INVASI ARTIFICIALI

Autori: 
Stefano Calcaterra, Domenico Chiarolla,Piera Gambino, Daniela Niceforo
Immagine abstract
Abstract: 
A settembre 2019 il numero totale di grandi dighe risulta pari a 531, con 2 dighe in meno rispetto all’anno precedente di cui una rivalutata come piccola diga, l’altra, invece, fuori esercizio definitivo.
Dalla distribuzione delle grandi dighe rispetto alle zone sismiche risulta che il 6,4% ricade nella zona sismica 1, a più alta pericolosità.
Per le piccole dighe a settembre 2019 si evidenzia l’esistenza di 3.660 piccoli invasi a fronte di 3.647 del 2018.
Per quanto concerne le piccole dighe, l’8% ricade nella zona sismica 1 ad alto livello di pericolosità, interessando le regioni Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lazio, Abruzzo e Calabria.

Descrizione: 
L'indicatore fornisce le informazioni riguardanti il numero, la localizzazione geografica, le dimensioni e lo stato di esercizio delle grandi e piccole dighe. Inoltre, per gli invasi geolocalizzati è fornito il risultato in termini statistici dell’intersezione con la classificazione sismica nazionale fornita dalla Protezione Civile e la percentuale di frane “attive/riattivate/sospese” censite dal progetto IFFI che ricadono in un buffer di 200 m attorno agli invasi di competenza.
Le grandi dighe, definite dalla Legge 21 ottobre 1994 n. 584 e successiva Circ. Ministero LL.PP. 482/1995, sono sbarramenti di dimensioni superiori a 15 m di altezza e di volume superiore a 1.000.000 m3. Per dimensioni inferiori o uguali a 15 m o volume dell'invaso inferiore o uguale a 1 milione di metri cubi si parla di piccole dighe. Per le grandi dighe, il fornitore del dato è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche (DG Dighe). Diversamente, per le piccole dighe la competenza generalmente è attribuita alle singole regioni, ad eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano.
Per quanto riguarda le grandi dighe e le opere complementari, attualmente la DG Dighe tra i diversi compiti provvede all’archiviazione informatica dei dati tecnico-amministrativi nel Registro Italiano delle Dighe (RID). Diversamente, nel caso delle piccole dighe non sempre le regioni hanno provveduto alla realizzazione delle banche dati anche per il mancato adeguamento delle normative con opportuni strumenti legislativi.
In merito alle cause di rischio ambientale cui è sottoposta un’area per la presenza di un’opera di sbarramento e di un invaso, si individuano duplici condizioni ovvero il sussistere di eventi naturali catastrofici quali pioggia, frane e terremoti, ed eventi strutturali/artificiali quali il collasso dell’opera o l’apertura degli scarichi. Diversamente nel caso delle piene naturali, le grandi dighe possono costituire uno strumento di controllo delle inondazioni a valle attraverso piani di laminazione. Inoltre, sempre per le grandi dighe, il DG Dighe e il Concessionario, per ogni evento sismico di magnitudo ≥4, attivano procedure per la verifica delle condizioni sicurezza delle dighe che ricadono in zona epicentrale o per le quali vengano segnalati danni.
Per quanto riguarda, invece, le piccole dighe, le regioni stanno procedendo, con tempi e modalità differenti, all’emanazione di leggi e norme per la classificazione degli invasi in categorie (es. I, II o A, B ecc.) e per la definizione del rischio globale connesso alle piccole dighe.
Nel “Metodo per la determinazione del rischio potenziale dei piccoli invasi esistenti" proposto dal Dipartimento della Protezione Civile (Nota P.C.M. - Dip. Prot. Civile 30 luglio 1991, n. prev. 2554 gen. 804), il fattore globale di rischio R viene ottenuto come prodotto di tre fattori (R=AxBxC) definiti come segue:
- Fattore A (valutazione di rischio 'Ambientale'), valutabile in rapporto a: rischio sismico, rischio frane, rischio di tracimazione, rischio legato alle modalità di esercizio (ciclicità di svuotamento);
- Fattore B (valutazione di rischio 'Strutturale'), valutabile in rapporto a: stato di conservazione della struttura sicurezza della struttura, funzionalità della tenuta, qualità della fondazione, funzionalità degli organi di scarico, affidabilità della conduzione;
- Fattore C (valutazione del rischio “Potenziale”), valutabile in rapporto a: densità di edificazione e presenza di insediamenti significativi (per finalità di protezione civile, per quantità di popolazione, per valore)
Solo in alcune regioni sono state adottate categorie di rischio legate agli studi idraulici a valle delle dighe, nonché allo stato di manutenzione delle opere e alla vulnerabilità alle frane dell’invaso, o è stato reso obbligatorio corredare i progetti con documenti di dam break (Provincia di Bolzano), ovvero lo studio in termini di aree di allagamento e di trasporto solido nel caso di collasso di una diga.
