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CONTRIBUTO DELLE FORESTE NAZIONALI AL CICLO GLOBALE DEL CARBONIO

Abstract indicatore: 
L’indicatore fa riferimento allo stock di carbonio, ovvero la quantità di carbonio fissata in Italia nei diversi serbatoi forestali, e alla variazione di stock di carbonio (carbon sink), che tiene conto del carbonio assorbito ed alla quantità rilasciata (emissioni) per effetto di incendi, prelievi e mortalità naturale degli ecosistemi forestali nazionali. Il carbon stock e il carbon sink rappresentano indicatori efficaci per valutare lo stato delle risorse forestali di una nazione, essendo tali indicatori influenzati dalla produttività delle foreste e, in senso negativo, dai disturbi sia naturali sia antropici cui sono soggette (incendi, prelievi, parassiti e patogeni, mortalità naturale, ecc.). Gli stock di carbonio nelle foreste italiane sono in aumento, segnando un bilancio positivo tra le emissioni e gli assorbimenti di gas serra (carbon sink). Ciò è legato da una parte alle politiche di conservazione e di tutela delle foreste; dall'altra, a causa di complessi motivi economici e sociali, a una riduzione del volume dei prelievi legnosi. Un trend positivo importante si registra su quelle aree precedentemente usate per altri scopi e convertite poi in foreste. Maggiore preoccupazione destano le emissioni legate agli incendi. Il carbon stock e il carbon sink, inoltre, indicano il contributo che le foreste nazionali possono dare alla mitigazione dell’effetto serra e al raggiungimento degli obiettivi di contenimento delle emissioni di gas climalteranti che il nostro Paese ha assunto nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC).

Descrizione: 
Le foreste hanno un ruolo importante nel ciclo globale del carbonio. Innanzi tutto perché le foreste rappresentano il bioma con la più alta densità di carbonio, da poche decine fino a diverse centinaia di tonnellate di anidride carbonica (CO2) per ettaro; inoltre, esse sono il bioma più diffuso sul pianeta, estendendosi su 3,9 miliardi di ha, circa il 30% delle terre emerse. Si stima che le foreste globali immagazzinino oltre 1.100 miliardi di t di carbonio (GtC) nei loro diversi serbatoi (biomassa viva e morta e suolo). In secondo luogo perché le foreste scambiano grandi masse di carbonio con l'atmosfera attraverso l'assorbimento di CO2 con la fotosintesi e il rilascio attraverso la respirazione delle piante e del suolo e i vari tipi di disturbo cui sono soggette (incendi, uragani, attacchi di patogeni e parassiti, pascolo, prelievi legnosi e interventi selvicolturali). L'indicatore fa riferimento al carbon stock, vale a dire alla quantità di carbonio fissata in Italia nei diversi serbatoi forestali, e alla variazione di stock di carbonio (carbon sink), che tiene conto del carbonio assorbito e alla quantità rilasciata (emissioni) per effetto di incendi, prelievi e mortalità naturale degli ecosistemi forestali nazionali. Il carbon stock e il carbon sink rappresentano indicatori efficaci per valutare lo stato delle risorse forestali di una nazione, essendo influenzati dalla produttività delle foreste e, in senso negativo, dai disturbi sia naturali sia antropici cui sono soggette (incendi, prelievi, parassiti e patogeni, mortalità naturale, ecc.). Essi sono utili per valutare anche il livello di conservazione e di sostenibilità della gestione forestale. Il carbon stock e il carbon sink, inoltre, indicano il contributo che le foreste nazionali possono dare alla mitigazione dell'effetto serra e al raggiungimento degli obiettivi di contenimento delle emissioni di gas climalteranti che il nostro Paese ha assunto nell'ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC).

Scopo: 
Fornire una stima della capacità di fissazione di carbonio da parte delle foreste italiane e del loro ruolo nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici e di raggiungimento degli impegni sottoscritti con la ratifica del Protocollo di Kyoto.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Aggiornati a intervalli regolari secondo fonti e procedure affidabili [Tempestività e Puntualità]
    Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
    Una "buona" copertura spaziale
    Una "buona" copertura temporale (almeno 5 anni)
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    È in grado di descrivere il trend in atto e l'evolversi della situazione ambientale
    È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente e collegato alle attività antropiche
    Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
    È ben fondato in termini tecnici e scientifici
    Possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di informazione
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
    Comparabilità nel tempo
    Comparabilità nello spazio

Riferimenti normativi: 
Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC)
Linee guida Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)
Protocollo di Kyoto (PK)

