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PRODUZIONE DI RIFIUTI SPECIALI

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Abstract: 
L'indicatore misura la quantità totale e procapite di rifiuti speciali generati in Italia. Tra il 1997 e il 2006, la produzione dei rifiuti speciali subisce un forte incremento seguito da un trend di crescita più contenuto. Tra il 2008 e il 2009, a causa della grave crisi economico-finanziaria che ha investito il nostro Paese, si assiste, invece, a una contrazione dei quantitativi di rifiuti speciali del 5,7%. Nel 2010, la produzione nazionale dei rifiuti speciali torna nuovamente ad aumentare, registrando un incremento dell'1,8%. A partire dal 2011 sono state adeguate le metodologie di stima per tener conto degli aggiornamenti normativi. In particolare, tra il 2011 e il 2016, si osserva il seguente andamento della produzione di rifiuti speciali: tra il 2011 e il 2013, si rileva una flessione pari al 4,3% dovuta principalmente alla riduzione dei rifiuti speciali non pericolosi prodotti da attività di costruzione e demolizione, mentre nel triennio 2013-2015 la produzione nazionale dei rifiuti speciali torna ad aumentare (+6,5%). Tra il 2015 e il 2016, si evidenzia un aumento più contenuto nella produzione totale di rifiuti, pari a circa il 2%, corrispondente a quasi 2,5 milioni di tonnellate. Nel 2017, infine, la produzione aumenta di circa 4 milioni di tonnellate (+2,9%), attestandosi a 138,9 milioni di tonnellate.
Descrizione: 
L’indicatore misura la quantità totale e procapite di rifiuti speciali generati in Italia. L’informazione viene fornita disaggregata rispetto alle diverse tipologie di rifiuto, ovvero rifiuti speciali pericolosi, rifiuti speciali non pericolosi e rifiuti da costruzione e demolizione. Viene, inoltre, presentata l’articolazione per attività economica.
La base informativa è costituita dalle dichiarazioni ambientali (MUD) presentate annualmente dai soggetti obbligati ai sensi dell’art. 189 del D.Lgs. 152/2006. Le informazioni desunte dalla banca dati MUD sono state integrate con i quantitativi stimati mediante l’applicazione di specifiche metodologie per alcuni settori produttivi che, ai sensi della normativa vigente, risultano interamente o parzialmente esentati dall’obbligo di dichiarazione. Va rilevato che alcuni studi di settore sono stati aggiornati tenuto conto che molti materiali, prima classificati come rifiuti, sono attualmente qualificati come sottoprodotti ai sensi della legislazione vigente. Per tale motivo si è provveduto ad aggiornare, in particolare, le stime relative all’industria alimentare e delle bevande a partire dal 2011.
L’attuale meccanismo di acquisizione delle informazioni non consente di rendere disponibili i dati riferiti a un certo anno prima della fine dell’anno successivo.
Scopo: 
Misurare la quantità totale e procapite di rifiuti speciali prodotti.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend in atto e l'evolversi della situazione ambientale
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente e collegato alle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Aggiornati a intervalli regolari secondo fonti e procedure affidabili [Tempestività e Puntualità]
Una "buona" copertura spaziale
Una "buona" copertura temporale (almeno 5 anni)
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
Direttiva 2008/98/CE;
D. Lgs. 152/2006;
D. Lgs. 205/2010;
Decreto Direttoriale 7 ottobre 2013 - Adozione e approvazione del Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (G.U. 18 ottobre 2013, n. 245);
L 221 del 28/12/2015.
Obiettivi fissati dalla normativa: 
Il D.Lgs. 152/2006 e successive modificazioni ribadisce i principi ispiratori della gerarchia europea che prevedono il seguente ordine di priorità:
• prevenzione;
• preparazione per il riutilizzo;
• riciclaggio;
• recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia;
• smaltimento.