Scopo: 
Lo scopo è l’individuazione degli invasi artificiali in stato di esercizio e della loro distribuzione sul territorio nazionale anche in relazione alla classificazione sismica vigente (DPCM 20 marzo 2003, n. 3274) e alla franosità tratta dai prodotti del Progetto IFFI (Frane e Indice di Franosità).
RILEVANZA - L'indicatore: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
MISURABILITÀ - I dati utilizzati per la costruzione dell’indicatore sono/hanno: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Aggiornati a intervalli regolari e con procedure affidabili
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Un’ “adeguata” copertura spaziale
Un’ “idonea” copertura temporale
SOLIDITÀ - L'indicatore: 
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Comparabilità nel tempo
Comparabilità nello spazio
Riferimenti normativi: 
La normativa nazionale vigente (DPR 1363/59, DM 24/3/82, L 183/89, DL 507/94 conv. L 584/94, L 139/04, D.L.152/06, D.M. 14 gennaio 2008, D. M. II.TT. 26 giugno 2014) disciplina le norme tecniche per la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento, definisce il regolamento per la loro gestione, fornisce le disposizioni attuative e definisce le competenze in materia di grandi e piccole dighe; individua, inoltre, gli interventi urgenti per la messa in sicurezza delle Grandi Dighe in conseguenza della variata legislazione nazionale in materia di rischio sismico (L. 64/74, L 139/04, OPCM 3519 28 aprile 2006) e detta gli indirizzi operativi per l'organizzazione e la gestione delle condizioni di criticità idrogeologica e idraulica (DPCM 23/02/2004). Sono escluse tutte le opere di sbarramento che determinano invasi adibiti esclusivamente a deposito o decantazione o lavaggio di residui industriali che, come stabilito dalla l. 584/94, erano di competenza dell’allora Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato oggi MiSE. Con Circolare n. 25157 del 8 novembre 2017 (Controlli straordinari a seguito di eventi sismici, aggiornamento precedente Circolare 3536 1 luglio 2002), la DG Dighe, ai fini della pubblica incolumità connessa con il verificarsi degli eventi sismici, fornisce indicazioni di maggiore dettaglio per uniformare le attività di accertamento tecnico-strutturale dei Concessionari delle grandi dighe sull’intero territorio nazionale. In materia di piccole dighe, l’art.1 della legge 584/94 (e successivo D.lgs 112/98) stabilisce che rientrano nelle competenze delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano gli adempimenti di cui al D.P.R. n.1363/59, ovvero gli sbarramenti che non superano i 15 metri di altezza e che determinano un invaso non superiore a 1.000.000 metri cubi. La Legge n. 584/1994, all’art. 2 comma 2bis, prevedeva che le Regioni, entro sei mesi dall’emanazione del regolamento statale, adottassero un proprio regolamento per la disciplina delle funzioni amministrative sulle opere di propria competenza; lo stesso comma stabilisce che, fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 1, continua ad avere applicazione il regolamento 59/1363 approvato con decreto del Presidente della Repubblica. Nonostante il regolamento statale, di cui all’art.2 comma 2bis della L. 584/1994, non sia stato ancora emanato, alcune regioni e/o province hanno comunque approvato normative in materia di piccoli invasi e forniscono le disposizioni attuative che disciplinano il procedimento per l’approvazione dei progetti e il controllo sull’esercizio degli sbarramenti di ritenuta e dei relativi bacini di accumulo (Basilicata, Sardegna, Veneto, Piemonte, Valle d’Aosta, Toscana, provincia di Arezzo, Abruzzo, Campania, Molise, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia, province autonome di Trento e Bolzano, Genio Civile di Catania). Alcune normative regionali (L.R. Toscana 28/07/ 2014, n.43; L.R. Piemonte 6/10/ 2003, n.25 e relativi Regolamenti regionali: n.12/R del 9/11/2004, e n.1/R del 29/01/ 2008; L.R. Abruzzo 27/06/2013, n.18; L.R. Valle D’Aosta 29/03/2010, n.13, e D.G.R. 2073 del 30/7/2010; L.R. Sardegna 31/10/2007, n.12) contengono la definizione delle categorie di rischio degli invasi anche sulla base anche di quanto proposto nella nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione civile, Servizio previsione e prevenzione, del 31 luglio 1991 (n. prev. 2554 gen. 804).
