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CONCENTRAZIONE DI ATTIVITÀ DI RADON INDOOR

Abstract indicatore: 
Il radon è un gas radioattivo presente nel suolo, nei materiali da costruzione e anche nell’acqua. Mentre all’aperto si disperde rapidamente, nei luoghi chiusi (abitazioni, scuole, ambienti di lavoro) si accumula raggiungendo, in taluni casi, concentrazioni elevate che possono rappresentare un pericolo eccessivo per la salute. Al radon, infatti, è attribuita la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta. Circa 3.000 sono i decessi che ogni anno vengono attribuiti al radon in Italia. Il Consiglio Europeo ha emanato la Direttiva 2013/59 con la quale è stato, tra l'altro, introdotto per la prima volta un livello di riferimento per le abitazioni. Sarà anche abbassato il livello di riferimento per i luoghi di lavoro. La Direttiva non è ancora stata recepita dall'Italia. L’indicatore mostra una stima dei livelli di radon indoor sul territorio.

Descrizione: 
L'indicatore, qualificabile come indicatore di stato, fornisce la stima della concentrazione media di Rn-222 in aria negli ambienti confinati (abitazioni, scuole, luoghi di lavoro). Esso rappresenta il parametro di base per la valutazione del rischio/impatto sulla popolazione, in quanto il Rn-222 è causa dell'aumento del rischio di tumori al polmone. È riportata anche un'indicazione sulle attività di misura del radon svolte a livello territoriale da parte delle Agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell'ambiente.

Scopo: 
Monitorare la principale fonte di esposizione alla radioattività per la popolazione (in assenza di eventi incidentali), nell'ottica di prevenire e ridurre il rischio di tumori polmonari.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
    Una "buona" copertura temporale (almeno 5 anni)
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    È in grado di descrivere il trend in atto e l'evolversi della situazione ambientale
    È semplice, facile da interpretare
    Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
    Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare, in modo si possa valutare la sua significatività
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
    È ben fondato in termini tecnici e scientifici
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
    Comparabilità nel tempo

Riferimenti normativi: 
D.Lgs. 230/95. Decreto Legislativo del Governo 17 marzo 1995 n. 230. Attuazione delle Direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti.
Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio, del 5 dicembre 2013, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. Gazzetta Ufficiale europea, L 13 del 17 gennaio 2014.

Obiettivi fissati dalla normativa: 
Il 17 gennaio 2014 è stata pubblicata la Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio europeo del dicembre 2013, che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. La direttiva, che l'Italia dovrà recepire aggiornando l'attuale D.Lgs. 230/95, prevede una riduzione dei livelli di riferimento negli ambienti di lavoro e, per la prima volta, prende in considerazione anche gli ambienti residenziali (abitazioni). Attualmente il D.Lgs. 230/95 e s.m.i. definisce come campo di applicazione particolari luoghi di lavoro quali sottovie, catacombe, grotte e tutti i luoghi di lavoro sotterranei. Il decreto prevede, inoltre, che le regioni e le province autonome individuino le zone o luoghi di lavoro con caratteristiche determinate a elevata probabilità di alte concentrazioni di attività di radon. Viene fissato un primo livello di azione in termini di concentrazione di attività media in un anno pari a 500 Bq m-3 oltre il quale i datori di lavoro devono attuare particolari adempimenti, ad esempio notifiche a pubbliche amministrazioni e, in particolare, una valutazione della dose efficace. Nel caso in cui tale dose efficace superi il valore di 3 mSv, il datore di lavoro ha l’obbligo di ridurre la concentrazione di radon o la dose efficace al di sotto dei valori sopra riportati. Nel caso non si riesca a ridurre la dose efficace al di sotto dei valori prescritti si applica la disciplina della protezione sanitaria dei lavoratori (capo VIII). Relativamente agli ambienti residenziali non esiste attualmente una normativa. In passato la Raccomandazione europea 90/143/Euratom del 21/02/90 aveva stabilito un livello di riferimento di 400 Bq m-3 per gli edifici esistenti e, come parametro di progetto, un livello di 200 Bq m-3 per gli edifici residenziali da costruire, superati i quali era raccomandata l'adozione di provvedimenti correttivi. Nel 2009 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto che le Autorità nazionali adottino un valore di riferimento di 100 Bq m-3. Tuttavia, se particolari condizioni di un paese non consentissero l’adozione di tale valore, questo non dovrebbe comunque essere superiore a 300 Bq m-3. Le principali novità introdotte con la nuova Direttiva 2013/59/Euratom riguardano l’indicazione di livelli riferimento inferiori rispetto ai livelli di azione indicati dalla normativa italiana per gli ambienti di lavoro. Ogni Stato membro dovrà stabilire livelli di riferimento per i luoghi di lavoro, come media annua della concentrazione di attività di radon in aria, non superiori a 300 Bq m–3 a meno che un livello superiore non sia giustificato dalle circostanze esistenti a livello nazionale. Per le abitazioni, lo Stato membro dovrà stabilire livelli di riferimento nazionali, per la media annua della concentrazione di attività di radon in aria, non superiori a 300 Bq m–3. La direttiva stabilisce inoltre che gli Stati membri individuino le zone in cui si prevede che la concentrazione media annuale di radon superi il livello di riferimento nazionale in un numero significativo di edifici e, all’interno di tali zone, dovranno essere effettuate misurazioni del radon nei luoghi di lavoro e negli edifici pubblici situati al pianterreno o a livello interrato, e promossi interventi volti a individuare le abitazioni in cui la concentrazione media annua supera il livello di riferimento.
DPSIR: 
Stato

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)

Riferimenti bibliografici: 
Bochicchio F., Campos Venuti G., Piermattei S., Torri G., Nuccetelli C., Risica S., Tommasino L. Results of the national survey on radon indoors in all the 21 italian regions. Radon in the Living Environment, Athens, 1999.
Chris Scivyer, Radon Guidance on protective measures for new buildings. Ihs Bre Press, 2007.
Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio, del 5 dicembre 2013, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. Gazzetta Ufficiale europea, L 13 del 17 gennaio 2014.
D.Lgs. 230/95. Decreto Legislativo del Governo 17 marzo 1995 n° 230. Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti.
International Commission on Radiological Protection, ICRP Statement on Radon. ICRP Ref 00/902/09, 2009. http://www.icrp.org/docs/ICRP_Statement_on_Radon%28November_2009%29.pdf
International Commission on Radiological Protection, Radiological protection against radon exposure, ICRP Publication 126. 2014.
International Atomic Energy Agency, Protection of the public against exposure indoors due to radon and other sources of radiation. Specific safety guide. IAEA Safety Standards Series No.SSG-32, 2015.
World Health Organisation, WHO Handbook on indoor radon: a public health perspective. WHO Press, 2009.

Limitazioni: 
Tempo di attesa di oltre un anno dall'inizio della misura o del campionamento ambientale per ottenere una risposta analitica accurata.

Ulteriori azioni: 
Occorre intensificare le indagini ed estenderle a tutto il territorio nazionale. Devono essere sviluppate metodologie di esecuzione delle indagini che rendano confrontabili i dati prodotti a livello regionale. Bisogna unificare le conoscenze sulle azioni di rimedio. È necessario aumentare la consapevolezza dell'opinione pubblica sui rischi per la salute umana legati all'esposizione al radon negli ambienti confinati.
Frequenza di rilevazione dei dati: 
Non definibile

Accessibilità dei dati di base: 
Utilizzati i dati dell’indagine nazionale radon (concentrazioni medie regionali e relativo numero di abitazioni oggetto di misura) reperibili su “Bochicchio F., Campos Venuti G., Piermattei S., Torri G., Nuccetelli C., Risica S., Tommasino L. Results of the national survey on radon indoors in all the 21 italian regions. Radon in the Living Environment, Athens, 1999”.
Utilizzati i dati delle indagini regionali (numero di abitazioni, numero di edifici scolastici, numero di edifici adibiti a luoghi di lavoro oggetto di misure) svolte da ISPRA (ora ISIN) e dalle ARPA/APPA.
Utilizzati i dati ISTAT sulle abitazioni http://dati-censimentopopolazione.istat.it/Index.aspx

Fonte dei dati di base: 
ARPA/APPA (Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell'Ambiente)
Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN)
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
ISS (Istituto Superiore di Sanità)
ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)

Unità di misura dell'indicatore: 
Becquerel per metro cubo (Bq/m3)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Singolo valore: media pesata per il tempo di due periodi di esposizione (invernale ed estivo); Valore regionale: media aritmetica dei singoli valori; Valore nazionale: media delle medie regionali pesate per il numero delle famiglie delle regioni

Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente

Tipo di rappresentazione: 
Carta tematica
Tabella

Copertura spaziale: 
Nazionale

Copertura temporale: 
1989-2017

Qualità dell'informazione: 
L'indicatore soddisfa la domanda d'informazione sulla problematica radon indoor a livello nazionale e regionale. I valori di concentrazione media a livello nazionale e regionale hanno caratteristiche di accuratezza e comparabilità nel tempo. Tali valori sono ritenuti costanti nel tempo. Pertanto, un miglioramento in termini di qualità dell'informazione riguarda l'affinamento del dettaglio spaziale dell'informazione stessa. Tuttavia, per una rappresentazione dell'indicatore a livello sub-regionale (province, comuni o aree definite in altro modo), anche se le fonti dei dati sono affidabili e le metodologie consistenti nel tempo, non si dispone ancora di una buona comparabilità nello spazio.

Periodicità di aggiornamento: 
Non Definibile


Stato e trend: 
L'esposizione al radon indoor è un fenomeno di origine naturale, principalmente legato al tipo di suolo sul quale gli edifici sono costruiti, ma anche ai materiali da costruzione, nonché alle modalità di costruzione e gestione degli stessi. I livelli di radon sono localmente molto variabili nel tempo e nello spazio. In una frazione di edifici presenti sul territorio (ambienti di lavoro o abitazioni) la concentrazione media annuale è tale da richiedere (ambienti di lavoro) o raccomandare (abitazioni) interventi di risanamento. Tuttavia, non si registra un numero significativo di interventi di risanamento, pertanto lo stato si considera stabile. Il numero di abitazioni, scuole e luoghi di lavoro oggetto di controlli (misure di radon) da parte del SNPA aumenta progressivamente nel tempo in maniera variabile a seconda delle regioni. Sono in corso, da parte dell’SNPA indagini di misura nelle abitazioni, scuole o luoghi di lavoro per individuare le aree del territorio a maggiore probabilità di elevate concentrazioni di radon, ovvero quelle in cui un numero significativo di edifici supera il livello di riferimento.

Commenti: 
Tra il 1989 e il 1997, è stata realizzata dall'ISPRA, dall'Istituto Superiore di Sanità e dai Centri Regionali di Riferimento della Radioattività Ambientale degli Assessorati Regionali alla Sanità, oggi confluiti nelle ARPA/APPA, un'indagine nazionale rappresentativa sull'esposizione al radon nelle abitazioni. La Tabella 1 mostra i risultati di tale indagine aggregati per regione/provincia autonoma. Sono riportate le medie regionali della concentrazione di attività di radon indoor calcolate su base annuale (Figura 1) e le percentuali di abitazioni che superano 200 Bq/m3 e 400 Bq/m3. Il valore medio nazionale è stato ottenuto pesando le medie regionali per il numero degli abitanti di ogni regione. La media è risultata 70 ± 1 Bq/m3, valore superiore alla media mondiale pari a circa 40 Bq/m3. Le percentuali stimate di abitazioni che eccedono i due livelli sopra citati sono pari, rispettivamente, a 4,1% e 0,9%. La notevole differenza tra le medie delle regioni è dovuta principalmente alle differenti caratteristiche geologiche del suolo che rappresenta la principale sorgente di radon. Si evidenzia che all'interno delle singole regioni sono possibili variazioni locali, anche notevoli, della concentrazione di radon, pertanto il valore della concentrazione media regionale riportato nella Tabella 1 non fornisce indicazioni riguardo la concentrazione di radon presente nelle singole abitazioni. Per conoscere tale valore è necessario effettuare una misura diretta. Si reputa che i risultati dell'indagine nazionale siano, ad oggi, ancora validi, in quanto, nonostante la forte variabilità locale dei livelli di radon, la media nazionale e le medie annuali regionali sono ritenute relativamente stabili nel tempo. Negli anni successivi all'indagine nazionale, molte regioni/province autonome hanno continuato a effettuare misure in maniera sistematica, non solo nelle abitazioni ma anche nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Tali attività sono state svolte nell’ambito di studi e indagini, su scala regionale o sub-regionale, mirati ad approfondire la conoscenza del fenomeno, o indagini finalizzate a una più dettagliata caratterizzazione del territorio, in alcuni casi anche elaborando carte tematiche che rappresentano le aree con una differenziata incidenza del fenomeno. Tali carte tematiche sono strumenti fondamentali per l’ottimizzazione delle risorse e la definizione delle corrette priorità nel processo di individuazione degli edifici con elevate concentrazioni di radon, tuttavia è importante ricordare che l’unico modo per conoscere la concentrazione presente nei propri ambienti di vita è quello di effettuare una misura. Pertanto, al fine di proteggere la popolazione dalla pressione ambientale derivante dal radon, presente anche al di fuori di tali aree, e per ridurre il conseguente impatto sanitario, è fondamentale estendere le misurazioni a un numero sempre maggiore di abitazioni, scuole e luoghi di lavoro affinché i controlli raggiungano la porzione più ampia possibile di popolazione, in modo da individuare le situazioni che richiedono interventi di mitigazione, e allo stesso tempo di informare correttamente la popolazione sui rischi presenti. Nella Figura 2 si riporta, per ogni regione/provincia autonoma, il numero di abitazioni oggetto di misure nell’indagine nazionale e il numero di abitazioni, scuole e luoghi di lavoro oggetto di misure nelle successive indagini regionali o sub-regionali svolte dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), costituito da ISPRA e dalle ARPA/APPA (esistono ulteriori dati, in minore quantità, raccolti da soggetti diversi). I dati indicano una situazione eterogenea tra le regioni/province autonome in termini di numero di ambienti misurati e di approccio adottato nella scelta del tipo di ambienti (abitazioni, scuole, luoghi di lavoro) in cui effettuare misure. Diverse regioni/province autonome hanno approfondito i controlli sul proprio territorio, con una prevalenza di indagini negli ambienti residenziali. Si osserva che, tendenzialmente, un maggiore numero di misure è stato effettuato nelle regioni/province autonome ove la concentrazione media è risultata più elevata. Sul territorio nazionale sono state raccolte alcune decine di migliaia di dati di concentrazione media annuale di radon e sono in corso ulteriori indagini. Va evidenziato che l’indagine nazionale degli anni ’90 è stata programmata allo scopo di conoscere le concentrazioni medie a livello nazionale e regionale ed è stata svolta con i medesimi criteri in ogni regione/provincia autonoma, permettendo una rappresentazione omogenea dei risultati (Figura 1). Le successive indagini sono state pianificate con obiettivi diversi e con approcci e criteri differenti per cui non consentono di avere una comparabilità dei risultati tra regioni. Uno degli obiettivi principalmente perseguiti, al quale si è precedentemente accennato, è la classificazione del territorio in aree caratterizzate da una maggiore o minore presenza di radon. A causa della mancanza di criteri definiti a livello nazionale, le regioni/province autonome, in cui tale classificazione è stata studiata, hanno adottato criteri diversi giungendo a conclusioni non confrontabili tra esse. Nonostante l’elevato numero di indagini, la copertura territoriale dei controlli è ancora piuttosto esigua se si considera il numero totale di abitazioni, scuole e luoghi di lavoro presenti sul territorio nazionale. Nella Figura 3 è mostrata una stima della percentuale di abitazioni oggetto di misure rispetto al totale delle abitazioni occupate presenti in ogni regione/provincia autonoma. Considerando la grande variabilità, nelle diverse regioni, del numero assoluto di abitazioni occupate, i dati indicano come le percentuali regionali di abitazioni occupate in cui è nota la concentrazione media annuale di radon siano inferiori a 1,5% e che finora i controlli hanno raggiunto, nella maggior parte dei casi, meno dello 0,4% delle abitazioni occupate in ogni regione. Tuttavia, va osservato che alcune regioni/province autonome hanno largamente impegnato le proprie risorse anche nei controlli in ambienti non residenziali (soprattutto scuole). Tali risultati, alla luce delle recenti stime di impatto sanitario, spiegano i motivi per cui la pressione ambientale derivante dal radon sia stata oggetto di risposte, tramite dispositivi normativi, anche se per il momento esclusivamente nei luoghi di lavoro. Il recepimento della Direttiva del Consiglio 2013/59 fornirà risposte anche per l’esposizione al radon nelle abitazioni.
  • Titolo: Tabella 1: Quadro riepilogativo dei risultati dell’indagine nazionale sul radon nelle abitazioni, per regione e provincia autonoma (1989 – 1997)
    Fonte: Bochicchio F., Campos Venuti G., Piermattei S., Torri G., Nuccetelli C., Risica S., Tommasino L., “Results of the National Survey on Radon Indoors in the all the 21 Italian Regions” Proceedings of Radon in the Living Environment Workshop, Atene, Aprile 1999
    Legenda: a Il Trentino-Alto Adige è costituito dalle province autonome di Bolzano e di Trento amministrativamente indipendenti
    Tabella 1: Quadro riepilogativo dei risultati dell'indagine nazionale sul radon nelle abitazioni, per regione e provincia autonoma (1989 – 1997)
    Regione/Provincia autonoma Rn-222 Media aritmetica ± STD ERR Abitazioni >200 Bq/m3 Abitazioni >400 Bq/m3
    Bq/m3 % %
    Piemonte 69 ± 3 2,1 0,7
    Valle d'Aosta 44 ± 4 0 0
    Lombardia 111 ± 3 8,4 2,2
    Bolzano-Bozena 70 ± 8 5,7 0
    Trentoa 49 ± 4 1,3 0
    Veneto 58 ± 2 1,9 0,3
    Friuli Venezia Giulia 99 ± 8 9,6 4,8
    Liguria 38 ± 2 0,5 0
    Emilia Romagna 44 ± 1 0,8 0
    Toscana 48 ± 2 1,2 0
    Umbria 58 ± 5 1,4 0
    Marche 29 ± 2 0,4 0
    Lazio 119 ± 6 12,2 3,4
    Abruzzo 60 ± 6 4,9 0
    Molise 43 ± 6 0 0
    Sardegna 64 ± 4 2,4 0
    Campania 95 ± 3 6,2 0,3
    Puglia 52 ± 2 1,6 0
    Basilicata 30 ± 2 0 0
    Calabria 25 ± 2 0,6 0
    Sicilia 35 ± 1 0 0
    MEDIA (pesata per la popolazione regionale) 70 ± 1 4,1 0,9
    Fonte: Bochicchio F., Campos Venuti G., Piermattei S., Torri G., Nuccetelli C., Risica S., Tommasino L., "Results of the National Survey on Radon Indoors in the all the 21 Italian Regions" Proceedings of Radon in the Living Environment Workshop, Atene, Aprile 1999
    LEGENDA:
    a Il Trentino Alto Adige è costituito dalle province autonome di Bolzano e di Trento amministrativamente indipendenti
  • Titolo: Figura 1: Carta tematica delle concentrazioni di attività di Rn-222 nelle abitazioni, per regione e provincia autonoma (la scelta degli intervalli ha valore esemplificativo) (1989-1997)
    Fonte: Bochicchio F., Campos Venuti G., Piermattei S., Torri G., Nuccetelli C., Risica S., Tommasino L., “Results of the National Survey on Radon Indoors in the all the 21 Italian Regions” Proceedings of Radon in the Living Environment Workshop, Atene, Aprile 1999

    Figura 1: Carta tematica delle concentrazioni di attività di Rn-222 nelle abitazioni, per regione e provincia autonoma (la scelta degli intervalli ha valore esemplificativo) (1989-1997)
  • Titolo: Figura 2: Numero di abitazioni misurate nell’indagine nazionale (1989-1997) e numero di abitazioni, scuole (edifici) e luoghi di lavoro (edifici) misurati in indagini regionali o sub-regionali (1991-2017) nelle regioni e province autonome
    Fonte: Elaborazione ISIN su dati ISIN, SNPA 1989-2017 (Indagini regionali); Bochicchio et al. 1999 (Indagine nazionale).
    Legenda: * Aggiornamento dati 1989-2016.
    Figura 2: Numero di abitazioni misurate nell’indagine nazionale (1989-1997) e numero di abitazioni, scuole (edifici) e luoghi di lavoro (edifici) misurati in indagini regionali o sub-regionali (1991-2017) nelle regioni e province autonome
  • Titolo: Figura 3: Stima della percentuale di abitazioni occupate in cui è stata misurata la concentrazione media annuale di radon, per regione e provincia autonoma (1989 - 2017)
    Fonte: Elaborazione ISIN su dati ISIN, SNPA 1989-2017 (Indagini regionali); Bochicchio et al. 1999 (Indagine nazionale); ISTAT 2011.
    Legenda: * Aggiornamento dati 1989-2016
    Figura 3: Stima della percentuale di abitazioni occupate in cui è stata misurata la concentrazione media annuale di radon, per regione e provincia autonoma (1989 - 2017)