the Italian case, iForest – Biogesciences & Forestry, iForest (2008) 1: 86-95, disponibile su web http://www.sisef.it/iforest/
IPCC/OECD/IEA, IPCC Guidelines for National Greenhouse Gases Inventories, Revised 1996, IPCC, 1997
IPCC/WMO/UNEP, Good Practice Guidance and Uncertainty Management in National Greenhouse Gas Inventories, IPCC, 2000
IPCC, 2003. Good Practice Guidance for Land Use, Land-Use Change and Forestry. IPCC Technical Support Unit, Kanagawa, Japan
IPCC, 2006. 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories, Prepared by the National Greenhouse Gas Inventories Programme, Eggleston H.S., Buendia L., Miwa K., Ngara T. and Tanabe K.(eds). Published: IGES, Japan.
IPCC, 2014. 2013 Revised Supplementary Methods and Good Practice Guidance Arising from the Kyoto Protocol. Hiraishi, T., Krug, T., Tanabe, K., Srivastava, N., Baasansuren, J., Fukuda, M. and Troxler, T.G. (eds). Published: IPCC, Switzerland.
ISPRA, Condor R. D., Agricoltura. Emissioni in atmosfera 1990-2009. Rapporti 140/2011. disponibile su: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti
ISPRA, Cóndor R. D., Di Cristofaro E., De Lauretis R.. Agricoltura: Inventario nazionale delle emissioni e disaggregazione provinciale. Rapporti 85/2008. Disponibile su: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti
ISPRA, De Lauretis R. Romano D., Vitullo M., Arcarese C. National Greenhouse Gas Inventory System in Italy. Year 2019
ISPRA, Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2017, National Inventory Report 2019 (http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/serie-storiche-emissioni/national-inventory-report/view)
ISPRA, Quality Assurance/Quality Control Plan for the Italian Emission Inventory, Year 2019 (http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/serie-storiche-emissioni/quality-assurance-quality-control-plan-for-the-italian-emission-inventory)
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Seventh National Communication under the UN Framework Convention on Climate Change, MATTM, 2017 (https://unfccc.int/sites/default/files/resource/258913076_Italy-NC7-2-Italy%20Seventh%20National%20Communication%20Final.pdf)
Limitazioni: 
Non compilato  
Ulteriori azioni: 
Non compilato  
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
Utilizzati i dati ISPRA dell’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera (http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/serie-storiche-emissioni).
Fonte dei dati di base: 
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Unità di misura: 
Milioni di tonnellate (Mt), Tonnellata (t), Tonnellate CO2 equivalenti (tCO2eq)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
La stima delle emissioni viene effettuata nell'ambito della realizzazione dell'inventario delle emissioni in atmosfera attraverso l'uso di appropriati fattori di emissione e/o modelli di stima. Nei grafici e nelle tabelle le emissioni di gas serra sono così espresse: CO2, milioni di tonnellate (Mt); CH4 e N2O, migliaia di tonnellate (kt); F-gas, tonnellata (t); Le emissioni di gas serra vengono quindi convertite in termini di CO2 equivalente moltiplicando le emissioni di gas per il Global Warming Potential (GWP), potenziale di riscaldamento globale, in ogni specie in rapporto al potenziale dell'anidride carbonica.
Per quanto riguarda i gas serra, la metodologia di riferimento è quella indicata dall'IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC Guidelines for National Greenhouse Gases Inventories, Revised 1996; Good Practice Guidance and Uncertainty Management in National Greenhouse Gas Inventories, IPCC 2000; Good Practice Guidance for Land Use, Land-Use Change and Forestry, IPCC 2003; 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories). Per la descrizione della metodologia di stima si fa riferimento al National Inventory Report – NIR (http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/serie-storiche-emissioni/national-inventory-report/view).
Core set: 
Strategia di Azione Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile in Italia (DELIBERA CIPE N. 57 DEL 2/8/2002)
Sviluppo sostenibile europeo (EUSDI) del 2015
Green growth OECD
Headline per il monitoraggio degli obiettivi della Strategia UE 'Europa2020'
Resource Efficiency Scoreboard
EEA - CSI
7EAP - Dati sull'ambiente
SDGs Indicators
Accordo di Partenariato Italia 2014-2020
Tipo rappresentazione: 
Grafico
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale.
Copertura temporale: 
1990-2017
L'informazione relativa alle emissioni dei gas serra è fondamentale ai fini della verifica del conseguimento degli obiettivi imposti a livello nazionale e internazionale. Le stime sono calcolate in conformità alle caratteristiche di trasparenza, accuratezza, consistenza, comparabilità, completezza richieste dalla metodologia di riferimento.