In materia di rischio sismico le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni con Decreto 14/01/2008 del Ministero delle Infrastrutture (GU n.29 del 04/02/2008) (All. A) prevedono che l'azione sismica di riferimento per la progettazione di un’opera venga definita sulla base dei valori di pericolosità sismica proposti dall’INGV nel progetto S1 (Proseguimento della assistenza a DPC per il completamento e la gestione della mappa di pericolosità sismica prevista dall'Ordinanza PCM 3274 del 20/03/03).
Obiettivi fissati dalla normativa: 
Non ci sono obiettivi fissati dalla normativa riguardanti l'indicatore in oggetto
DPSIR: 
Pressione
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Calizza E. & Menga R. (1998) Catalogue and classification of Italian dams by satellite survey. Dam Safety, Bergamo 1998; Caruana Rosella, Catalano Angelica, Paoliani Paolo, Ruggeri Giovanni (2010) CONTROLLI DELLE DIGHE NEL TERRITORIO INTERESSATO DALLA SEQUENZA SISMICA ABRUZZESE DELL’APRILE 2009. L'Acqua-Rivista Bimestrale. Anno: 2010 Edizione: n. 4 pag. 25; Castelli S., Cassese E., Frosio N., Magno A., Ropele P., Sainati F., Valgoi P. and Masera A. (2010) Small Dams in Italy. PROCEEDINGS OF THE 8th ICOLD EUROPEAN CLUB SYMPOSIUM Dam Safety - Sustainability in a Changing Environment 22nd - 23rd September 2010 Innsbruck, Austria; ITCOLD-COMITATO ITALIANO GRANDI DIGHE (2017) Le Piccole Dighe in Italia. Rapporto GdL, 2017; Lai, C.G., Corigliano, M., Agosti, M. (2009) Dighe e terremoti: il caso del sisma Aquilano. Progettazione Sismica. Vol. 1, No. 3, pp. 183-205. Settembre-Dicembre 2009; Regione Valle d'Aosta (comunicazione personale Ing. P. Ropele); Regione Lombardia (comunicazione personale Ing. Silvia Castelli); Provincia di Bolzano (comunicazione personale Ing. A. Magno); Regione Veneto (comunicazione personale Ing. Barbara De Fanti); http://irdat.regione.fvg.it/WebGIS; Regione Emilia Romagna; REGIONE TOSCANA: Provincia di Arezzo (comunicazione personale dott. Pini), Città Metropolitana di Firenze (comunicazione personale Dott. P. Prunecchi), http://incastro.provincia.livorno.it/incasgis/, Provincia di Lucca (comunicazione personale Dott. Ing. G. Costabile), Provincia di Pisa (comunicazione personale Dott. P. Gattai), http://greenreport.it/web/archivio/show/id/18194; REGIONE UMBRIA: Provincia di Terni (comunicazione personale Ing. M. Monachini), http://sia.umbriaterritorio.it; Provincia di Macerata (Genio Civile, Dott. G. Trapè); Regione Marche; Regione Lazio-Direzione Risorse Idriche e Difesa del Suolo; S.I.T. Regione Abruzzo; www.difesa.suolo.regione.campania.it; Giornata di studio sui temi: I comportamenti delle dighe italiane in occasione di terremoti storici. La situazione delle piccoli dighe in Calabria (Prof. G. Principato). Roma 28 marzo 2017; http://www.regione.sardegna.it/; Arpa Sicilia-Dott.ssa A. Abita;
https://www.arpa.sicilia.it/temi-ambientali/laghi-e-invasi/; http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_PianoGestioneDistrettoIdrograficoSicilia; IFFI-inventario dei fenomeni franosi.
