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INDICE DI COPERTURA VEGETALE MONTANA (MOUNTAIN GREEN COVER INDEX)

Immagine abstract
Abstract: 
Nel 2018, la copertura vegetale interessa l’88,15% del territorio nazionale al di sopra dei 600 m.s.l.m.
A livello regionale i valori più elevati si registrano in corrispondenza delle regioni dell’Appennino centrale e meridionale, con un massimo del 96,95% in Umbria, seguita da Lazio (96,61%), Liguria (96,42%) e Puglia (96,65%). I valori più bassi si segnalano in corrispondenza delle regioni a Nord della Pianura padana, quali Valle d’Aosta (63,23%), Trentino-Alto Adige (76,43%) e Lombardia (78,29%), il cui territorio risulta caratterizzato da un’importante presenza di aree naturali prive di vegetazione, quali ghiacciai e suolo nudo.
Descrizione: 
L’indice di copertura vegetale montana permette di ottenere informazioni sulla copertura vegetale che occupa la porzione di territorio nazionale al di sopra dei 600 m s.l.m., in accordo con l’indicatore 15.4.2 (Mountain Green Cover Index) degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals -SDGs) definiti delle Nazioni Unite. L’indice è riferito alla presenza di vegetazione intesa come l’insieme di foreste, arbusteti, prati e aree agricole, con riferimento alle classi di copertura del suolo definite dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). L’informazione è stata considerata in termini di copertura vegetale complessiva e disaggregata con riferimento alle aree agricole e a quelle coperte da vegetazione naturale. La disponibilità dei nuovi dati Copernicus aggiornati al 2018 offre la possibilità di effettuare considerazioni anche in merito alle dinamiche evolutive che hanno caratterizzato la copertura vegetale montana nel periodo 2012-2018.
Scopo: 
Il periodico monitoraggio dell’indicatore può risultare un utile strumento nell’analisi delle dinamiche evolutive che caratterizzano le aree naturali montane e nella valutazione dello stato di salute degli ecosistemi montani.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e/o delle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
L'indicatore non ha specifici riferimenti normativi.
Obiettivi fissati dalla normativa: 
L'indicatore non ha specifici obiettivi fissati da normative, ma può aiutare a identificare la conservazione degli ambienti montani al fine di monitorare i progressi verso il target 15.4 degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs).
DPSIR: 
Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Nessuno
Limitazioni: 
Rispetto alle elaborazioni effettuate lo scorso anno, la pubblicazione dei nuovi dati Copernicus aggiornati al 2018 e la revisione dei dati 2012 ha permesso di superare la limitazione legata all’assenza di una serie storica rispetto alla quale valutare l’evoluzione dell’indicatore nel tempo. Tuttavia, rimane il limite relativo alla mancanza di suddivisione dei valori per fascia altimetrica che porta a equiparare le aree di alta quota, naturalmente non vegetate, con quelle di quota minore.
Ulteriori azioni: 
Prevedere la suddivisione dei valori per fascia altimetrica.
Frequenza rilevazione dati: 
Non definibile
Accessibilità dei dati di base: 
http://groupware.sinanet.isprambiente.it/uso-copertura-e-consumo-di-suolo/library
Fonte dei dati di base: 
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Unità di misura: 
Ettaro (ha), Percentuale (%)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L’indice MGCI (Mountain Green Cover Index) è calcolato a partire dalla Carta Nazionale del Consumo di Suolo e dal CORINE Land Cover, entrambi riferiti agli anni 2012 e 2018. Si è quindi considerata la porzione di territorio posta a una quota superiore ai 600 m s.l.m. per la quale è stata valutata l’estensione delle aree interessate da copertura vegetale (aree verdi montane), così come definita nelle specifiche dell’indicatore 15.4.2 (Mountain Green Cover Index) degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals -SDGs), ovvero l’insieme di foreste, arbusteti, prati e aree agricole. Il calcolo è stato inoltre condotto considerando singolarmente i due contributi legati alle superfici agricole (aree agricole montane) e alle superfici coperte da vegetazione naturale (aree naturali montane).
Il dato è stato calcolato a scala nazionale, disaggregato a scala regionale e restituito in termini di percentuale di territorio montano con copertura vegetale.
È stata poi valutata la variazione della copertura vegetale montana nel periodo 2012-2018, considerando anche in questo caso la copertura vegetale complessiva e le sue due componenti relative a superfici agricole e superfici coperte da vegetazione naturale. La variazione è stata espressa in termini assoluti e di variazione percentuale rispetto al 2012.
Core set: 
SDGs Indicators
Tipo rappresentazione: 
Carta tematica
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale, Regionale (20/20)
Copertura temporale: 
2012, 2018
I dati sono accurati dal momento che forniscono una copertura dell’intero territorio nazionale. La comparabilità nel tempo è ottima in quanto le fonti e le metodologie adottate sono le medesime.
