CARBONIO ORGANICO (CO) CONTENUTO NEGLI ORIZZONTI SUPERFICIALI (30 CM) DEI SUOLI

Autori: 
Non compilato  
Abstract: 
Il carbonio organico, che costituisce circa il 60% della sostanza organica presente nei suoli, svolge un'essenziale funzione positiva su molte proprietà del suolo.L'indicatore fornisce una stima delle quantità di Carbonio Organico contenuto nei suoli italiani. Il dato finale, spazializzato con tecniche di Digital Soil Mapping, considera circa 6.700 profili pedologici, selezionati come più rappresentativi, e una serie di covariate continue e categoriche. I valori finali mettono in luce una carenza di carbonio organico nelle aree agricole (oliveti, frutteti, vigneti) e contenuti ben più alti nella aree forestali.
Descrizione: 
La sostanza organica del suolo, composta per circa il 60% da Carbonio Organico, è un dinamico, complesso e fondamentale componente del suolo e del ciclo globale del carbonio. Pur rappresentando solo una piccola percentuale del suolo (generalmente tra 1% e 5%) ne controlla molte delle proprietà chimico, fisiche e biologiche, risultando il costituente più importante e l’indicatore chiave del suo stato di qualità. Favorisce l'aggregazione e la stabilità delle particelle del terreno con l'effetto di ridurre l'erosione, il compattamento, il crepacciamento e la formazione di croste superficiali e l'immobilizzazione della CO2 nel suolo; si lega in modo efficace con numerose sostanze, migliorando la fertilità del suolo e la sua capacità tampone; migliora l'attività microbica e la disponibilità per le piante di elementi nutritivi come azoto e fosforo. Per quanto riguarda i suoli agrari, il contenuto di CO dovrebbe essere superiore all'1%, ciò per garantire un'elevata efficienza del terreno rispetto al rifornimento di elementi nutritivi per le piante. La conoscenza del contenuto di CO nei suoli italiani rappresenta, inoltre, la base di partenza per stabilire la consistenza del ruolo che essi possono avere nella riduzione delle emissioni di gas serra, considerando che il serbatoio di carbonio suolo-vegetazione, sebbene di entità inferiore a quello oceanico e a quello fossile, risulta il più importante anche perché direttamente influenzabile dall'azione umana.
Scopo: 
Descrivere la quantità di carbonio organico (CO) presente nei primi 30 centimetri dei suoli italiani.
RILEVANZA - L'indicatore: 
È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
È semplice, facile da interpretare
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
Fornisce una base per confronti a livello internazionale
MISURABILITÀ - I dati utilizzati per la costruzione dell’indicatore sono/hanno: 
Adeguatamente documentati e di fonte nota
Un’ “adeguata” copertura spaziale
SOLIDITÀ - L'indicatore: 
È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
È ben fondato in termini tecnici e scientifici
Possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di informazione
Riferimenti normativi: 
Non compilato  
Obiettivi fissati dalla normativa: 
La normativa vigente non fissa nessun limite e regolamentazione sul quantitativo di carbonio organico nel suolo. Le comunicazioni della Commissione Europea relative alla Soil Thematic Strategy, COM (2002) 179 e COM (2006) 231, e la proposta di direttiva europea per la protezione del suolo, COM (2006) 232, anche se sono state definitivamente ritirate, ritenevano la diminuzione della sostanza organica come una delle principali problematiche in grado di compromettere la funzionalità dei suoli. Il ruolo fondamentale della sostanza organica per la funzionalità dei suoli è recepito nella Politica Agricola Comune e nei Piani di Sviluppo Rurale dove sono generalmente contenute misure atte a mantenere e/o incrementare la sostanza organica nei suoli.
DPSIR: 
Stato
Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Riferimenti bibliografici: 
Non compilato  
Limitazioni: 
Non esistendo una rete di monitoraggio nazionale, l'informazione disponibile risente di dati non coevi e delle diverse procedure adottate in laboratorio per la determinazione del carbonio organico.
Il quadro conoscitivo complessivo potrà inoltre essere notevolmente migliorato a seguito di un’armonizzazione delle numerose informazioni già presenti nei database regionali.
