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PRESSIONE AMBIENTALE DELLE PRINCIPALI INFRASTRUTTURE TURISTICHE:CAMPI DA GOLF

Abstract indicatore: 
Tra le infrastrutture per attività turistiche, i campi da golf hanno un forte impatto sull'ambiente circostante. Il consumo di risorse (ad esempio, l'estrazione di acqua, l'occupazione di suolo, ecc.) e l’inquinamento prodotto, per esempio dall’uso di pesticidi, destano le maggiori preoccupazioni. A fronte di ciò, il movimento golfistico italiano sta orientando, sempre più, il suo sviluppo verso un approccio rispettoso per l’ambiente, mediante certificazioni (GEO) o riconoscimenti ambientali.

Descrizione: 
Le infrastrutture per attività turistiche, in particolare i campi da golf, hanno un forte impatto sull'ambiente circostante. Il consumo di risorse (ad esempio, l'estrazione di acqua, l'occupazione di suolo, ecc.) e l’inquinamento prodotto, per esempio dall'uso di pesticidi, rientrano tra le maggiori preoccupazioni. Negli ultimi anni, a livello europeo, la popolarità del turismo da golf è aumentata e, conseguentemente, è cresciuto il numero di campi da golf. I campi da golf richiedono una quantità enorme di acqua ogni giorno e, come per le altre cause di estrazione eccessiva, questo può comportare un deficit idrico.
I golf resort sono ubicati, sempre più spesso, in aree protette o in zone le cui risorse sono limitate, acuendo ulteriormente le pressione generate.
L'indicatore rileva il numero di golf club italiani e alcune caratteristiche di interesse ambientale degli stessi, compresi quelli che hanno ottenuto le certificazioni ambientali.

Scopo: 
Quantificare il turismo da golf e delle strutture dedicate al fine di poter monitorare il potenziale impatto sull'ambiente circostante.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
    Comparabilità nel tempo
    Comparabilità nello spazio

Riferimenti normativi: 
L'indicatore non ha riferimenti diretti con specifici elementi normativi.

Obiettivi fissati dalla normativa: 
Non esistono obblighi normativi da rispettare, tuttavia l’indicatore si inserisce nel contesto delle politiche europee e nazionali in materia di turismo sostenibile, dei regolamenti europei relativi agli ecosistemi marino - costieri (ad esempio Direttiva Quadro Strategia Marina e/o Direttiva Habitat) e dei regolamenti di pianificazione nazionale e/o locale.
DPSIR: 
Impatto
Pressione

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)

Riferimenti bibliografici: 
-Gössling, S., Peeters, P., Hall, C.M, Ceron, J.P., Dubois, G., Lehmann, L.V. & Scott, D. (2012): Tourism and water use: Supply, demand, and security. An international review. Tourism Management 33 (1): 1-15.
-Tanner, R.A. & Gange, A.C. (2005): Effects of golf courses on local biodiversity. Landscape and Urban Planning 71 (2-4): 137-146)
-Regione Puglia - POR 2000-2006 "GOLF e AMBIENTE - Impatti ambientali e indicazioni per la sostenibilità"

Limitazioni: 
Mancanza della conoscenza precisa dell'estensione della superficie di ogni golf club.

Ulteriori azioni: 
Necessari approfondimenti sull'estensione della superficie di ogni golf club.
Frequenza di rilevazione dei dati: 
Annuale

Accessibilità dei dati di base: 
http://www.federgolf.it/

Fonte dei dati di base: 
Federgolf

Unità di misura dell'indicatore: 
Numero (n.)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
L'indicatore riporta il numero di golf club distribuito per regione e quelli con certificazione ambientale GEO. Il numero di circoli "impegnati nel verde". Il numero di percorsi che utilizzano acque reflue. Il numero di percorsi realizzati su ex aree degradate. Il numero di percorsi che utilizzano energia "pulita". Il rapporto tra la superficie stimata dei golf club per ogni regione e la superficie della stessa.


Tipo di rappresentazione: 
Grafico
Tabella

Copertura spaziale: 
Regionale

Copertura temporale: 
Giugno 2018

Qualità dell'informazione: 
L'indicatore è tra quelli del core set individuati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente per il meccanismo di reporting TOUERM (Turismo e Ambiente). L'accuratezza, nonostante la fonte delle informazioni per l'Italia non provenga dalla statistica ufficiale ma amministrativa (Federazione sportiva), si può considerare accettabile, inoltre l'unicità della stessa garantisce un buon livello di comparabilità nel tempo e nello spazio.

Periodicità di aggiornamento: 
Annuale


Stato e trend: 
Non definibileNon è ancora possibile individuare un trend; tuttavia, il movimento golfistico italiano sta cercando di svilupparsi tenendo conto della salvaguardia dell'ambiente. A dimostrazione sono le tante iniziative intraprese, fra cui la realizzazione di percorsi in aree degradate (21), e le certificazioni di carattere ambientale collezionate dalla Federgolf (10 golf club certificati GEO).