Stato: 
Buono
Trend: 
Stabile
Descrizione dello stato e trend: 
La valutazione dell’indice di copertura vegetale montana (indice MGCI) mostra come a livello nazionale quasi il 90% del territorio montano (cioè superiore a 600 m s.l.m.) presenti una copertura vegetale (foreste, arbusteti, prati, aree agricole). Nel complesso i valori più bassi si riscontrano nelle regioni a Nord dell’Emilia-Romagna, principalmente per cause legate alla morfologia del territorio, la quale fa sì che gli insediamenti urbani siano posti a quota mediamente superiore rispetto alle regioni del Centro-Sud; nelle regioni del Nord, inoltre, è maggiore la presenza di ghiacciai e suolo nudo, che pur rappresentando delle aree naturali, non sono vegetate.
Dal punto di vista della composizione delle aree verdi, si riscontra [rileva] una netta prevalenza delle aree naturali nelle regioni dell’Arco alpino, mentre in molte regioni del Sud le aree agricole costituiscono circa un terzo delle aree naturali.
Analizzando le trasformazioni che hanno interessato le aree verdi montane nel periodo 2012-2018 (Tabella 3 e Figura 2). è possibile notare come queste abbiano subito una riduzione dello 0,1% rispetto al 2012 (pari a 9.495 ettari persi a fronte di un’estensione complessiva al 2012 di 8.308.000 ettari) e che ha interessato 17 delle 20 regioni, concentrandosi soprattutto in Sicilia e Sardegna per quanto riguarda la perdita di aree verdi montane naturali, e in Trentino-Alto Adige e Basilicata relativamente alla perdita di aree agricole montane. Poco meno della metà delle aree naturali montane perse nel periodo di riferimento sono legate a incendi boschivi e circa un quarto è associato all’espansione delle aree artificiali. Fenomeni di espansione delle aree verdi montane si registrano, invece, in Toscana, Lazio e Umbria, dove all’aumento delle aree naturali si associa una lieve riduzione delle aree agricole.
Commenti: 
Dall’analisi dei risultati si denota una copertura vegetale che, al 2018, interessa l’88,15% del territorio nazionale al di sopra dei 600 m.s.l.m. (Tabella 2). Tale valore risulta lievemente inferiore a quello relativo al 2012, pari all’88,25% (Tabella 1).
A livello regionale i valori più elevati si registrano in corrispondenza delle regioni dell’Appennino centrale e meridionale, con un massimo del 96,95% in Umbria, seguita da Lazio (96,61%), Liguria (96,42%) e Puglia (96,65%) (Tabella 2). I valori più bassi dell’indicatore si hanno in corrispondenza delle regioni a nord della Pianura Padana, quali Valle d’Aosta (63,23%), Trentino-Alto Adige (76,43%) e Lombardia (78,29%), il cui territorio risulta caratterizzato da un’importante presenza di aree naturali prive di vegetazione, quali ghiacciai e suolo nudo (Figura 1).
Per quanto riguarda la suddivisione delle aree verdi in naturali ed agricole, si riscontra una predominanza delle aree verdi naturali nelle regioni del Nord, con un massimo del 96,9 % in Friuli-Venezia Giulia, seguita da Liguria (94,8%) e Piemonte (94,2%). Nel Sud la componente agricola risulta più elevata, superando un terzo del totale delle aree verdi sopra i 600 m s.l.m. in Sicilia (44,7%), Molise (43,8%), Basilicata (36,6%) e Puglia (33,6%).
Con riferimento alle variazioni 2012-2018, si è registrata una riduzione delle aree verdi montane di 9495 ettari, concentrati per il 78% in Sardegna, Sicilia e Campania (Tabella 3 e Figura 2).
Le variazioni sono legate in gran parte ad incendi (con riferimento ai dati CORINE Land Cover, solo in Sardegna le aree percorse da incendi hanno subito un aumento di circa 2.700 ettari nel periodo 2012-2018) e a nuovo edificato.
In tre regioni si registra un aumento delle aree verdi montane: Toscana (+537 ettari), Lazio (+238 ettari) e Umbria (+123 ettari) (Figura 2).
Se si scende più nel dettaglio della tipologia di aree verdi montane perse nel periodo 2012-2018, queste possono essere associate per l’82% ad aree naturali e per il 18% ad aree agricole.
A livello regionale Sicilia, Campania e Piemonte seguono il trend nazionale, con una riduzione delle aree naturali molto superiore a quella delle aree agricole, mentre in regioni come Basilicata e Abruzzo si riscontra il trend opposto. Nelle restanti la riduzione di aree verdi montane si ripartisce in modo omogeneo tra aree naturali ed agricole.
Si registra un’espansione delle aree naturali in Molise, Lazio, Umbria e Toscana, mentre l’unica regione con un’espansione delle aree agricole (seppur lieve) è la Sardegna.