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TIPOLOGIE DI STABILIMENTI A PERICOLO DI INCIDENTE RILEVANTE

Abstract indicatore: 
L'indicatore analizza la distribuzione sul territorio nazionale di tutte le categorie di attività industriali definite nel nuovo D.Lgs. 105/15 per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante. L'analisi delle tipologie di stabilimenti permette di definire, sia pure in modo qualitativo, una mappatura del rischio industriale nel nostro paese.

Descrizione: 
Dall'analisi delle tipologie di stabilimenti è possibile ottenere importanti informazioni sulla mappa del rischio industriale nel nostro Paese. L’attività di uno stabilimento permette, infatti, di conoscere preventivamente, sia pure in modo qualitativo, il potenziale pericolo associato. La nuova normativa suddivide gli stabilimenti Seveso in 38 categorie di attività più una trentanovesima categoria (altro) comprendente tutte le attività non rientranti nelle precedenti 38 categorie, sulla base del codice NACE, un sistema di classificazione generale utilizzato per sistematizzare ed uniformare le definizioni delle attività economico/industriali nei diversi Stati membri dell'Unione europea.
Questo indicatore analizza quindi le 39 categorie di attività industriali per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante e la loro distribuzione sul territorio nazionale.
Dall’appartenenza di uno stabilimento ad una delle sopraelencate categorie è possibile conoscere preliminarmente i rischi a questo associabili. I depositi di stoccaggio di combustibili e gas liquefatti ed i depositi di esplosivi e articoli pirotecnici sono caratterizzati, per esempio, da un prevalente rischio di incendio e/o esplosione con effetti riconducibili, in caso di incidente, principalmente ad irraggiamenti e sovrappressioni più o meno elevati e quindi a danni strutturali agli impianti ed edifici e danni fisici per l’uomo. Gli impianti chimici, gli impianti di produzione di prodotti farmaceutici, i depositi di stoccaggio di pesticidi, biocidi e fungicidi associano al rischio di incendio e/o esplosione, come i precedenti, il rischio di diffusione di sostanze tossiche, anche a distanza, e quindi la possibilità di pericoli, immediati e/o differiti nel tempo, per l’uomo e per l’ambiente. Gli impianti di lavorazione e trattamento dei metalli e gli impianti di stoccaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti sono invece normalmente caratterizzati da un prevalente rischio di danno ambientale e in conseguenza a danni indiretti alla salute dell’uomo.

Scopo: 
Lo scopo è stimare la natura prevalente dei rischi cui sono soggetti: l’uomo, l'aria, il suolo, il sottosuolo, la falda e le acque superficiali, in relazione alla presenza di determinate tipologie di stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Aggiornati a intervalli regolari secondo fonti e procedure affidabili [Tempestività e Puntualità]
    Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
    Una "buona" copertura spaziale
    Una "buona" copertura temporale (almeno 5 anni)
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    È in grado di descrivere il trend in atto e l'evolversi della situazione ambientale
    È semplice, facile da interpretare
    È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente e collegato alle attività antropiche
    Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
    Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare, in modo si possa valutare la sua significatività
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
    È ben fondato in termini tecnici e scientifici
    Possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di informazione
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
    Comparabilità nello spazio

Riferimenti normativi: 
Non compilato

Obiettivi fissati dalla normativa: 
Predisposizione dell' Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti (art. 5, comma 3 del D.Lgs. 105/15).
DPSIR: 
Pressione

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)

Riferimenti bibliografici: 
ISPRA, Mappatura del rischio industriale in Italia - Rapporto 2014/15
ISPRA, Annuario dei dati ambientali - Vari anni

Limitazioni: 
Dipende dalla tempestività e dall'esattezza delle informazioni che pervengono all’ ISPRA da parte dei gestori, ora sottoposte ad un processo di validazione prima dell’approvazione.

Ulteriori azioni: 
Non compilato
Frequenza di rilevazione dei dati: 
Continua

Accessibilità dei dati di base: 
Tutte le informazioni provengono dall’ Inventario Nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, previsto dall’ articolo 5, comma 3 del D.Lgs. 105/15.

Fonte dei dati di base: 
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)
MATTM (Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare)

Unità di misura dell'indicatore: 
Numero (n.)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Tutte le informazioni sono tratte dall’ Inventario Nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti, previsto dall’ articolo 5, comma 3 del D.Lgs. 105/15.

Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente

Tipo di rappresentazione: 
Tabella

Copertura spaziale: 
Nazionale

Copertura temporale: 
aggiornamento Giugno 2018

Qualità dell'informazione: 
Si tratta di informazioni fornite dai gestori alle Autorità competenti (tra cui il MATTM, tramite l’ ISPRA) ai sensi di specifici obblighi previsti dal D.Lgs. 105/15, che prevede sanzioni amministrative e penali in caso di mancata dichiarazione. I dati vengono poi raccolti, validati ed elaborati dall’ ISPRA, anche mediante comparazione con le informazioni in possesso delle Regioni e Agenzie regionali territorialmente competenti. La misurabilità dell'indicatore è buona: le informazioni sono disponibili con adeguata copertura spaziale e temporale. L'indicatore permette confronti a livello internazionale; è possibile costruire un trend e valutare quale siano le possibili pressioni sull'ambiente; è di semplice interpretazione; è basato su standard nazionali e internazionali. Infine è ben fondato in termini tecnici e scientifici. La rilevanza e la solidità scientifica sono buone.

Periodicità di aggiornamento: 
Annuale


Stato e trend: 
Rispetto alle precedenti edizioni dell'Annuario si sono evidenziate variazioni del numero e del tipo di industrie sottoposte agli obblighi imposti dalla normativa “Seveso”. Tali variazioni sono dovute principalmente all’entrata in vigore della nuova normativa (D.Lgs. 105/2015) recepita nel Giugno 2015 che prevede una differente suddivisione degli stabilimenti sulla base di nuove tipologie di attività. La nuova normativa suddivide gli stabilimenti Seveso in 38 categorie di attività più una trentanovesima categoria (altro) comprendente tutte le attività non rientranti nelle precedenti 38 categorie.

Commenti: 
Nella tabella 16.3 è riportata la distribuzione per tipologia di attività degli stabilimenti di soglia inferiore e di soglia superiore soggetti agli artt. 13 e 15 del D.Lgs. 105/2015.
Per quanto concerne la tipologia delle attività presenti sul territorio nazionale, si riscontra una prevalenza di “impianti chimici” e “depositi di stoccaggio di gas liquefatti (GPL)”. Seguono gli stabilimenti di “produzione, imbottigliamento e distribuzione all’ingrosso di GPL” e i depositi di “stoccaggio di combustibili”. Insieme questi costituiscono circa il 50% del totale degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante presenti sul territorio nazionale.
Troviamo poi gli impianti di “trattamento dei metalli mediante processi elettrolitici o chimici” e i depositi di “stoccaggio e distribuzione all’ingrosso e al dettaglio (ad esclusione del GPL)”. E a seguire gli impianti di “produzione dei prodotti farmaceutici”, quelli di “produzione e stoccaggio di pesticidi, biocidi e fungicidi” e quelli di “fabbricazione di sostanze chimiche (non specificate altrimenti nell’elenco)”.

L’entrata in vigore del recepimento della nuova Direttiva Comunitaria sugli impianti a rischio di incidente rilevante (D.Lgs. 105/2015) e l’identificazione sistematica delle attività, non consente un confronto diretto con i dati dei precedenti anni. La vecchia normativa (D.Lgs. 334/99 e smi), infatti, non prevedeva un elenco di attività prestabilito, pertanto le attività industriali erano state associate allo stabilimento secondo un criterio soggettivo che teneva conto del tessuto industriale del nostro paese. Tuttavia, una correlazione tra le vecchie e nuove attività può essere trovata per determinate tipologie.
Per esempio, l’attività di “raffinazione di petrolio”, utilizzata nella vecchia normativa può essere confrontata direttamente con la categoria di attività “Raffinerie petrolchimiche/di petrolio” definita nel nuovo Decreto. Analogamente, i vecchi “depositi di fitofarmaci”, sono stati assimilati nella categoria “produzione e stoccaggio di pesticidi, biocidi e fungicidi”. Per entrambe le categorie, il numero di stabilimenti si è mantenuto pressoché costante.
Le “centrali termoelettriche” rientrano, con la nuova normativa, dentro il campo di attività “produzione, fornitura e distribuzione di energia”, mentre i vecchi “depositi di oli minerali” sono stati categorizzati come “stoccaggio di combustibili” nel D.Lgs. 105/2015. In entrambi i casi, si nota una leggera diminuzione del numero totale di stabilimenti.
La vecchia categoria “galvanotecnica” è stata assimilata nell’ attività di “trattamento di metalli mediante processi elettrolitici o chimici”. In questo caso si è osservata, con l’introduzione della nuova normativa, una diminuzione consistente del numero di stabilimenti dovuta principalmente alla loro fuoriuscita dal campo di applicazione della normativa in seguito alla nuova classificazione del triossido di cromo e delle sue miscele.

Per altre attività, invece, il confronto risulta meno evidente.

Per esempio, gli stabilimenti di “produzione e/o deposito di esplosivi” sono stati suddivisi, nella nuova normativa, in due distinte categorie “produzione, distruzione e stoccaggio di esplosivi” e “produzione e stoccaggio di articoli pirotecnici”. La somma totale degli stabilimenti nelle due categorie sopracitate, risulta comunque inferiore rispetto agli anni precedenti; ciò è dovuto principalmente alla crisi economica con conseguente riduzione delle attività e/o riduzione dei quantitativi di sostanze presenti e conseguente fuoriuscita dalla normativa.

I “depositi di gas liquefatti” sono stati suddivisi in tre distinte categorie: “produzione, imbottigliamento e distribuzione all’ingrosso di GPL”, “stoccaggio di GPL” e “stoccaggio e distribuzione di GNL”. Anche in questo caso, sommando il numero degli stabilimenti delle tre categorie, si nota un netto decremento (oltre il 50%) rispetto ai dati degli anni precedenti.

L’attività “stabilimento chimico o petrolchimico” è stata, nella nuova normativa, resa più specifica includendo tra le varie tipologie, oltre alla generica voce “impianti chimici”, anche “produzione di prodotti farmaceutici”, “produzione e stoccaggio fertilizzanti”, “produzione di sostanze chimiche organiche di base”, “fabbricazione di plastica e gomma”, “fabbricazione di sostanze chimiche (non specificate altrimenti nell’elenco)”. In questo caso, il numero totale degli stabilimenti si è mantenuto pressoché costante.

La Figura 16.4 mostra l’istogramma generale della distribuzione per tipologia di attività secondo la nuova classificazione prevista dal D.lgs.105/15, mentre le Figure 16.5 e 16.6 forniscono un quadro d’insieme, utilizzando il metodo del “grafico a bolle” relativo alla ripartizione in soglia superiore e soglia inferiore.

  • Titolo: Tabella 16.3: Distribuzione nazionale degli stabilimenti di soglia inferiore e soglia superiore (D.Lgs. 105/15) suddivisi per tipologia di attività (al 30/06/2018)
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Inventario Nazionale degli stabilimenti RIR (al 30/06/2018)

    Attività Soglia Inferiore Soglia Superiore Totale %
    (03) Attivita minerarie (sterili e processi fisico-chimici) 3 5 8 0.80%
    (04) Lavorazione dei metalli 5 5 10 1.00%
    (05) Lavorazione di metalli ferrosi (fonderie, fusione ecc.) 5 8 13 1.30%
    (06) Lavorazione di metalli non ferrosi (fonderie, fusione ecc.) 4 9 13 1.30%
    (07) Trattamento di metalli mediante processi elettrolitici o chimici 43 9 52 5.21%
    (08) Raffinerie petrolchimiche/di petrolio 0 16 16 1.60%
    (09) Produzione, fornitura e distribuzione di energia 10 10 20 2.00%
    (10) Stoccaggio di combustibili (anche per il riscaldamento, la vendita al dettaglio ecc.) 33 52 85 8.51%
    (11) Produzione, distruzione e stoccaggio di esplosivi 19 21 40 4.00%
    (12) Produzione e stoccaggio di articoli pirotecnici 10 7 17 1.70%
    (13) Produzione, imbottigliamento e distribuzione all'ingrosso di gas di petrolio liquefatto (GPL) 35 38 73 7.31%
    (14) Stoccaggio di GPL 103 71 174 17.42%
    (15) Stoccaggio e distribuzione di GNL 0 4 4 0.40%
    (16) Stoccaggio e distribuzione all'ingrosso e al dettaglio (ad esclusione del GPL) 21 32 53 5.31%
    (17) Produzione e stoccaggio di pesticidi, biocidi e fungicidi 5 27 32 3.20%
    (18) Produzione e stoccaggio di fertilizzanti 3 4 7 0.70%
    (19) Produzione di prodotti farmaceutici 25 14 39 3.90%
    (20) Stoccaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti 8 12 20 2.00%
    (21) Risorse idriche e acque reflue (raccolta, fornitura e trattamento) 0 1 1 0.10%
    (22) Impianti chimici 54 94 148 14.81%
    (23) Produzione di sostanze chimiche organiche di base 6 10 16 1.60%
    (24) Fabbricazione di plastica e gomma 6 16 22 2.20%
    (25) Produzione e fabbricazione di carta e di pasta di carta 1 1 2 0.20%
    (28) Industrie alimentari e delle bevande 13 0 13 1.30%
    (29) Ingegneria generale, fabbricazione e assemblaggio 1 0 1 0.10%
    (32) Ceramica (mattoni, terracotta, vetro, cemento ecc.) 0 1 1 0.10%
    (37) Settore medico, ricerca e istruzione (ivi compresi gli ospedali, le università, ecc.) 0 1 1 0.10%
    (38) Fabbricazione di sostanze chimiche (non specificate altrimenti nell'elenco) 16 17 33 3.30%
    (39) Altra attivita (non specificata altrimenti nell'elenco) 52 33 85 8.51%
    Totale 481 518 999 100%
  • Titolo: Figura 16.4 - Distribuzione per tipologia di attività secondo la nuova classificazione prevista dal D.lgs.105/15
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Inventario Nazionale degli stabilimenti RIR (al 30/06/2018)

    Figura 16.4 - Distribuzione per tipologia di attività secondo la nuova classificazione prevista dal D.lgs.105/15
  • Titolo: Figura 16.5 - Distribuzione per tipologia di attività secondo la nuova classificazione prevista dal D.lgs.105/15-Soglia superiore
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Inventario Nazionale degli stabilimenti RIR (al 30/06/2018)

    Figura 16.5 - Distribuzione per tipologia di attività secondo la nuova classificazione prevista dal D.lgs.105/15-Soglia superiore
  • Titolo: Figura 16.6 - Distribuzione per tipologia di attività secondo la nuova classificazione prevista dal D.lgs.105/15-Soglia inferiore
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Inventario Nazionale degli stabilimenti RIR (al 30/06/2018)

    Figura 16.6 - Distribuzione per tipologia di attività secondo la nuova classificazione prevista dal D.lgs.105/15-Soglia inferiore