Commenti: 
A livello mondiale, la “culla del golf” è rappresentata dai paesi anglofoni e del Nord Europa, grazie alla lunga tradizione e alle idonee condizioni climatiche, in particolare l’elevata piovosità di cui essi godono. Nei paesi mediterranei, invece, le scarse piogge e l’elevato rischio di desertificazione ne hanno impedito l’espansione con gli stessi ritmi di sviluppo, in quanto rendono molto più onerosa la costruzione e la manutenzione dei campi compromettendone la sostenibilità economica e ambientale.
La crescita del golf in Italia, in termini di impianti, presenta incrementi quasi esponenziali. È piuttosto diffuso nel Nord, soprattutto nella Pianura Padana, con il 52% delle strutture golfistiche localizzate tra Lombardia, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna (Figura 1). Nel Centro Italia, il numero degli impianti è maggiormente dislocato in Toscana e nel Lazio; circa il 13% si trova al Sud e nelle Isole.
Il consumo di acqua rappresenta uno degli aspetti fondamentali nella gestione di un campo da golf. È difficile fare delle valutazioni precise, ma secondo la Federgolf, nelle condizioni climatiche italiane, si può stimare un consumo medio annuo di circa 100.000 metri cubi per un impianto medio con una superficie totale di circa 60-75 ettari e considerando un consumo idrico incentrato soprattutto nei mesi di luglio e agosto (dove si possono prevedere sino a 24-25.000 metri cubi di acqua consumata per ciascun mese). Nel Sud Italia questi valori possono aumentare del 50-60%, arrivando a circa 40.000 metri cubi.
Oltre al consumo di acqua, un campo da golf può indurre forti impatti anche sulla qualità delle acque sotterranee, ossia quella contenuta nella falda acquifera - in funzione della quantità di pesticidi, fitofarmaci e diserbanti necessari al mantenimento del green.
La costruzione di un campo da golf comporta un incremento dell’uso del suolo, per esempio, un campo da golf a 18 buche di medie dimensioni usa o consuma circa 60 ettari di suolo, di cui il 50% circa richiede un’attività manutentiva di intensità medio-alta o altissima. Inoltre, l’abbattimento del manto vegetazione esistente, l’eccessivo trattamento chimico del terreno nonché la rilevante richiesta idrica possono essere all’origine di un processo di desertificazione o del peggioramento dello stato del suolo. Un altro fenomeno è quello della salinizzazione della falda idrica. Accade spesso che la realizzazione di un campo da golf in prossimità delle aree costiere comporti l’apertura indiscriminata di nuovi pozzi, atti ad assicurare la sua conservazione, con conseguente aumento del rischio di salinizzazione della falda idrica sotterranea e pericoli per l’uso potabile e agricolo. In termini di biodiversità, la costruzione di un campo da golf inevitabilmente va a modificare la vegetazione e gli habitat preesistenti nell’area, con ricadute negative sui delicati equilibri biologici di flora e fauna, sulle catene alimentari e sulle nicchie ecologiche e, complessivamente, sul paesaggio.
Nonostante queste criticità ambientali, il movimento golfistico italiano e internazionale sta cercando di spingere il proprio processo di crescita sempre più verso un approccio “ecofriendly”. Infatti, dei 401 golf club italiani, 10 (Tabella 1) hanno la certificazione ambientale GEO (Golf Environment Organization), che può essere considerata una sorta di bilancio ambientale per il golf. Il processo di certificazione GEO è pubblicato nel sito www.golfenvironment.org insieme ai criteri e agli standard ambientali prefissati per il suo ottenimento. Questo da un lato garantisce la trasparenza e l’oggettività del processo di certificazione e dall’altro aiuta i circoli ad analizzare la propria politica ambientale, identificando le tematiche ambientali rispetto alle quali è necessario apportare dei miglioramenti.
81 circoli, invece, hanno ottenuto il riconoscimento “Impegnati nel verde” (INV), un’iniziativa della Federazione Italiana Golf atta a promuovere lo sviluppo ecosostenibile del golf, sensibilizzando circoli e giocatori sulle tematiche ambientali, accompagnandoli verso la certificazione GEO. Oltre a questo, il movimento golfistico italiano è impegnato a valorizzare anche situazioni favorevoli per l’ambiente. Non si tratta soltanto dei circoli che hanno ottenuto riconoscimenti o certificazioni ambientali (INV, GEO, ISO, EMAS), ma anche di sistemi che comportano un risparmio della risorsa idrica quali, per esempio, utilizzo di specie da tappeto erboso macroterme e impiego di acque reflue (al momento solo 7) e l’uso di energie rinnovabili (19 al livello nazionale) (Tabella 2). Per quanto riguarda la difesa del territorio e del paesaggio, da segnalare 21 percorsi-golf la cui costruzione ha permesso di recuperare delle aree degradate, realizzati prevalentemente su ex discariche o cave di ghiaia (Tabella 3). Infine, 63 circoli golf sono parte integrante di aree protette ai sensi della Legge 394/1991 o sono confinanti le stesse, mentre 21 ricadono o confinano con aree SIC e 10 ricadono in territori del Patrimonio UNESCO.
  • Titolo: Tabella 1: Circoli golf “eco-certificati”
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Federgolf

    Note: Aggiornamento giugno 2018
    Tabella 1: Circoli golf “eco-certificati”
    Regione Circoli con Certificazione ambientale GEO Circoli con riconoscimento “Impegnati nel Verde” TOTALE Campi golf
    n.
    Piemonte 1 13 58
    Valle d'Aosta 0 1 7
    Lombardia 5 14 73
    Trentino-Alto Adige 0 3 24
    Veneto 1 9 43
    Friuli-Venezia Giulia 1 1 8
    Liguria 0 4 12
    Emilia-Romagna 0 6 36
    Toscana 1 13 35
    Umbria 0 1 11
    Marche 0 1 13
    Lazio 0 6 29
    Abruzzo 0 1 8
    Molise 0 0 3
    Campania 0 1 6
    Puglia 0 1 9
    Basilicata 0 0 1
    Calabria 0 1 4
    Sicilia 0 1 7
    Sardegna 1 4 14
    ITALIA 10 81 401
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Federgolf
    Note: Aggiornamento Giugno 2018
  • Titolo: Tabella 2: Percorsi golfistici “eco-friendly”
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati FEDERGOLF

    Note: Aggiornamento marzo 2016
    Tabella 2: Percorsi golfistici “eco-friendly”
    Regione Percorsi che utilizzano acque reflue Percorsi che producono e utilizzano energia “pulita” TOTALE Campi golf
    n.
    Piemonte 4 58
    Valle d'Aosta 7
    Lombardia 4 73
    Trentino-Alto Adige 1 24
    Veneto 1 2 43
    Friuli-Venezia Giulia 1 8
    Liguria 1 12
    Emilia-Romagna 36
    Toscana 2 1 35
    Umbria 11
    Marche 2 13
    Lazio 29
    Abruzzo 8
    Molise 1 3
    Campania 1 6
    Puglia 9
    Basilicata 1
    Calabria 4
    Sicilia 7
    Sardegna 4 1 14
    ITALIA 7 19 401
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati FEDERGOLF
    Note: Aggiornamento Marzo 2016
  • Titolo: Tabella 3: Percorsi-golf realizzati su ex aree degradate
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati FEDERGOLF
    Legenda: Aggiornamento marzo 2017
    Tabella 3: Percorsi-golf realizzati su ex aree degradate
    Regione Località Tipologia di ex area degradata
    Piemonte (2) Fronde (Torino) dinamitificio
    La Fermata di Spinetta Marengo (Alessandria) cava di ghiaia
    Valle d'Aosta (1) Les Iles (Aosta) cava di inerti poi discarica abusiva
    Lombardia (3) Carimate (Como) parte del percorso costruito su discarica di inerti
    Franciacorta (Brescia) cava d'argilla
    Le Robinie (Varese) cava di ghiaia
    Trentino Alto Adige (1) La Ruina (Trento) discarica urbana di Rovereto
    Liguria (1) Castellaro (Imperia) discarica inerti
    Emilia Romagna (4) Casalunga (Bologna) Cava di ghiaia e discarica inerti
    Fiordalisi Forlì (Forlì Cesena) cava di ghiaia
    Le Fonti (Bologna) discarica inerti
    Matilde di Canossa (Reggio Emilia) discarica comunale mista
    Toscana (6) Argentario (Grosseto) discarica di rifiuti solidi urbani
    Le Miniere (Arezzo) cava di lignite
    Livorno discarica abusiva
    Montelupo (Firenze) parte del percorso costruito su cava di inerti
    Parco di Firenze (Firenze) discarica inerti
    Versilia (Lucca) discarica di marmettola
    Umbria (1) La Romita (Terni) cava di ghiaia
    Lazio (1) Parco dei Medici (Roma) discarica inerti
    Sardegna (1) Sa Tanka (Cagliari) cava di inerti e discarica
    ITALIA (21)
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati FEDERGOLF
    Note: Aggiornamento Marzo 2017
  • Titolo: Figura 1: Numero di golf club in Italia (2018)
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati FEDERGOLF

    Figura 1: Numero di golf club in Italia (2018)