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QUALITÀ DELL' ARIA AMBIENTE: PARTICOLATO (PM10)

Immagine abstract
Abstract: 
L’indicatore si basa sui dati di concentrazione di PM10 in atmosfera misurati nel corso del 2019 nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati in ISPRA nel database InfoAria, secondo quanto previsto dalla Direttiva 2008/50/CE (e dal decreto legislativo di recepimento D.Lgs. 155/2010) e dalla Decisione 2011/850/EU. Le stazioni di monitoraggio che hanno misurato e comunicato dati di PM10 sono 561. Le serie di dati con copertura temporale sufficiente per la verifica dei valori di rifermento sono 516. Sono stati registrati superamenti sia del valore limite annuale (1 stazione pari allo 0,2% dei casi) sia del valore limite giornaliero (111 stazioni pari al 22% dei casi). Risultano infine superati nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio sia il valore di riferimento annuale dell’OMS (65% dei casi), sia quello giornaliero (76% dei casi).
Descrizione: 
Per materiale particolato aerodisperso si intende l’insieme delle particelle atmosferiche solide e liquide sospese in aria ambiente. Il termine PM10 identifica le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale a 10 μm. Queste sono caratterizzate da lunghi tempi di permanenza in atmosfera e possono, quindi, essere trasportate anche a grande distanza dal punto di emissione, hanno una natura chimica particolarmente complessa e variabile, sono in grado di penetrare nell’albero respiratorio umano, con effetti negativi sulla salute.
Il particolato PM10 in parte è emesso come tale direttamente dalle sorgenti in atmosfera (PM10 primario) e in parte si forma in atmosfera attraverso reazioni chimiche fra altre specie inquinanti (PM10 secondario). Il PM10 può avere sia un’origine naturale (l’erosione dei venti sulle rocce, le eruzioni vulcaniche, gli incendi spontanei) sia antropica (combustioni e altro). Tra le principali sorgenti antropiche, un importante ruolo è rappresentato dall’uso della legna nel riscaldamento civile e dal traffico veicolare. Di origine antropica sono anche molte delle sostanze gassose che contribuiscono alla formazione di PM10 secondario, come gli ossidi di zolfo e di azoto, i COV (Composti Organici Volatili) e l’ammoniaca.
L'indicatore è stato elaborato sulla base dei dati di concentrazione di PM10 in atmosfera, misurati nel corso del 2019 nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati in ISPRA nel database InfoARIA secondo quanto previsto dalla Decisione 2011/850/EU. Sono stati calcolati i parametri per un confronto con i valori limite per la protezione della salute umana stabiliti dalla normativa di riferimento (D.Lgs.155/2010) e con i valori di riferimento stabiliti dall’OMS per la protezione della salute umana (WHO-AQG, 2006).
È riportata inoltre l’analisi statistica dei trend delle concentrazioni di PM10 determinate dal 2010 al 2019 in 370 stazioni di monitoraggio sul territorio nazionale. Il campione è omogeneo, ovvero tutte queste stazioni hanno prodotto dati in modo continuo nel decennio, con una copertura annuale pari almeno al 75% per almeno otto anni su dieci.
Scopo: 
Fornire informazioni sullo stato della qualità dell'aria attraverso i parametri statistici calcolati a partire dai dati di concentrazione nell'aria ambiente, la verifica del rispetto dei valori limite previsti dalla normativa e il confronto con i valori di riferimento stabiliti dall’OMS.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend senza necessariamente fornire una valutazione dello stesso
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
D.Lgs. 155/2010: Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n. 155 Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa (G.U., n. 216 del 15/09/2010 – suppl. ord. N. 217 – in vigore dal 30/09/2010).
Decisione 2011/850/EU – Commission Implementing Decision laying down rules for Directive 2004/107/EC and Directive 2008/50/EC of the European Parliament and of the Council as regards the reciprocal exchange of information and reporting on ambient air quality
Direttiva 2008/50/EC: Directive 2008/50/EC of the European Parliament and of the Council of 21 May 2008 on ambient air quality and cleaner air for Europe.
L’obiettivo della Direttiva 2008/50/CE è quello di consentire la valutazione della qualità dell’aria su basi comuni, di ottenere informazioni sullo stato della qualità dell’aria al fine di combattere l’inquinamento atmosferico, di assicurare la disponibilità pubblica delle informazioni e promuovere la cooperazione tra gli Stati membri. Il D.Lgs. 155/2010, che recepisce a livello nazionale la direttiva citata, ha inoltre l’obiettivo di consentire a regioni e province autonome la valutazione e la gestione della qualità dell’aria ambiente. I valori limite del D.Lgs. 155/2010 rappresentano gli obiettivi di qualità dell’aria ambiente da perseguire per evitare, prevenire, ridurre effetti nocivi per la salute umana e per l’ambiente nel suo complesso. I valori di riferimento OMS rappresentano una guida da perseguire nella riduzione dell’impatto sulla salute umana dell’inquinamento atmosferico. I valori limite del particolato PM10 nell’aria ambiente definiti dalla normativa insieme ai valori di riferimento OMS sono riportati nella Tabella A.
DPSIR: 
Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
WHO-World Health Organisation, 2006. Air Quality Guidelines. Particulate matter, ozone, nitrogen dioxide and sulfur dioxide. Global Update 2005, Copenhagen, WHO Regional Office for Europe Regional Publications.
SNPA, 2020, La qualità dell’aria in Italia, Ed.2020
Limitazioni: 
Non compilato  
Ulteriori azioni: 
Non compilato  
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
Database InfoAria- ISPRA
Fonte dei dati di base: 
Province Autonome
Regioni
SNPA (Sistema Nazionale per la protezione dell’ambiente)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L’indicatore si basa sui dati di concentrazione di PM10 in atmosfera, misurati nelle stazioni di monitoraggio distribuite sul territorio nazionale, raccolti e archiviati in ISPRA, nel database InfoAria secondo quanto previsto dalla Decisione 2011/850/EU. Sono stati calcolati i parametri per un confronto con i valori limite per la protezione della salute umana stabiliti dalla normativa di riferimento (D.Lgs.155/2010) e con i valori di riferimento stabiliti dall’OMS per la protezione della salute umana.. Tutti i parametri sono stati calcolati seguendo le regole europee e sono stati sottoposti a verifica da parte di Regioni/PPAA/ARPA/APPA. Per il confronto con i valori limite, giornaliero e annuale, del D.Lgs.155/2010 e con i valori di riferimento dell’OMS (entrambi riportati nelle Figure 3 e 4) sono state utilizzate le serie di dati con una copertura temporale minima del 90% (al netto delle perdite di dati dovute alla taratura periodica o alla manutenzione ordinaria). Per la sola media annuale sono state considerate anche serie con copertura temporale minima del 14% aventi una distribuzione dei dati uniforme nel corso dell’anno seguendo i criteri specifici per il PM10 di cui all’allegato del D.Lgs. 155/2010.
L’analisi statistica dei trend (2010-2019) è stata condotta con il metodo di Mann-Kendall corretto per la stagionalità. Implementare un metodo di destagionalizzazione permette di minimizzare l’effetto delle oscillazioni interannuali dovute alle differenze riscontrabili nei vari anni rispetto al ciclo stagionale medio, di evidenziare l’esistenza di una tendenza di fondo, di quantificare la sua significatività statistica e di stimare la variazione di concentrazione annuale media nel periodo di osservazione.