Il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti fissa, al paragrafo 1, obiettivi di prevenzione al 2020, rispetto ai valori registrati nel 2010, per i rifiuti urbani e per i rifiuti speciali, di seguito riportati:
• riduzione del 5% della produzione dei rifiuti urbani per unità di PIL. Nell’ambito del monitoraggio, per verificare gli effetti delle misure verrà considerato anche l’andamento dell’indicatore rifiuti urbani/consumo delle famiglie;
• riduzione del 10% della produzione dei rifiuti speciali pericolosi per unità di PIL;
• riduzione del 5% della produzione dei rifiuti speciali non pericolosi per unità di PIL. Sulla base di nuovi dati relativi alla produzione dei rifiuti speciali, tale obiettivo potrà essere rivisto.
DPSIR: 
Pressione
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
ANPA - ONR, 1999, Il sistema ANPA di contabilità dei rifiuti – Prime elaborazioni dei dati. ANPA - ONR, 2001, Primo rapporto sui rifiuti speciali. APAT – ONR, Rapporto Rifiuti 2001. APAT – ONR, Rapporto Rifiuti 2002. APAT – ONR, Rapporto Rifiuti 2003. APAT – ONR, Rapporto Rifiuti 2004. APAT – ONR, Rapporto Rifiuti 2005. APAT - ONR, Rapporto Rifiuti 2006. APAT, Rapporto Rifiuti 2007. ISPRA, Rapporto Rifiuti 2008. ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani - edizione 2009. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - edizione 2010. ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani - edizione 2011. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - edizione 2011. ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani - edizione 2012. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - edizione 2012. ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani - edizione 2013. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - edizione 2013. ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani - edizione 2014. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - edizione 2014.ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2015. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2016. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2017. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2018. ISPRA, Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2019.
Limitazioni: 
Il dato di produzione dei rifiuti speciali è disponibile a livello nazionale, regionale e provinciale dal 1997 al 2005, e a livello nazionale e regionale per gli anni dal 2007 al 2009. Il dato 2006 risulta, invece, disponibile solo aggregato su scala nazionale, a causa delle modifiche normative introdotte dal D.Lgs. n. 152/2006 che hanno comportato, per tale anno, una consistente riduzione del tasso di copertura dell'informazione da parte delle banche dati MUD. Tale riduzione ha reso necessario il ricorso a procedure di stima attuabili solo su scala nazionale. Il comma 3 dell'art. 189 del D.Lgs. n. 152/2006 ha, infatti, inizialmente esonerato tutti i produttori di rifiuti non pericolosi dall'obbligo di dichiarazione con una consistente ripercussione sulle dichiarazioni, relative ai dati 2006, effettuate nell'anno 2007. Fatta eccezione per i settori totalmente esonerati, l'obbligo di dichiarazione è stato parzialmente reintrodotto con il D.Lgs. n. 4/2008, limitatamente alle imprese produttrici di rifiuti non pericolosi con un numero di dipendenti superiore a 10. Al fine di pervenire a una valutazione dei quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi prodotti nel 2006 (in assenza di una sufficiente copertura delle banche dati MUD relative a tale tipologia di rifiuti) si è reso, pertanto, necessario l'utilizzo di apposite metodologie di stima, basate sulla determinazione, per i diversi comparti industriali, di coefficienti specifici di produzione, derivati da studi di settore condotti da ISPRA. Va rilevato che alcuni studi di settore sono stati aggiornati tenuto conto che molti materiali, prima classificati come rifiuti, sono attualmente qualificati come sottoprodotti ai sensi della legislazione vigente. Per tale motivo si è provveduto ad aggiornare, in particolare, le stime relative all’industria alimentare e delle bevande a partire dall’anno 2011.
Con riferimento ai rifiuti pericolosi si segnala, altresì, che sono state introdotte nuove esenzioni dall’obbligo della dichiarazione MUD per specifiche categorie, ai sensi dell’articolo 69, comma 1 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali”. In considerazione delle esenzioni previste dalla norma vigente, pertanto, a partire dai dati relativi al 2015, la produzione dei rifiuti pericolosi è stata quantificata integrando le informazioni contenute nella banca dati MUD, con le stime effettuate per il solo settore dell’agricoltura.