Limitazioni: 
L'indicatore è popolato con dati forniti per le grandi dighe dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche mentre per quanto riguarda le piccole dighe, essendo la competenza assegnata alle regioni o, in alcuni casi, alle province/comuni, il fornitore del dato non è unico. Conseguentemente, mentre per le grandi dighe esiste un archivio completo a scala nazionale continuamente aggiornato, per gli altri invasi la qualità dell'informazione varia da regione a regione. In alcune la normativa in materia di sbarramenti è ormai vigente e resa applicativa da diversi anni, in altre invece risulta di recente emanazione, altre ancora non hanno ancora emanato nessuna Legge regionale e solo alcune regioni si sono dotate di un inventario delle piccole dighe. Tra queste, alcune (ad esempio Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Lazio, Umbria, Sardegna e le provincie di Livorno, Arezzo, Pisa e Macerata) hanno predisposto database accessibili agli utenti esterni. Talora, il popolamento di questi archivi è avvenuto attraverso il censimento basato solo sulla fotointerpretazione (es. regione Campania), in altri casi affiancando a questa anche controlli a terra (Parco nazionale della Sila e provincia di Crotone) mentre nel caso della regione Lombardia attraverso procedure amministrative di regolarizzazione dell'invaso ai sensi delle normative regionali. Ad oggi, essendo questi database ancora in via di completamento non appaiono omogenei tra di loro a causa, anche, dell'ampia variabilità delle informazioni contenute. Non è ancora possibile effettuare un confronto quantitativo e qualitativo tra le diverse regioni non solo per i differenti stati di avanzamento dei censimenti e le differenti metodologie utilizzate (rilievi foto aeree/satellitari, rilievi di campagna) ma anche per i differenti obiettivi che ciascuna regione si è prefissata nell'effettuare il censimento.
Ulteriori azioni: 
L'inventario delle dighe dovrà essere completato con le informazioni riguardanti gli invasi collinari e montani presenti sull'intero territorio nazionale (piccoli invasi). Inoltre, si evidenzia la necessità di rendere fruibili i dati dinamici che riguardano gli abbassamenti effettuati all’interno dei grandi invasi a seguito degli eventi sismici e alluvionali.
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
I dati di base che riguardano le grandi dighe sono forniti annualmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti-Direzione Generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche. Essi sono aggiornati alla data dell'estrazione e sono dati statici rispetto ai parametri di progetto. Per i piccoli invasi i dati sono forniti dalle regioni o dagli enti ai quali è demandato il censimento o la gestione.
Fonte dei dati di base: 
ARPA/APPA (Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente)
Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) - Registro Dighe Italiano
Province
Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige
Provincia di Arezzo
Regione Abruzzo
Regione Campania
Regione Lazio
Regione Piemonte
Regione Sardegna
Regione Sicilia
Regione Toscana
Regione Valle d'Aosta
Regioni
Siti Internet
Università
Unità di misura: 
Metro cubo (m3), Numero (n.), Percentuale (%)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Per le Grandi Dighe il dato è fornito a livello nazionale sulla base dello stato di esercizio e viene elaborato statisticamente rispetto alle aree sismiche in cui il territorio italiano è suddiviso. Inoltre le Grandi Dighe sono aggregate a livello regionale sulla base del "volume totale dell'invaso" e del "volume di invaso autorizzato". Per le Piccole Dighe il dato è stato aggregato, laddove possibile, sulla base della classe di rischio per zona sismica.
Core set: 
Non compilato  
Tipo rappresentazione: 
Grafico
Mappa
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Nazionale, Regionale (20/20)
Copertura temporale: 
Settembre 2019 per le grandi dighe; per le piccole dighe la copertura è compresa tra la fine degli anni '90 e dicembre 2018.
