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SPESE PER LA RICERCA E SVILUPPO NEL SETTORE INDUSTRIA

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Abstract: 
L'indicatore registra l'aggiornamento tecnologico delle imprese del settore industria, correlabile solo indirettamente al miglioramento delle prestazioni ambientali. Se si considerano le sole imprese industriali, i dati indicano un incremento della spesa per ricerca e sviluppo pari al 23,8% circa, tra il 2012 e il 2017. Al 2020, l’obiettivo comune per i livelli di investimento per ricerca e innovazione (pubblico più privato), convenuto per l’intera Unione Europea, è pari al 3% del PIL dell'UE. Nel 2017 l'incidenza percentuale della spesa per R&S intra-muros sul PIL risulta, per l'UE-28, pari al 2,06% del PIL, per l’Italia, pari all’1,35% del PIL, non lontano dall'obiettivo nazionale pari all'1,53%, fissato per il 2020. Non diminuisce, comunque, il ritardo accumulato rispetto ad altri Paesi europei, infatti in Francia risulta pari al 2,19%, in Germania al 3,02% e in Austria al 3,16% del PIL.
Descrizione: 
L'indicatore riporta il valore delle spese sostenute dalle imprese industriali per attività di R&S in generale; spese non necessariamente dedicate all'ambito della protezione ambientale. Le spese per attività di R&S sono, comunque, da considerarsi utili ai fini della protezione ambientale, poiché implicano un sicuro incremento della capacità di aggiornamento tecnologico delle aziende, fattore strategico per un miglioramento delle prestazioni ambientali.
Scopo: 
Le spese sostenute dall'industria per ricerca e sviluppo (R&S) rappresentano una fonte di informazione per valutare la capacità innovativa e competitiva del Paese in particolare del settore industriale
Rilevanza: 
È semplice, facile da interpretare
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
Regolamento n. 995/2012 Commissione europea
Obiettivi fissati dalla normativa: 
Il conseguimento di un adeguato rapporto tra spesa per ricerca e sviluppo (R&S) e PIL è uno degli obiettivi della Strategia Europa 2020 definita dalla Commissione europea nel marzo 2010 per creare le condizioni per un'economia più competitiva con un più alto tasso di occupazione. La strategia mira a una crescita che sia: intelligente (investimenti più efficaci nell’istruzione, la ricerca e l’innovazione), sostenibile (scelta di una economia a basse emissioni di CO2) e solidale (creazione di posti di lavoro e riduzione della povertà). L’obiettivo comune per i livelli di investimento per ricerca e innovazione (pubblico più privato), convenuto per l’intera Unione Europea, è pari al 3% del PIL dell'UE. Per l’Italia l’obiettivo nazionale è 1,53%.
DPSIR: 
Risposta
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A), Performance (tipo B)
Riferimenti bibliografici: 
ISTAT, Ricerca e Sviluppo in Italia;
Eurostat, Statistics explained- Spesa per la protezione dell'ambiente
Limitazioni: 
Il dato fornisce informazioni solo a livello nazionale
Ulteriori azioni: 
-
Frequenza rilevazione dati: 
Biennale
Accessibilità dei dati di base: 
ISTAT, Statistiche report, Anni vari, Ricerca e Sviluppo in Italia;
Eurostat, Anni vari, Statistics explained, - Spesa per la protezione dell'ambiente
Fonte dei dati di base: 
EUROSTAT (Ufficio Statistico delle Comunità Europee)
ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)
Unità di misura: 
Euro (€)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Le rilevazioni sulla Ricerca e lo Sviluppo sperimentale in Italia, condotte annualmente dall'Istat, sono finalizzate a rilevare dati sulle imprese, le istituzioni pubbliche e le istituzioni private non profit che svolgono sistematicamente attività di ricerca. Esse vengono condotte utilizzando le metodologie suggerite dal Manuale Ocse/Eurostat sulla rilevazione statistica delle attività di R&S (Manuale di Frascati), pubblicato nel 1964 e aggiornato nel 2002. Ciò assicura la comparabilità dei risultati a livello internazionale.