Ulteriori azioni: 
Nel corso delle elaborazioni si è resa necessaria, per alcuni settori industriali, l'integrazione delle informazioni sulla produzione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi contenute nelle banche dati MUD, attraverso l'applicazione di specifiche metodologie di stima, in considerazione delle esenzioni previste dalla norma vigente relative all'obbligo di dichiarazione annuale.
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
Utilizzate le informazioni contenute nella banca dati delle dichiarazioni ambientali annuali (MUD) effettuate dai soggetti obbligati ai sensi della legislazione vigente, integrati dai quantitativi stimati da ISPRA, non accessibili al pubblico.
I dati di produzione di rifiuti speciali, pericolosi e non, a livello regionale, per attività economica e per capitolo dell’elenco europeo dei rifiuti sono consultabili sul sito web del Catasto Rifiuti, all’indirizzo www.catasto-rifiuti.isprambiente.it
Fonte dei dati di base: 
Catasto dei rifiuti Sezione Nazionale, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
Unità di misura: 
Chilogrammo per abitante per anno (kg/abit./a), Tonnellata per anno (t/a)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L'indicatore misura la quantità totale e procapite di rifiuti speciali generati in Italia. L'informazione viene fornita disaggregata rispetto alle diverse tipologie di rifiuto, ovvero rifiuti speciali pericolosi, rifiuti speciali non pericolosi e rifiuti speciali derivanti da attività di costruzione e demolizione. Viene, inoltre, presentata l'articolazione per attività economica. I dati di produzione dei rifiuti speciali non pericolosi, relativi all'anno 2006 e, in parte, agli anni dal 2007 al 2017 sono stati integrati attraverso apposite metodologie di stima, così come quelli relativi alla produzione dei rifiuti speciali pericolosi relativi agli anni 2015, 2016 e 2017.
La produzione pro capite di rifiuti speciali, pericolosi e non, viene riportata per macroarea geografica rispetto alla popolazione residente al 31.12.2017.
Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente
Tipo rappresentazione: 
Grafico
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale
Copertura temporale: 
1997-2017
Per quanto riguarda la rilevanza, l’indicatore risponde a precise domande di informazione (obiettivo: prevenzione rifiuti). Nel caso della comparabilità nello spazio, i dati raccolti sono validati secondo metodologie condivise. Per quanto attiene alla comparabilità nel tempo, si evidenzia che i dati di produzione dei rifiuti speciali non pericolosi relativi agli anni 2006-2017 e quelli di produzione dei rifiuti speciali pericolosi relativi agli anni 2015-2017 sono stati integrati attraverso procedure di stima e non risultano, pertanto, pienamente confrontabili con quelli rilevati negli anni precedenti.
Stato: 
Scarso
Trend: 
Negativo
Descrizione dello stato e trend: 
L’Italia dispone di una serie storica dei dati sui rifiuti speciali prodotti dal 1997 al 2017. Tale serie mostra un forte incremento della produzione nel periodo 1997-2006, seguito da un trend di crescita più contenuto fino al 2008. Tra il 2008 e il 2009, a causa della grave crisi economico-finanziaria che ha investito il nostro Paese, si assiste invece a una contrazione dei quantitativi di rifiuti speciali (-5,7%) (Tabella 1). Nel 2010, la produzione nazionale dei rifiuti speciali torna nuovamente ad aumentare (+1,8%).. Tra il 2011 e il 2017 si osserva un andamento altalenante della produzione di rifiuti speciali: tra il 2011 e il 2013, si rileva una flessione pari al 4,3% dovuta principalmente alla riduzione dei rifiuti speciali non pericolosi prodotti da attività di costruzione e demolizione, mentre tra il 2013 e il 2014 la produzione nazionale dei rifiuti speciali torna ad aumentare (+4%) riallineandosi ai valori del 2011. La crescita prosegue sia nel biennio 2014 - 2015 (+2,4%) sia in quello 2015 - 2016 (+2%). Rispetto al 2016, nel 2017 si assiste a un ulteriore aumento dei quantitativi di rifiuti speciali prodotti dalle attività economiche, pari a circa il 3%.
