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CONSISTENZA DELL'ATTIVITA' DI PESCA

Immagine abstract
Abstract: 
L’indicatore contribuisce a definire la pressione sulle risorse bersaglio mostrando la tendenza complessiva del settore con particolare riguardo alla consistenza della flotta peschereccia e alla ripartizione delle catture per sistemi di pesca e per regione. Esso, inoltre, misura lo sforzo di pesca e l'efficacia dell'attività di pesca attraverso le catture per unità di sforzo (Catch Per Unit of Effort - CPUE). Lo sforzo di pesca, in costante diminuzione dal 2004, ha registrato un aumento tra il 2008 e il 2009, passando da 25,2 a 26,5, poi ha ripreso a diminuire fino a raggiungere, nel 2018, 16,4. Le catture per unità di sforzo (CPUE) continuano ad aumentare rispetto agli anni precedenti, attestandosi a 11,7 kg/die per il 2018.
Descrizione: 
L'indicatore descrive l'andamento e la distribuzione, per le regioni costiere italiane, della capacità di pesca della flotta nazionale, intesa come numero di battelli, tonnellaggio e potenza motore del naviglio peschereccio. Viene anche descritta la distribuzione dei giorni medi di pesca e la ripartizione delle catture per regione e per sistema di pesca nell'annualità considerata. L'indicatore comprende, inoltre, due importanti indicatori relativi alla pressione di pesca quali lo sforzo di pesca (E), calcolato moltiplicando il tonnellaggio (espresso in GT "Gross Tonnage") per i giorni medi di pesca (come da Regolamento comunitario CE 2091/1998) e le catture per unità di sforzo (Catch Per Unit of Effort - CPUE) che indicano l'ammontare di catture ottenute per un'unità di sforzo.
Scopo: 
Mostrare la tendenza complessiva del settore con particolare riguardo alla consistenza della flotta peschereccia e alla ripartizione delle catture per sistemi di pesca e per regione. L'indicatore, inoltre, misura lo sforzo di pesca, che esprime in maniera sintetica l'impiego dei fattori produttivi, quantitativi e qualitativi, utilizzati nella cattura di specie marine, e l'efficacia dell'attività di pesca attraverso le CPUE. Pertanto contribuisce a definire la pressione sulle risorse bersaglio.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
L 963/65 (Disciplina della pesca marittima) e s.m.i.;
L 41/82 (Piano per la razionalizzazione e lo sviluppo della pesca marittima);
Programma Operativo Pesca FEP 2007/2013;
Declaration (FAO, 2001) sull'"Approccio ecosistemico alla gestione della pesca "Approccio precauzionale della pesca" (FAO, 1996);
"Codice di condotta per una pesca responsabile" (FAO, 1995);
Direttiva Quadro 2008/56/CE
Obiettivi fissati dalla normativa: 
L'Italia partecipa allo sforzo di contenimento dell'impatto della pesca sulle risorse alieutiche e gli ecosistemi marini perseguito da tempo dall'UE e ribadito in maniera forte dalla Politica Comune della Pesca (PCP, entrata in vigore il 1° gennaio 2003) che ha introdotto una serie di modifiche rivolte alla protezione degli stock ittici e alla tutela dell'ambiente marino. Tra gli obiettivi prioritari vi è il ridimensionamento della flotta da pesca, con una riduzione della capacità di pesca sia in termini di potenza motore sia di tonnellaggio, e l'attuazione di strategie che prevedono, fra le altre cose, il riposo biologico, l'impiego di sistemi selettivi e la riduzione dello sforzo di pesca. L'obiettivo di riduzione dello sforzo di pesca viene raggiunto sia tramite la riduzione della flotta di pesca sia mediante limiti imposti alle giornate e aree di pesca, e solo in modo limitato ad alcune specie, con limiti alle catture (Catture Totali Ammissibili - TAC). Fra le strategie di mitigazione dell'impatto della pesca sulla biodiversità marina adottate dal MiPAAF particolare importanza acquisisce, inoltre, l'applicazione delle raccomandazioni contenute nella Reykjavik Declaration (FAO, 2001) sull'"Approccio ecosistemico alla gestione della pesca", nonché il recepimento dell'"Approccio precauzionale della pesca" (FAO, 1996) e del "Codice di condotta per una pesca responsabile" (FAO, 1995), che rappresentano un importante passo a livello nazionale verso la conservazione della biodiversità marina. Inoltre, la recente riforma della Politica Comune della Pesca, Regolamento (UE) n.1380/2013, ha lo scopo di conseguire una crescita sostenibile e inclusiva di una maggiore coesione nelle regioni costiere e di solidi risultati economici nel settore. Le proposte formulate dalla Commissione si concentrano sulla sostenibilità e sulle soluzioni a lungo termine. Tali obiettivi a livello del Mediterraneo si integrano con quelli della Strategia Marina (Direttiva quadro 2008/56/CE) e del processo EcAp-MED, che prevede l'implementazione dell'approccio ecosistemico nel Mediterraneo nell'ambito della Convenzione di Barcellona con il coordinamento dell'UNEP/MAP.