Stato: 
Medio
Trend: 
Positivo
Descrizione dello stato e trend: 
Le emissioni totali di gas a effetto serra nel periodo 1990-2017 mostrano una riduzione del 17,4%, passando da 517,7 a 427,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Dal 2016 al 2017 si stima un decremento pari a -1,0%. L'andamento complessivo dei gas serra, positivo con riferimento all’obiettivo europeo per il 2020 della riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, è determinato principalmente dal settore energetico e quindi dalle emissioni di CO2 che rappresentano poco più dei quattro quinti delle emissioni totali lungo l'intero periodo 1990-2017; si registra una diminuzione anche per il metano e il protossido di azoto, mentre gli F-gas presentano una forte crescita dal 1990.
Commenti: 
I dati di emissione riportati costituiscono la fonte ufficiale di riferimento per la verifica degli impegni assunti a livello internazionale, in ragione del ruolo di ISPRA come responsabile della realizzazione annuale dell'Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera. Per garantire la coerenza e comparabilità dell'inventario, l'aggiornamento annuale delle emissioni comporta la revisione dell'intera serie storica sulla base della maggiore informazione e dei più recenti sviluppi metodologici.
I dati presentati si basano sulla disaggregazione settoriale con riferimento alle Linee Guida dell'IPCC (IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories). Le emissioni vengono presentate sia per singolo gas sia in modo aggregato, espresse in termini di CO2 equivalente, riportandole sia a livello totale sia disaggregate a livello di settore IPCC.
Le composizioni percentuali delle sostanze che compongono i gas serra non subiscono profonde variazioni lungo l'intero periodo 1990-2017. Questo vale soprattutto per l'anidride carbonica e il metano, che nel 2017 pesano rispettivamente sul totale l’81,6% e il 10,3%; il protossido di azoto e gli F-gas, che nel 2017 si attestano rispettivamente al 4,2% e 4,0% del totale dei gas serra, mostrano invece una riduzione per N2O (5,0% nel 1990) e un aumento per gli F-gas (0,7% nel 1990) (Tabella 6). Le emissioni di anidride carbonica, che caratterizzano il trend complessivo dei gas serra, presentano un andamento crescente fino al 2004 per poi diminuire negli anni successivi con una accentuata riduzione nel 2009 (Tabella 6, Figura 2a). Le emissioni di CH4, senza LULUCF (Land Use, Land-Use Change and Forestry) dal 1990 decrescono complessivamente del 9,1% (Tabelle 2 e 6, Figura 2b) e quelle di N2O del 31,8% (Tabelle 3 e 6, Figura 2c). Per quanto riguarda le emissioni degli F–gas, si nota una forte crescita dal 1997; a partire dalla fine degli anni 90, questi composti sono prevalentemente costituiti dagli HFCs (Tabelle 4 e 6, Figura 2d).
Le emissioni di gas serra sono principalmente imputabili al settore energetico (nel 2017 il peso sul totale è pari all’80,9%). Le emissioni gas serra provenienti dai processi industriali e dall’agricoltura hanno pesi sul totale nazionale del 2017 pari rispettivamente a 7,7% e 7,2%, mentre il settore dei rifiuti nel 2017 contribuisce al totale per il 4,3% (Tabelle 1 e 7, Figura 1).
Come si evince dalle Figure 2b e 2c, i contributi maggiori per le emissioni di CH4 derivano dall'agricoltura e dai rifiuti, mentre per N2O dal settore agricolo.
Le stime del carbonio presente nei diversi serbatoi forestali sono state effettuate tramite l'uso del modello For-est basato sulla metodologia IPCC, per i seguenti comparti: biomassa epigea, biomassa ipogea, necromassa, lettiera e soils inteso come sostanza organica del suolo. Tale modello, usato per stimare l'evoluzione nel tempo degli stock dei serbatoi forestali italiani, è stato applicato a scala regionale (NUT2); i dati di superficie, per regione e categoria inventariale, utilizzati come input per il modello, sono stati ricavati dagli Inventari Forestali Nazionali (1985, 2005, 2012) (Tabella 8 e Figura 5).
Le variazioni dello stock di carbonio relativo alla biomassa risentono, in maniera diretta dei prelievi legnosi che sottraggono biomassa, e quindi carbonio, al patrimonio forestale e in maniera molto più marcata degli incendi: è possibile notare, infatti, come nel 1990, nel 1993 e nel 2007, le ingenti superfici percorse da incendi abbiano inciso profondamente sulla variazione dello stock di carbonio.
Gli indicatori relativi ai gas serra, collocandosi nel contesto del Settimo programma di azione per l'ambiente dell'Unione Europea, Obiettivo Prioritario 2, con riferimento al progetto di un’economia a basse emissioni di carbonio, verde e competitiva, fondata su di un utilizzo efficiente delle risorse, evidenzia i progressi nazionali effettuati verso il conseguimento dell’obiettivo, sebbene la riduzione delle emissioni di CO2, senza LULUCF, registrata negli ultimi anni (-20,6% tra il 1990 e il 2017) sia stata fortemente condizionata dalla recessione economica che ha frenato i consumi.
Allegati: