AZIENDE IN ACQUACOLTURA E PRODUZIONI

Autori: 
Non compilato  
Abstract: 
L'indicatore è associato alla dimensione e all'importanza dell'acquacoltura nelle diverse Regioni Italiane sia in termini produttivi che in termini di numero di impianti alimentati da acqua dolce o salata/salmastra
Descrizione: 
L’indicatore stima la dimensione dell’acquacoltura in termini di numero di impianti attivi e produzioni. Distingue tre tipologie produttive – piscicoltura, crostaceicoltura, molluschicoltura – e considera le produzioni complessive per le principali specie allevate. L’indicatore distingue il tipo di risorsa idrica utilizzata per l’allevamento (acqua dolce o salata/salmastra) e considera le produzioni in acquacoltura di specie non indigene. Il presente indicatore si basa sui dati MIPAAF censiti ai sensi del Reg. (CE) n. 762/2008 che abroga il Reg. (CE) n. 788/96 del Consiglio per la raccolta e la trasmissione annuale dei dati statistici sull’acquacoltura da parte degli Stati membri a Eurostat e sui dati elaborati per il sistema di raccolta dati tecnici in acquacoltura della FAO per il Mediterraneo (FAO-SIPAM, Raccomandazione GFCM/35/2011/6 che emenda la raccomandazione GFCM/33/2009/4 )
Scopo: 
Stimare l'importanza dell'acquacoltura nelle diverse regioni italiane, il numero di impianti che insistono su ambienti di acqua dolce e salmastri costieri/marini, la produzione delle tre tipologie (piscicoltura, crostaceicoltura, molluschicoltura) e delle specie non indigene a livello nazionale, aspetto rilevante per i potenziali impatti dell'acquacoltura sulla biodiversità.
RILEVANZA - L'indicatore: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
MISURABILITÀ - I dati utilizzati per la costruzione dell’indicatore sono/hanno: 
Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
SOLIDITÀ - L'indicatore: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
Riferimenti normativi: 
MiPAAF (2018). Piano Strategico per l’ Acquacoltura in Italia (2014-2020)
Reg. (CE) n. 762/2008
Obiettivi fissati dalla normativa: 
Gli obiettivi europei di crescita e sviluppo sostenibile sono fissati dalla nuova Politica Comune della Pesca (Reg. 1380/2013/UE) per il periodo 2014-2020 e mirano a promuovere la crescita e aumentare le produzioni dell’acquacoltura negli Stati membri, ridurre la dipendenza europea dalle importazioni di prodotti ittici (-70%) e favorire lo sviluppo dell’acquacoltura nelle aree costiere e rurali. A livello nazionale il Piano Strategico per l’Acquacoltura in Italia 2014-2020, redatto ai sensi della PCP (art.34) e il Programma Operativo del Regolamento sul Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP, Reg 508/2014/EU), approvati dalla Commissione europea nel novembre 2015, fissano gli obiettivi di sviluppo e crescita per l’acquacoltura italiana. E’ atteso al 2025 un aumento delle produzioni per un volume di 190.441 tonnellate (+35,2% rispetto al 2013) e un valore corrispettivo di 580 milioni di euro (+47,6 % rispetto al 2013). La crescita delle produzioni è attesa grazie a una diversificazione dei processi di produzione e dei prodotti, la modernizzazione e l’ampliamento degli impianti esistenti e la realizzazione di nuovi insediamenti produttivi grazie a un miglioramento dell’utilizzo dello spazio marino e costiero e l’identificazione di nuove zone allocate per l’acquacoltura.
L’utilizzo delle specie non indigene in acquacoltura è regolamentato dal Reg. (CE) 708/2007, Reg (CE) 535/2008, Reg (CE) 506/2008 e Reg (UE) 304/2011. Ai sensi dei suddetti regolamenti è stato attivato in Italia il registro delle specie aliene in acquacoltura sul sito web www.registro-asa.it. Inoltre, problematiche relative ai potenziali impatti dell’acquacoltura, tra cui l’introduzione di specie non indigene, sono trattate nell’ambito dei Descrittori 2, 5 e 9 della DIRETTIVA 2008/56/CE (Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino).
DPSIR: 
Determinante, Pressione
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Brummett, R. 2013. Growing aquaculture in sustainable ecosystems. Agriculture and environmental services. Notes, no. 5) Washington DC; World Bank. http:// www-wds.worldbank.org/
FAO, 2014, The State of World Fisheries and Aquaculture. FAO Fisheries and Aquaculture Department Food and Agriculture Organization of the United Nations Rome. 223 pp.
Islam, M.S., 2005, Nitrogen and phosphorus budget in coastal and marine cage aquaculture and impacts of effluent loading on ecosystem: review and analysis towards model development. Marine Pollution Bulletin 50, 48-61.
ISPRA, 2011, Annuario dei dati ambientali
Lupatsch, I., Kissil, G.W., 1998, Predicting aquaculture waste from gilthead seabream (Sparus aurata) culture using a nutritional approach. Aquatic Living Resources 11: 265-268.
MiPAAF (2014). Piano Strategico per l’ Acquacoltura in Italia (2014-2020). pp.282.
Palmerini R., Bianchi C.N., 1994, Biomass measurements and weight-to-weight conversion factors: a comparison of methods applied to the mussel Mytilus galloprovincialis. Mar. Biol., 120: 273-277.
Porrello S., Brigolin D., Tomassetti P., Scardi M., Pastres R., 2013, Stima dei flussi di azoto e fosforo da maricoltura: applicazione di modelli ad un caso studio (mare Adriatico). 44° Congresso Società italiana Biologia marina, Volume dei pre-print: 64-65.
Regolamento (UE) n. 1380/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013 relativo alla politica comune della pesca, che modifica i Regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i Regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio
Smaal A.C., Vonck A.P.M.A., 1997, Seasonal variation in C, N and P budgets and tissue composition of the mussel Mytilus edulis. Mar. Ecol. Prog. Ser., 153: 167-179
Limitazioni: 
Non compilato  
Ulteriori azioni: 
Non compilato  
Frequenza rilevazione dati: 
Annuale
Accessibilità dei dati di base: 
Buona
Fonte dei dati di base: 
Non compilato  
Unità di misura: 
Numero (n.), Tonnellata (t)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Sono stati riportati i volumi di produzione (t), il numero degli impianti attivi (n) per Regione, per specie allevata, per provenienza (specie indigene e non indigene).
Core set: 
EEA - CSI
Tipo rappresentazione: 
Grafico
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Annuale
Copertura spaziale: 
Non compilato  
Copertura temporale: 
1994-2016
La raccolta dei dati per le annualità 2015 e 2016 è stata redatta ai sensi del Reg. (CE) 762/2008. Il censimento ha utilizzato come unità di riferimento l’impresa, figura giuridica regolarmente iscritta alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura e come unità d’analisi l’impianto, ossia l’unità produttiva che afferisce ad una impresa. Ciascuna impresa può essere costituita da uno o più impianti. Il trend delle produzioni 1994-2016 è stato elaborato integrando i dati censiti per il MIPAAF dal 1994 al 2006 dall’ ICRAM (1994-2002), dalla Società Idroconsult (2002-2006), dall’ UNIMAR (2007-2014) e nel periodo 2015-2016 dalla società GRAIA. Per le annualità 2015 e 2016, i dati sono stati raccolti operando con interviste sugli impianti o tramite contatto telefonico e compilando le schede di rilevamento predisposte. Sui dati raccolti è stata operata una revisione e integrazione delle informazione e dei dati con la collaborazione delle Associazioni di produttori API e AMA per la trasmissione dei dati a EUROSTAT.
Stato: 
Non definibile
Trend: 
Non definibile
Descrizione dello stato e trend: 
La produzione nazionale totale da acquacoltura censita per l'anno 2016 è di 148.110 tonnellate, di cui 54.842,1 t di pesci (37%), 93.252,8 t di molluschi (63%) e 15,2 t di crostacei (0,01%).
I dati indicano un lieve calo della produzione complessiva tra il 2014 e il 2016 dovuto principalmente alla minore produzione di molluschi (da 100.373,7 t nel 2014 a 93.252,8 nel 2016), da porre in relazione a condizioni ambientali sub ottimali nelle aree di allevamento di molluschi e a fenomeni meteo marini e climatici estremi. La piscicoltura d’acqua dolce ha subito un decremento di circa il 4,43% (1.832 tonnellate) per le crisi di siccità e la ridotta disponibilità di risorse idriche, in particolare nel nord est, che hanno avuto impatti sulla produzione nazionale di salmonidi (trote). La piscicoltura marina aumenta del 14 % (1.893 tonnellate) grazie alla messa in produzione di nuovi insediamenti produttivi, mentre le produzioni di crostaceicoltura sono molto piccole e sostanzialmente stabili rispetto al 2014.
Commenti: 
Nella Figura 1 e 2 sono riportati rispettivamente il numero di impianti per tipologia di acqua utilizzata e le produzioni dei principali settori produttivi in acquacoltura. Nel 2016 il Veneto si conferma la prima regione in Italia per numero di impianti, mentre in termini di produzione supera l’ Emilia Romagna la cui produzione, rispetto al 2014, diminuisce di 6.305 tonnellate, principalmente a causa di una riduzione di produzione di molluschi. Queste due regioni, insieme al Friuli Venezia Giulia, alla Puglia e alla Sardegna ospitano sul loro territorio il 69,3% degli impianti di acquacoltura e contribuiscono per il 74,3 % della produzione nazionale. Nel caso della piscicoltura, il rapporto tra produzione e numero di impianti varia da una regione all’altra per la diversa percentuale di impianti intensivi, semintensivi e estensivi. Tutte le regioni che comprendono zone costiere, ad eccezione della Basilicata, della Toscana e della Calabria, producono sia pesci che molluschi. Le regioni con le produzioni (t) più importanti per la molluschicoltura sono l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia. Nella maggior parte delle regioni con tratti di costa prevale l’utilizzo della risorsa idrica salata, la quale comprende mare e ambienti di transizione, rispetto all’acqua dolce (Figura 1). Dal punto di vista produttivo (Tabella 1) la troticoltura e la molluschicoltura sono i sistemi di allevamento più importanti. Molte specie allevate sono specie non indigene (Tabella 2), le quali contribuiscono per il 45,7 % alla produzione complessiva in acquacoltura. Nell’ambito della piscicoltura, le specie non indigene interessano esclusivamente le produzioni di acqua dolce, e costituiscono il 68,2% della produzione totale di pesci. Nel caso della molluschicoltura e della crostaceicoltura le specie non indigene contribuiscono per il 32,5% e 90,1% rispettivamente (Tabella 2).
La serie storica delle produzioni (Figura 3) fa osservare una decrescita della capacità produttiva per il comparto della piscicoltura dopo il 2001, da ascrivere ad una riduzione del numero di impianti e delle produzioni di anguilla in intensivo, e ad una significativa diminuzione delle produzioni vallive tradizionali in estensivo di spigola, orata, anguilla e muggini non compensate da altre/innovative attività di produzione. Nel caso della molluschicoltura, le fluttuazioni sono generalmente dovute alle strette relazioni di alcuni sistemi produttivi, quali ad esempio la venericoltura, con le condizioni ambientali delle acque destinate alla vita dei molluschi, spesso non ottimali, e al computo dei molluschi raccolti su banchi naturali.
Non ci sono allegati.