Commenti: 
Tra il 2016 e il 2017, la produzione nazionale dei rifiuti speciali fa registrare un aumento del 2,9%, corrispondente a circa 4 milioni di tonnellate, passando da 134,9 milioni di tonnellate a 138,9 milioni di tonnellate. Nel dato complessivo sono compresi i quantitativi di rifiuti provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani perché classificati come rifiuti speciali.
L’incremento registrato è quasi del tutto imputabile ai rifiuti non pericolosi, e in particolare a quelli da operazioni di costruzione e demolizione che aumentano del 4,9%, pari in termini quantitativi a oltre 2,6 milioni di tonnellate. Più contenuto appare l’aumento della produzione delle altre tipologie di rifiuti non pericolosi (+1,8%, quasi 1,3 milioni di tonnellate).
La produzione di rifiuti speciali pericolosi rimane pressoché stabile rispetto al 2016, mostrando un lieve incremento dello 0,6%, corrispondente a 60 mila tonnellate, imputabile ai rifiuti pericolosi diversi dai veicoli fuori uso (Tabella 1, Figura 1).
L'analisi dei dati per attività economica (secondo la classificazione ATECO 2007, Tabella 2) evidenzia che il maggior contributo alla produzione complessiva dei rifiuti speciali, nel 2017, è dato dal settore delle costruzioni e demolizioni (ATECO da 41 a 43), con il 41,3%, pari a 57,4 milioni di tonnellate (40,6% nel 2016). Seguono le attività di trattamento dei rifiuti e attività di risanamento, rientranti nelle categorie ATECO 38 e 39, con una percentuale, nel 2017, del 25,7%, pari a 35,7 milioni di tonnellate (27,1% nel 2016), e le attività manifatturiere (ATECO da 10 a 33) che, nel loro complesso, contribuiscono per il 21,5% al totale della produzione, quasi 29,9 milioni di tonnellate (20,7% nel 2016). Le altre attività economiche concorrono, complessivamente, alla produzione di rifiuti speciali con l’11,5%, 15,9 milioni di tonnellate (11,6% circa nel 2016).
La ripartizione percentuale delle diverse attività economiche è stata calcolata sul totale della produzione dei rifiuti al netto dei quantitativi per i quali non risulta nota l’attività economica o i codici CER, e che pertanto non possono essere collocati in uno specifico settore produttivo o non possono essere opportunamente classificati.
Come si evince dalla Figura 2, nel 2017, la produzione pro capite è pari a 2.296 kg/abitante per anno, di cui 2.137 kg/abitante per anno relativi ai rifiuti non pericolosi e 160 kg/abitante per anno relativi ai rifiuti pericolosi. Con riferimento alle macroaree geografiche, il Nord Italia registra valori di produzione pro capite superiori alla media nazionale 2.919 kg/abitante per anno (di cui 2.684 kg/abitante per anno di rifiuti non pericolosi e 235 kg/abitante per anno di rifiuti pericolosi) coerentemente con il tessuto produttivo presente sul territorio. Nel Centro e nel Sud si riscontrano, invece, valori di produzione pro capite di rifiuti speciali inferiori alla media nazionale, rispettivamente 2.078 kg/abitante per anno e 1.588 kg/ abitante per anno. Tuttavia, il Centro presenta valori superiori a quelli del Sud sia per i rifiuti pericolosi sia per i non pericolosi: la produzione pro capite dei rifiuti pericolosi, al Centro risulta pari a 112 kg/ abitante per anno, mentre al Sud è pari a 86 kg/ abitante per anno. I valori di produzione pro capite di rifiuti non pericolosi sono, rispettivamente, pari a 1.966 kg/abitante per anno e 1.502 kg/abitante per anno (Figura 2).
Allegati: 
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