Core set: 
Green growth OECD
Headline per il monitoraggio degli obiettivi della Strategia UE 'Europa2020'
SDGs Indicators
Tipo rappresentazione: 
Grafico
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Biennale
Copertura spaziale: 
Nazionale.
Copertura temporale: 
2012-2017; previsioni 2018-2019
L’indicatore registra l’aggiornamento tecnologico delle imprese del settore industria che però è solo indirettamente correlabile al miglioramento delle prestazioni ambientali. I dati utilizzati per popolare l’indicatore sono prodotti da enti istituzionali. L’ISTAT raccoglie annualmente informazioni circa le attività di R&S delle imprese italiane. La rilevazione è obbligatoria per gli Stati membri dell’Unione Europea in base al Regolamento n. 995/2012 della Commissione. Buona la comparabilità nel tempo e nello spazio dell’indicatore. Le metodologie utilizzate per rilevare i dati rendono possibile anche la comparabilità dei risultati a livello internazionale.
Stato: 
Buono
Trend: 
Positivo
Descrizione dello stato e trend: 
Nel 2017 la spesa per ricerca e sviluppo intra-muros sostenuta dalle imprese industriali ammonta a 10.459 milioni di euro, con un aumento del 24,8% rispetto al 2012 (Tabella 1). Se si considerano tutti i settori istituzionali, nel 2017, la spesa è ammontata a 23.794 milioni di euro, con un aumento del 16,1% rispetto al 2012 (Tabella 2 e Figura 1). Per il 2018 e 2019 si prevede un aumento della spesa. In riferimento al PIL, la spesa per R&S è in aumento, infatti, nel 2017 rappresenta il 2,07% del PIL, mentre nel 2007 risultava dell'1,77%, in ogni modo lontano dall'Obiettivo Europa fissato per il 2010 al 3% (Tabella 3).
Commenti: 
L'attività di ricerca e sviluppo (R&S) è definita come il complesso di lavori creativi intrapresi in modo sistematico sia per accrescere l'insieme delle conoscenze (ivi compresa la conoscenza dell'uomo, della cultura e della società) sia per utilizzare tali conoscenze per nuove applicazioni. Se si fa riferimento ai soli dati definitivi, questi indicano che, anche per il 2017, il contributo prevalente alla spesa per ricerca e sviluppo del settore industria proviene dalle attività manifatturiere (10.153 milioni di euro, pari al 97,1% del totale) con un incremento del 3,25% rispetto all’anno precedente e del 23% circa rispetto al 2012. La spesa per R&S sostenuta complessivamente dai settori delle attività estrattive; fornitura di energia elettrica, gas e acqua; trattamento rifiuti, incide sul totale solo per l’1,7%, mentre il settore costruzioni incide per l’1,1% (Tabella 1). Nella Tabella 2 è riportata la spesa per R&S intra-muros delle imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni non profit e università italiane, che, per il 2017, ammonta complessivamente a 23.794 milioni di euro. In termini di composizione percentuale si evidenzia il ruolo trainante delle imprese, che coprono il 62,4% della spesa complessiva, la cui maggior quota è dovuta alle imprese industriali.
Nel 2017, l’incidenza percentuale della spesa per R&S intra - muros sul PIL (indicatore previsto dalla Strategia Europa 2020) risulta, per l’Italia, pari all’1,35%, in aumento rispetto al 2016, in cui è stata pari all'1,29%, e non lontano dall’obiettivo fissato a livello nazionale dell’1,53% (Tabella 3). Non diminuisce, però, il ritardo accumulato rispetto ad altri Paesi europei, infatti in Francia l'incidenza sul PIL risulta pari al 2,19%, in Germania al 3,02% e in Austria al 3,16%. Si fa presente che per molti Stati membri i valori indicati nella Tabella 3, risultano stimati o provvisori.
In riferimento alla spesa per R&S per settore istituzionale, in percentuale del PIL, per i Paesi dell'Unione Europea, riportata in Tabella 4, si evince che le imprese spendono una quota pari all'1,36% del PIL, le istituzioni pubbliche una quota dello 0,23% e le università una quota pari allo 0,45% del PIL.
Allegati: