AREE A PERICOLOSITÀ IDRAULICA

Autori: 
Non compilato  
Abstract: 
L'indicatore fornisce informazioni sulle aree a pericolosità idraulica sul territorio nazionale. Le aree a pericolosità idraulica elevat, con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni, sono il 4,1% del territorio nazionale (12.405 km2), le aree a pericolosità media, con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni, sono l’8,4% (25.398 km2), quelle a pericolosità bassa, scenario massimo atteso, raggiungono il 10,9% del territorio nazionale (32.961 km2).
Descrizione: 
L'indicatore fornisce informazioni sulla mosaicatura ISPRA delle aree a pericolosità idraulica, ovvero aree che potrebbero essere interessate da alluvioni.
L'ISPRA ha realizzato nel 2017 la nuova Mosaicatura nazionale (versione 4.0 - Dicembre 2017) delle aree a pericolosità idraulica, perimetrate dalle Autorità di Bacino Distrettuali. La mosaicatura è stata effettuata per i tre scenari di pericolosità individuati dal D. Lgs. 49/2010 (recepimento della Direttiva Alluvioni 2007/60/CE): elevata P3 con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (alluvioni frequenti), media P2 con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (alluvioni poco frequenti) e bassa P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi).
Scopo: 
Fornire un quadro sulle aree a pericolosità idraulica su base nazionale, regionale, provinciale e comunale.
Rilevanza: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente e collegato alle attività antropiche
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
Misurabilità: 
Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
Aggiornati a intervalli regolari secondo fonti e procedure affidabili [Tempestività e Puntualità]
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
Una "buona" copertura spaziale
Solidità: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
Riferimenti normativi: 
Direttiva Alluvioni 2007/60/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 49/2010
Obiettivi fissati dalla normativa: 
La Direttiva Alluvioni 2007/60/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 49/2010, istituisce un quadro metodologico per la valutazione e la gestione del rischio di alluvioni.
DPSIR: 
Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Trigila A., Iadanza C., Bussettini M., Lastoria B. (2018) Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio. Edizione 2018. ISPRA, Rapporti 287/2018 (ISBN 978-88-448-0901-0)
Limitazioni: 
-
Ulteriori azioni: 
-
Frequenza rilevazione dati: 
Pluriennale
Accessibilità dei dati di base: 
Cartografia pubblicata sui siti delle Autorità di Bacino Distrettuali
Fonte dei dati di base: 
Non compilato  
Unità di misura: 
Chilometro quadro (km2)
Percentuale (%)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
E' stata calcolata la superficie delle aree a pericolosità idraulica elevata P3, a pericolosità media P2 e a pericolosità bassa P1 sul territorio nazionale, su base regionale, provinciale e comunale.
Core set: 
Non compilato  
Tipo rappresentazione: 
Mappa
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Quadriennale
Copertura spaziale: 
Non compilato  
Copertura temporale: 
2017
I dati utilizzati per costruire l’indicatore risultano adeguatamente documentati e di qualità nota. L’indicatore , semplice e facile da interpretare,fornisce una base per confronti internazionali Relativamente alla comparabilità nello spazio si riscontra una certa disomogeneità sul territorio nazionale legata al fatto che sia stato o meno modellato il reticolo idrografico minore.
Stato: 
Non definibile
Trend: 
Non definibile
Descrizione dello stato e trend: 
Dal confronto tra la mosaicatura nazionale ISPRA 2017 e quella del 2015, emerge un incremento dell'1,5% della superficie a pericolosità idraulica elevata P3, del 4% della superficie a pericolosità media P2 e del 2,5% della superficie a pericolosità bassa P1. Gli incrementi sono legati all'integrazione della mappatura delle aree a pericolosità in territori precedentemente non indagati (es. reticolo idrografico minore), all'aggiornamento degli studi di modellazione idraulica e alla perimetrazione di eventi alluvionali recenti da parte delle Autorità di Bacino Distrettuali.
Commenti: 
La superficie delle aree a pericolosità elevata P3 con tempo di ritorno fra 20 e 50 anni in Italia è pari a 12.405 km2 (4,1% del territorio nazionale). Lo scenario di pericolosità idraulica P3 non é disponibile per il territorio della ex Autorità di Bacino Regionale delle Marche (Figura 1). La superficie delle aree a pericolosità media P2 con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni è di 25.398 km2, pari all’8,4% del territorio nazionale (Figura 2). La superficie delle aree a pericolosità P1 (scarsa probabilità di alluvioni o scenari di eventi estremi) è pari a 32.961 km2 (10,9%). Lo scenario a pericolosità idraulica P1 non é disponibile per il territorio della ex Autorità di Bacino Regionale delle Marche, della ex Autorità di Bacino Conca-Marecchia e dei Bacini Regionali Romagnoli, ad eccezione delle Aree costiere marine, e per il reticolo di irrigazione e bonifica del territorio del bacino del Po ricadente nella Regione Emilia-Romagna (Figura 3). A causa di tali lacune, per le Regioni Emilia-Romagna e Marche le aree inondabili relative allo scenario P1 risultano inferiori a quelle dello scenario P2.
Le Regioni con i valori più elevati di superficie a pericolosità idraulica media P2 sono Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto (Tabella 1). La notevole estensione delle aree a pericolosità idraulica media in Regione Emilia-Romagna è legata, oltre che al reticolo idrografico principale e secondario naturale, anche alla fitta rete di canali artificiali di bonifica. La Tabella 2 riporta la ripartizione delle aree a pericolosità idraulica su base provinciale. La Figura 4 rappresenta la percentuale di territorio con aree a pericolosità idraulica media P2 su base comunale.
Non ci sono allegati.