La qualità dell'informazione è riferita a tutti gli invasi. Per le Grandi Dighe l'informazione, fornita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, risulta completa a scala nazionale e comparabile nello spazio e nel tempo. Per le Piccole Dighe la qualità dell'informazione dipende dallo stato di aggiornamento dei database regionali e dalla sua accessibilità. A oggi per diverse regioni è stato possibile reperire le informazioni dai siti web regionali/provinciali o forniti dagli Enti di Ricerca che hanno effettuato gli studi per conto delle regioni (Friuli-Venezia-Giulia, Lazio, Umbria, Campania, Sardegna, Calabria, province di Livorno e Pistoia), in archivi informatizzati tramite opportuna identificazione (Abruzzo, Piemonte) o forniti direttamente dai tecnici regionali (Valle d'Aosta, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Sicilia) o provinciali (province di Bolzano, Arezzo, Lucca, Pisa, Firenze, Terni, Macerata). Ulteriori dati derivano da materiale bibliografico. La copertura regionale disponibile, sebbene non sempre completa ed aggiornata per le Piccole Dighe, è pari al 100%. Diversamente, l’informazione riguardante la georeferenziazione risulta completa per le Grandi Dighe mentre per le Piccole nel 60% delle Regioni (anche se talora solo parzialmente) sono disponibili le coordinate geografiche.
In ogni caso, le metodologie di censimento e di classificazione appaiono ormai consolidate. Si ritiene non vi sia alcun problema in merito alla comparabilità della metodologia nel tempo.
Stato: 
Non definibile
Trend: 
Positivo
Descrizione dello stato e trend: 
Non è possibile fornire lo Stato in quanto, trattandosi di un indicatore legato alla pericolosità di tipo naturale, la valutazione è attribuibile solo alle modificazioni delle condizioni di sicurezza degli invasi artificiali a fronte del verificarsi delle variazioni dei fattori di rischio ambientale.
Per quanto riguarda il trend esso è migliorativo poiché legato al numero di informazioni disponibili sulle grandi e piccole dighe presenti sul territorio nazionale.
Commenti: 
Il numero di grandi dighe italiane, per il 2019, è pari a 531 (Tabella 1), con 2 dighe in meno rispetto all’anno precedente in quanto la Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture ha accertato che per la diga di Sterpeto, nel Lazio, è stata completata l’esecuzione dei lavori di demolizione totale, mentre la diga di Acciano, in Umbria, è stata espunta in quanto rivalutata piccola diga. Nella Tabella 1 viene altresì riportato, per ogni regione, il volume invasabile e il volume autorizzato per i quali si osserva rispettivamente una riduzione di circa 0,7% e 4,6% rispetto al 2018.
Come si evince dalla Tabella 2, il numero di grandi dighe in esercizio normale si è ridotto di 7 unità rispetto allo scorso anno. La distribuzione delle grandi dighe rispetto alle zone sismiche definite dall'OPCM 3274/03, aggiornata a gennaio 2019, è visibile in Figura 1 in cui risulta che il 6,4% ricade nella zona sismica 1, a più alta pericolosità. Nel caso delle piccole dighe, la stima interessa, nel 2019, 16 regioni e 10.658 invasi (Tabella 3), ovvero il 29% in più di quelli censiti attraverso il rilievo satellitare del 1998. Relativamente alla Regione Sicilia, si dispone soltanto del censimento reso pubblico dall’ARPA (https://www.arpa.sicilia.it/temi-ambientali/laghi-e-invasi/; http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssEnergia/PIR_Dipartimentodellacquaedeirifiuti/PIR_PianoGestioneDistrettoIdrograficoSicilia), che riguarda i corpi idrici qualitativamente significativi sulla base dei criteri stabiliti dal Decreto 16 giugno 2008 n. 131 del MATTM e comprende, pertanto, le grandi dighe e solo parzialmente quelle piccole.
In merito alle informazioni geografiche delle piccole dighe, nel 2019 le informazioni riguardano 12 regioni a fronte delle 11 dello scorso anno, per un totale di 3.675 invasi (Figura 2): la distribuzione di tali invasi rispetto alle zone sismiche (OPCM 3274/03) ha confermato, anche per quest’anno, che solo l’8 % ricade nella zona sismica 1 ad alto livello di pericolosità interessando le regioni Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lazio, Abruzzo e Calabria (Tabella 4). Dalla medesima tabella si evince che la maggiore distribuzione di invasi si riscontra nelle classi 2 e 3. Nel caso delle regioni Abruzzo, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, per le quali è stato possibile disporre anche della georeferenziazione degli invasi, si è arrivati a definire la percentuale di frane “attive/riattivate/sospese” censite dal progetto IFFI che ricadono in un buffer di 200 m attorno agli invasi di competenza del RID, ottenendo valori pari rispettivamente a 1,5%, 1,3% e 1,1%. Rimangono invariati rispetto allo scorso anno i risultati forniti dall’incrocio con l’Indice di franosità calcolato su una maglia di lato 1 km e pari al rapporto percentuale dell'area in frana sulla superficie della cella (Progetto IFFI- Inventario dei fenomeni franosi) ovvero, le regioni Sardegna, Calabria e Piemonte presentano la più alta percentuale delle piccole dighe ricadenti in aree con Indice di franosità nullo. Diversamente, le più alte percentuali delle piccole dighe ricadenti in aree con alto Indice di franosità si osservano per la Valle d’Aosta e per la provincia di Macerata. Si ricorda che i dati relativi alla Calabria risultano sottostimati rispetto alla reale situazione di dissesto poiché, ad oggi, la Regione Calabria - Autorità di Bacino Regionale ha effettuato l’attività di censimento dei fenomeni franosi prevalentemente nelle aree in cui sorgono centri abitati o interessate dalle principali infrastrutture lineari di comunicazione (Inventario dei Fenomeni Franosi d’Italia–IFFI, Edizione 2017).
  • Titolo Tabella 1: Distribuzione delle Grandi Dighe di competenza statale (settembre 2019)
    Fonte MIT-DG per le Dighe e le Infrastrutture Idriche ed Elettriche (ex RID)
    Legenda (1)Compresi 3 miliardi di metri cubi determinati da sbarramenti regolatori dei grandi laghi naturali prealpini (Garda, Maggiore, Iseo, Orta, Varese)
    Note Aggiornamento a settembre 2019

    Regione Dighe Volume invasabile Volume invaso autorizzato
    n. milioni di m3 milioni di m3
    Piemonte 59 374.29 364.27
    Valle d'Aosta 8 142.48 130.00
    Lombardia 77 4,036.17 3,998.04
    Trentino-Alto Adige 37 647.68 630.68
    Veneto 17 236.97 233.97
    Friuli-Venezia-Giulia 12 190.86 181.55
    Ligura 13 60.69 58.80
    Emilia-Romagna 24 158.91 152.81
    Toscana 50 321.08 310.93
    Umbria 9 428.69 236.61
    Marche 16 119.07 105.81
    Lazio 21 521.32 513.63
    Abruzzo 14 370.38 369.58
    Molise 7 202.91 125.16
    Campania 17 293.10 248.28
    Puglia 9 541.42 461.48
    Basilicata 15 911.41 543.84
    Calabria 21 484.44 443.79
    Sicilia 46 1,104.98 818.68
    Sardegna 59 2,505.49 1,975.33
    Italia(1) 531 13,652.34 11,903.24
  • Titolo Tabella 2: Sintesi dello stato di esercizio delle Grandi Dighe (2019)
    Fonte MIT-DG per le Dighe e le Infrastrutture Idriche ed Elettriche (ex RID)
    Legenda (1) Compresi circa 3.000,00 Mm3 determinati da manufatti regolatori dei grandi laghi naturali prealpini (Garda, Maggiore, Como, Iseo, Orta, Varese).