DPSIR: 
Determinante, Pressione
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Politica Comune della Pesca (PCP) Reg (UE) N. 1380/2013; Regolamento (UE) n. 508/2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP); Programma Operativo Pesca FEP 2007/2013 (10/10/2007); www.irepa.org
Limitazioni: 
La consistenza delle risorse ittiche viene valutata solo in maniera indiretta, soprattutto in base alle catture per unità di sforzo (CPUE), senza fornire informazioni dirette sulla biodiversità marina. Inoltre, la distribuzione regionale della flotta peschereccia, valutata sulla base delle imbarcazioni registrate, non corrisponde esattamente al numero di imbarcazioni che lavorano nell'area e quindi alla pressione effettivamente esercitata localmente e non rappresenta eventuali implementazioni tecnologiche.
Ulteriori azioni: 
-
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
Richiesta specifica a Mably (Ex IREPA)
Fonte dei dati di base: 
Mably
Unità di misura: 
Chilogrammo (kg), Chilowatt (kW), Giorni di pesca (die), Numero (n.), Tonnellata (t)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Per ciascun anno si calcolano il numero di imbarcazioni, il tonnellaggio di stazza lorda (Gross Tonnage - GT) e la potenza motore a livello nazionale e regionale, nonché la distribuzione regionale dei giorni medi di pesca e del numero di catture per sistemi di pesca. Si calcolano, inoltre, lo sforzo di pesca, misurato moltiplicando il tonnellaggio (espresso in GT) per i giorni medi di pesca, nonché il CPUE (Catch Per Unit of Effort) definito dal rapporto tra le catture totali e lo sforzo di pesca totale in un dato periodo di tempo.
Core set: 
Sviluppo sostenibile europeo (EUSDI) del 2015
EEA - CSI
7EAP - Dati sull'ambiente
SDGs Indicators
Tipo rappresentazione: 
Grafico
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale
Regionale
Copertura temporale: 
1996-2018
L’indicatore misura una delle principali cause di pressione sulla biodiversità marina. Presenta ottima affidabilità, validazione e ottima comparabilità nel tempo e nello spazio dei dati.
Stato: 
Medio
Trend: 
Stabile
Descrizione dello stato e trend: 
Nel 2018, rispetto al 2017, la capacità della flotta peschereccia nazionale ha subito lieve flessione (-1%) in termini di numerosità di battelli e del -4,3% in termini di capacità espressa in GT (gross tonnage). (Tabella 1). La diminuzione dell’attività di pesca che ha caratterizzato l’Italia, soprattutto dall'inizio degli anni 2000, si evidenzia anche da una variazione netta di giorni medi di pesca che, ad esempio dal 2007 al 2018 diminuiscono di 17,5 giorni di pesca in meno per battello. Lo sforzo di pesca, in costante diminuzione dal 2004, ha registrato un aumento tra il 2008 e il 2009, passando da 25,2 a 26,5, poi ha ripreso a diminuire fino a raggiungere, nel 2018, 16,4. Le catture per unità di sforzo (CPUE) continuano ad aumentare rispetto agli anni precedenti, attestandosi a 11,7 kg/die per il 2018 (Figura 5). Dal 2009 al 2014 è stata rilevata una costante flessione di entrambi i parametri (sforzo e CPUE), probabilmente a indicare che, a fronte della riduzione dell’intensità di sfruttamento, non si osservava un complessivo recupero delle risorse sfruttate; successivamente si osserva, invece, un'inversione di tendenza con un leggero aumento delle CPUE a fronte del permanere della flessione dello sforzo. Nel “lungo” periodo (1996-2018), il numero di battelli che compongono la flotta nazionale è diminuito del 24,5%, in linea con il trend della potenza complessiva (-35,9%) e del tonnellaggio (-36,1%) (Tabella 1 e Figura 1).
Commenti: 
Anche nel 2018, come negli anni passati, la maggior percentuale delle imbarcazioni della flotta nazionale è registrata in Sicilia (22,6%) e Puglia (12,4%) (Tabella 2 e Figura 2). I circa tremila battelli siciliani incidono, per tonnellaggio, sulla capacità peschereccia nazionale per il 29,4%. Se si esclude la Sicilia, la flotta italiana si distribuisce omogeneamente su tutto il litorale, caratterizzandosi per una bassa concentrazione produttiva. Nel corso del 2018, l’attività di pesca nazionale si è svolta con una media di 113,5 giorni per battello. Il maggior numero di giorni medi di pesca è stato effettuato in Molise (152, 6) e in Puglia (151,5), (Tabella 3 e Figura 3). Tenendo conto delle catture, i sistemi di pesca più utilizzati sono lo strascico e la volante. Nel 2018, il 40,6% del totale delle catture nazionali è avvenuto tramite lo strascico (Tabella 4 e Figura 4), di cui il 44,9% è da attribuire alle imbarcazioni pugliesi e siciliane (Tabella 4). Nel 2018, a livello regionale, è la Sicilia a registrare lo sforzo di pesca maggiore (5,2), mentre in termini di catture per unità di sforzo (CPUE), la regione con addirittura più di 30kg/die è l’Emilia-Romagna (Tabella 5).