Ulteriori azioni: 
Armonizzazione delle informazioni regionali sul contenuto di Carbonio Organico dei suoli, creazione di una rete di monitoraggio nazionale.
Frequenza rilevazione dati: 
Non definibile
Accessibilità dei dati di base: 
http://54.229.242.119/GSOCmap/ (Global Soil Partnership, 2017)
Fonte dei dati di base: 
Non compilato  
Unità di misura: 
Tonnellata per ettaro per anno (t/ha/a)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L’elaborazione nazionale è stata fatta applicando tecniche di Digital Soil Mapping (reti neurali con Radial Basis Function) ad una selezione di circa 6700 profili rappresentativi, selezionati dalle Regioni e raccolti nell’arco temporale compreso tra il 1990 e 2013. Sono state inoltre selezionate una serie di covariate categoriche (geologia, geomorfologia, uso del suolo, strati tematici del suolo) e continue (DEM, dati climatici e caratteristiche del suolo), armonizzati i vari metodi analitici utilizzati (Walkley Black, Springer Klee e Analizzatore Elementare) e sviluppate delle pedofunzioni per la stima della densità apparente.
Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente
Tipo rappresentazione: 
Carta tematica
Tabella
Periodicità di aggiornamento: 
Quadriennale
Copertura spaziale: 
Non compilato  
Copertura temporale: 
Dati rilevati tra il 1990 e il 2013 ma pubblicati nel 2017.
L'indicatore è ben fondato in termini tecnico-scientifici ma l'accuratezza può essere sensibilmente migliorata avendo a disposizione dati ben distribuiti e coevi. A differenza della copertura temporale, la copertura spaziale è buona in quanto i dati risultano spazializzati con un algoritmo omogeneo su tutto il territorio nazionale. La comparabilità temporale è, al momento, bassa in quanto la frequenza di rilevamento dei dati non è definibile e non sono disponibili dati pregressi da confrontare. I dati di base utilizzati nel modello di calcolo risentono comunque delle diverse procedure adottate in laboratorio per la determinazione del carbonio.
Stato: 
Non compilato  
Trend: 
Non compilato  
Descrizione dello stato e trend: 
Non è possibile definire un trend, tuttavia il contenuto di carbonio organico nei suoli varia in funzione dei fattori pedogenetici (geologia, clima, vegetazione), ma anche, e soprattutto, con i fattori antropici.
La cartografia nazionale evidenzia lo stretto legame tra carbonio organico e le covariate selezionate: valori più alti si osservano nelle aree caratterizzate da maggiori precipitazioni, con litologie prevalentemente calcaree e nelle zone boscate. Viceversa valori inferiori si hanno nelle aree caratterizzate da temperature più alte, litologie argillose e nelle aree agricole.


Commenti: 
La mappatura nazionale del carbonio organico rappresenta il contributo italiano alla carta mondiale realizzata nell’ambito delle attività della Global Soil Partnership (GSP) istituita presso la FAO.
L’elaborazione della Figura 10.1 è stata fatta attraverso tecniche di Digital Soil Mapping, utilizzando i dati provenienti da circa 6.700 profili associati a una serie di covariate categoriche (uso del suolo, tipo di suoli, geologia, ecc.) e continue (clima, pendenza, profondità del suolo, pH, ecc.).
Per la Pianura Padana è stata anche considerata la distribuzione dei pedo-paesaggi derivata dalla carta ecopedologica in scala 1:250.000.
I risultati finali, rappresentati su un grid di 1km (Figura 10.1), mostrano un accumulo complessivo di carbonio organico nei primi 30 cm di suolo pari a 1.67 Pg (peta grammi); Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta e Puglia sono le regioni dove sono presenti mediamente i suoli più poveri di carbonio (Figura 10.2), mentre le aree agricole (vigneti, frutteti e oliveti) sono le più penalizzate da un punto di vista di carbonio stoccato, contrariamente alle aree boscate caratterizzate dai contenuti più alti (Figura 10.3).
Non ci sono allegati.