    Note aggiornamento a settembre 2019

    Condizione Dighe Volume invasabile Volume invaso autorizzato
    n. milioni di m3 milioni di m3
    Costruzione 7 109.69 0.00
    In collaudo 76 5,281.71 4,030.46
    Invaso limitato 41 1,231.08 916.00
    Fuori esercizio temporaneo 33 73.08 0.00
    Esercizio normale 374 6,956.78 6,956.78
    Totale Grandi Dighe (1) 531 13,652.34 11,903.24
  • Titolo Tabella 3: Distribuzione dei Piccoli Invasi di competenza regionale
    Fonte Elaborazione ISPRA su dati regionali
    Legenda (a)Catalogue and classification of Italian dams by satellite survey, E. Calizza & R. Menga, Dam Safety, Berga 1998; (b)”Small Dams in Italy”, S. Castelli et al., 8th ICOLD European Club Symposium, Innsbruck 2010; (1)Giornata di studio del ITCOLD, Roma 28 marzo 2017, Ing. R. Del Vesco; (2)Regione Valle d'Aosta (comunicazione personale Ing. P. Ropele); (3)Regione Lombardia (comunicazione personale Ing. Silvia Castelli); (4)Provincia di Bolzano (comunicazione personale Ing. A. Magno); (5)Regione Veneto (comunicazione personale Ing. Barbara De Fanti); (6)http://irdat.regione.fvg.it/WebGIS; (7)Regione Emilia Romagna; REGIONE TOSCANA: (8)Provincia di Arezzo (comunicazione personale dott. Pini), (9)Città Metropolitana di Firenze (comunicazione personale Dott. P. Prunecchi), (10)http://incastro.provincia.livorno.it/incasgis/, (11)Provincia di Lucca (comunicazione personale Dott. Ing. G. Costabile), (12) Provincia di Pisa (comunicazione personale Dott. P. Gattai), (13)http://greenreport.it/web/archivio/show/id/18194; REGIONE UMBRIA: (14)Provincia di Terni (comunicazione personale Ing. M. Monachini), (15)http://sia.umbriaterritorio.it; (16)Provincia di Macerata (Genio Civile, Dott. G. Trapè); (17) Regione Marche; (18)Regione Lazio-Direzione Risorse Idriche e Difesa del Suolo; (19)S.I.T. Regione Abruzzo; (20)www.difesa.suolo.regione.campania.it; (21) Giornata di studio sui temi: I comportamenti delle dighe italiane in occasione di terremoti storici. La situazione delle piccole dighe in Calabria (Prof. G. Principato). Roma 28 marzo 2017; (22) ARPA Sicilia (comunicazione personale dott.ssa A.M.Abita); (23)http://www.regione.sardegna.it/
    Note Ad oggi è disponibile la georeferenziazione dei piccoli invasi per le regioni: Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Toscana (Province di Arezzo, Firenze, Livorno e Pisa), Umbria (Province di Perugia e Terni), Marche (Provincia di Macerata), Abruzzo, Lazio, Calabria-Parco della Sila, Sicilia e Sardegna

    Regione/Provincia autonoma Satellite Survey 1998 (a) Regional Inventory 2009 (b) Stime e censimenti 2019
    Piemonte 548 710 777 (1)
    Valle D'Aosta 12 120 75 (2)
    Lombardia 47 461 ca. 600 (3)
    Prov. Trento - Trentino 13 66 -
    Prov. Bolzano-Alto Adige 81 100 (4)
    Veneto 42 30 458 (5)
    Friuli-Venezia-Giulia 15 87 88 (6)
    Liguria 12 - -
    Emilia-Romagna 1,032 - Cesena-Forlì 227 (7)
    Ravenna 39 (7)
    Rimini 65 (7)
    Toscana 1,683 2,400 Arezzo 427 (8)
    Firenze 271 (9)
    Livorno 49 (10)
    Lucca 26 (11)
    Pisa 127 (12)
    Pistoia ca. 90 (13)
    Umbria 830 - Terni 36 (14)
    Perugia 145 (15)
    Marche 737 - Macerata 342 (16)
    Pesaro e Urbino ca. 1008 (17)
    Lazio 245 - 224 (18)
    Abruzzo 616 - 201 (19)
    Molise 106 - -
    Campania 134 - ca. 490 (20)
    Puglia 52 - -
    Basilicata 130 - -
    Calabria 85 - Crotone 3473 (21)
    Parco Regionale della Sila 852 (21)
    Sicilia 1,613 - 3(22)
    Sardegna 336 491 465 (23)
    Totale 8,288 4,446 10,658
  • Titolo Tabella 4: Distribuzione percentuale dei piccoli invasi (2019)
    Fonte Elaborazione ISPRA su dati regionali
    Legenda
    Note Zone sismiche di cui all' OPCM 3274/03 e successivo OPCM 3519/06. Nel rispetto degli indirizzi e criteri stabiliti a livello nazionale, alcune regioni hanno classificato il territorio nelle quattro zone proposte (Zona 1 - È la zona più pericolosa-Possono verificarsi fortissimi terremoti; Zona 2 -In questa zona possono verificarsi forti terremoti; Zona 3-In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari; Zona 4 - È la zona meno pericolosa. I terremoti sono rari). Diversamente, altre regioni hanno classificato il proprio territorio adottando solo tre zone (zona 1, 2 e 3) e introducendo, in alcuni casi, delle sottozone per meglio adattare le norme alle caratteristiche di sismicità. Per il dettaglio e significato delle zonazioni di ciascuna regione si rimanda alle seguenti disposizioni normative regionali: Atti di recepimento al 1° giugno 2014. Abruzzo: DGR 29/3/03, n. 438. Basilicata: DCR 19/11/03, n. 731. Calabria: DGR 10/2/04, n. 47. Campania: DGR 7/11/02, n. 5447. Emilia-Romagna: DGR 23/7/18, n. 1164. Friuli-Venezia Giulia: DGR 6/5/10, n. 845. Lazio: DGR 22/5/09, n. 387. Liguria: DGR 17/03/17, n. 2016. Lombardia: DGR 11/7/14, n. X/2129 Marche: DGR 29/7/03, n. 1046. Molise: DGR 2/8/06, n. 1171. Piemonte: DGR 12/12/11, n. 4-3084. Puglia: DGR 2/3/04, n. 153. Sardegna: DGR 30/3/04, n. 15/31. Sicilia: DGR 19/12/03, n. 408. Toscana: DGR 26/5/14, n. 878. Trentino-Alto Adige: Bolzano, DGP 6/11/06, n. 4047; Trento, DGP 27/12/12, n. 2919. Umbria: DGR 18/9/12, n. 1111. Veneto: DCR 3/12/03, n. 67. Valle d’Aosta: DGR 4/10/13 n. 1603

    ZONA SISMICA 1 1-2A 2 2A 2A-2B 2B 3A 2A-3A-3B 2B-3A 3 3S 3A 3A-3B 3B 3-4 4
    Piemonte 0 0 0 0 0 0 0 0 0 40 2 0 0 0 0 58
    Valle d'Aosta 0 0 0 0 0 0 0 0 0 100 0 0 0 0 0 0
    Prov. Bolzano - Alto Adige 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 100
    Friuli Venezia Giulia 16 0 65 0 0 0 0 0 0 19 0 0 0 0 0 0
    Toscana 0 0 28 0 0 0 0 0 0 68 0 0 0 0 0 4
    Umbria 0 0 95 0 0 0 0 0 0 5 0 0 0 0 0 0
    Marche 1 0 99 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
    Lazio 10 0 0 4 2 57 9 7 0 0 0 0 1 10 10 0
    Abruzzo 24 0 38 0 0 0 0 0 0 38 0 0 0 0 0 0
    Parco della Sila - Calabria 29 71 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
    Sardegna 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 100
    Sicilia 0 0 100 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
  • Titolo Figura 1: Distribuzione delle Grandi Dighe di competenza statale rispetto alle zone sismiche ai sensi dell’OPCM 3274/03 e successivo Opcm n. 3519 del 28 aprile 2006 (Classificazione sismica al 31 gennaio 2019)
    Fonte Elaborazione ISPRA su dati del MIT-DG per le Dighe e l’Infrastrutture idriche ed elettriche e della PCM- Dipartimento di Protezione Civile

    Note Tra parentesi la percentuale di Grandi Dighe ricadenti all’interno di ciascuna zona sismica
  • Titolo Figura 2: Distribuzione dei Piccoli Invasi di competenza regionale (2019)
    Fonte Elaborazione ISPRA su dati regionali

    Note Ad oggi è disponibile la georeferenziazione dei piccoli invasi per le regioni: Piemonte, Valle d’Aosta, Provincia di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Toscana (Province di Arezzo, Firenze, Livorno e Pisa), Umbria (Province di Perugia e Terni), Marche (Provincia di Macerata), Abruzzo, Lazio, Calabria-Parco della Sila, Sardegna e Sicilia