Core set: 
EEA - CSI
7EAP - Dati sull'ambiente
SDGs Indicators
Altri Core set: 
Non compilato  
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale
Regionale
Provinciale: (105/110)
Comunale: (379/8047)

Copertura temporale: 
2010-2019
L’indicatore ha un’alta rilevanza in quanto fornisce in modo capillare informazioni sullo stato della qualità dell'aria in Italia a partire dai dati di concentrazioni nell'aria ambiente, misurati nelle reti di monitoraggio regionali con metodi di riferimento o equivalenti, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 155/2010. L’indicatore è affidabile in quanto i parametri per i confronti con i valori limite e i valori di riferimento dell’OMS sono stati calcolati per le serie di dati che rispettavano gli obiettivi di qualità previsti dal D.Lgs 155/2010 stesso.

Stato: 
Scarso
Descrizione/valutazione dello stato: 
È stato registrato un solo superamento del valore limite annuale. Il valore limite giornaliero è stato superato in 111 stazioni, pari al 22% dei casi. Risultano infine superati nella maggior parte delle stazioni di monitoraggio sia il valore di riferimento annuale dell’OMS (65% dei casi), sia quello giornaliero (76% dei casi) (Tabella 1, Figura 2 e 3).
I superamenti registrati sono concentrati nell’area del bacino padano e in alcuni aree urbane del Centro Sud.

Trend: 
Positivo
Descrizione/valutazione del trend: 
L’analisi statistica condotta con il metodo di Mann-Kendall corretto per la stagionalità, i cui risultati sono riportati sinteticamente nella Tabella 4 e nella Figura 5, indica per il PM10 un trend decrescente statisticamente significativo nel 72% dei casi (268 stazioni di monitoraggio su 370 (variazione annuale media stimata: -0,7 µg/m³y [-3,1 µg/m³y ÷ -0,1 µg/m³y]).
Un trend crescente statisticamente significativo è stato individuato nel 5% dei casi (18 stazioni; variazione annuale media stimata: +0,7 µg/m³y [+0,2 µg/m³y ÷ +1,5 µg/m³y]). Nel restante 23% dei casi (84 stazioni di monitoraggio su 370) , per un intervallo di confidenza del 95%, non è stato possibile escludere l’ipotesi nulla (assenza di trend) .
Sulla porzione di campione considerata per la quale è stato individuato un trend decrescente statisticamente significativo, si osserva una riduzione media annuale del 2,5% (-6,6% ÷ -0,8%), indicativa dell’esistenza di una tendenza di fondo alla riduzione delle concentrazioni di PM10 in Italia.
Variabili: 
PM10: Valore medio annuo
PM10: Giorni di superamento di 50 µg/m3
Commenti: 
Le stazioni di monitoraggio che hanno misurato e comunicato dati di PM10 nel 2019 sono 561. Di queste, 516 (92%) hanno copertura temporale minima del 90% (al netto delle perdite di dati dovute alla taratura periodica o alla manutenzione ordinaria) o una distribuzione dei dati nell’anno sufficientemente omogenea tale da risultare rappresentativa della variabilità stagionale. Tutte le regioni sono rappresentate. La classificazione delle stazioni di monitoraggio di PM10 secondo i criteri di ubicazione su macroscala previsti dalla normativa è rappresentata in Figura 1.
È stato registrato un solo superamento del valore limite annuale (40 µg/m³). Il valore di riferimento OMS annuale (20 µg/m³) è stato superato in 348 stazioni (65% dei casi). In questo caso sono state considerate nel conteggio anche le stazioni che rispettano i criteri specifici per il PM10 di cui all’allegato I D.Lgs. 155/2010 (Figura 3).
Nel 2019 i superamenti del valore limite giornaliero hanno interessato 25 zone su 81 distribuite in 10 regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Molise e Campania (Tabella 2), mentre i superamenti del valore limite annuale ha interessato una zona su 81 relativa alla regione Campania (Tabella 3).