Obiettivi fissati dalla normativa: 
L’UNFCCC, riconoscendo che i cambiamenti climatici sono una delle minacce più serie per l’umanità, ha definito un quadro operativo per arginare il continuo aumento della concentrazione in atmosfera dei gas serra. La stessa UNFCCC - riconoscendo la funzione di mitigazione dell’effetto serra da parte delle foreste - richiede alle nazioni di adottare misure per migliorare e conservare gli ecosistemi, e segnatamente le foreste, che possono agire come riserve e assorbitori (sink) di gas a effetto serra.
Nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e del relativo Protocollo di Kyoto, ogni Stato aderente, e inscritto nell’Annesso I (paesi industrializzati e le cosiddette economie in transizione), deve compilare annualmente l’Inventario nazionale delle emissioni e degli assorbimenti dei gas a effetto serra, non inclusi nel Protocollo di Montreal, riportando la serie storica, dal 1990, delle emissioni nel National Inventory Report – NIR, secondo le linee guida redatte a livello internazionale dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e adottate dalla Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione.
Il settore LULUCF (Land Use, Land Use Change and Forestry), uno dei sei settori dell’Inventario nazionale, riporta le stime relative agli assorbimenti e alle emissioni di gas serra derivanti dalle attività di uso delle terre, cambiamento di uso delle terre e gestione forestale. Tra i diversi usi delle terre, l’uso forestale è senz’altro il più rilevante, a causa degli ingenti serbatoi di carbonio e dei relativi flussi di gas serra generati dalla gestione forestale e dai cambiamenti di uso delle terre da e verso l’uso forestale.
Il Protocollo di Kyoto (PK) prevede per ogni Paese un target relativamente alla riduzione dei gas serra rispetto al 1990 e la possibilità, sulla base di quanto stabilito negli art. 3.3, 3.4, di utilizzare i sink di carbonio (C) per la riduzione del bilancio netto nazionale delle emissioni di gas serra; per il primo periodo d’impegno (2008 – 2012), l’Italia aveva l’obbligo di ridurre del 6,5% le emissioni dei gas serra stimate nel 1990 (base year) mentre, per il secondo periodo d’impegno (2013-2020), gli impegni di riduzione coincidono, per l’Italia e per l’Unione Europea, con quelli assunti a livello comunitario nell’ambito del pacchetto clima-energia 2020 (in particolare per i settori non-ETS, l’Italia deve raggiungere al 2020 una riduzione delle emissioni del -13% rispetto al 2005). L’articolo 3.3 del PK stabilisce che gli assorbimenti e le emissioni di gas serra risultanti dalla costituzione di nuove foreste (afforestazione, riforestazione) e dalla conversione delle foreste in altre forme d’uso delle terre (deforestazione), effettuati dopo il 1990, devono essere contabilizzati nei bilanci nazionali delle emissioni. L’articolo 3.4 permette invece la contabilizzazione di assorbimenti e emissioni di gas serra connessi all’attività di gestione forestali e alle cosiddette attività addizionali, come la gestione delle terre coltivate, la gestione dei pascoli e la rivegetazione, purché abbiano avuto luogo dopo il 1990 e siano state intenzionalmente causate dall’uomo. Tra tali attività l’Italia ha deciso di eleggere, per il periodo 2013-2020, le attività di gestione delle terre coltivate e gestione dei pascoli.
DPSIR: 
Stato

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)

Riferimenti bibliografici: 
United Nations Framework Convention on Climate Change: www.unfccc.int
Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio: www.infc.it
ISTAT: www.istat.it
Corpo Forestale dello Sato: www.corpoforestale.it
Federici S, Vitullo M, Tulipano S, De Lauretis R, Seufert G, 2008. An approach to estimate carbon stocks change in forest carbon pools under the UNFCCC: the Italian case. iForest 1: 86-95 URL: http://www.sisef.it/iforest/contents/?id=ifor0457-0010086
Gasparini, P., Di Cosmo, L., Pompei, E. (Eds.), 2013. Il contenuto di carbonio delle foreste italiane. Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio INFC2005. Metodi e risultati dell’indagine integrativa. Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura.
IPCC 2006, 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories, Prepared by the National Greenhouse Gas Inventories Programme, Eggleston H.S., Buendia L., Miwa K., Ngara T. and Tanabe K. (eds). Published: IGES, Japan.
ISPRA, 2018 “Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2016 - National Inventory Report 2018 - Annual Report for submission under the UN Framework Convention on Climate Change and the European Union’s Greenhouse Gas Monitoring Mechanism” ISPRA, Rapporti 283/2018 http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/italian-greenhouse-gas-inventory-1990-2016.-national-inventory-report-2018

Limitazioni: 
Non compilato

Ulteriori azioni: 
Non compilato
Frequenza di rilevazione dei dati: 
Annuale

Accessibilità dei dati di base: 
ISPRA, Inventario delle emissioni in atmosfera

Fonte dei dati di base: 
ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)

Unità di misura dell'indicatore: 
Tonnellate di carbonio (tC)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Le stime del carbonio presente nei diversi serbatoi forestali sono state effettuate tramite l'uso del modello For-est (Federici et al., 2007) basato sulla metodologia IPCC, per i seguenti serbatoi di carbonio: biomassa epigea e ipogea, necromassa e lettiera. Tale modello, usato per stimare l'evoluzione nel tempo degli stock dei serbatoi forestali italiani, è stato applicato a scala regionale (NUT2), utilizzando, come input per il modello, i dati di superficie e i dati quantitativi, per Regione e categoria inventariale, degli inventari forestali nazionali (1985, 2005 e risultati preliminari dell'INFC2015) realizzati dal Corpo Forestale dello Stato, per conto del MiPAAF; i dati delle superfici forestali percorse da incendi dal Corpo Forestale dello Stato; i dati relativi ai prelievi legnosi forniti dall'ISTAT. Dettagli sulle metodologie e sui dati utilizzati per la stima delle emissioni e degli assorbimenti sono riportati nel NIR (ISPRA, 2017).

Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente

Tipo di rappresentazione: 
Grafico

Copertura spaziale: 
Nazionale, Regionale (20/20)

Copertura temporale: 
1990-2016

Qualità dell'informazione: 
L'informazione utilizzata per il popolamento dell'indicatore costituisce un dato importante ai fini della redazione dell'inventario annuale degli assorbimenti e delle emissioni di gas serra, secondo le modalità richieste dagli impegni sottoscritti dall'Italia con l'UNFCCC e con il Protocollo di Kyoto. Le metodologie IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) in uso per misurare gli stock e i flussi del carbonio forestale si basano primariamente sui dati che derivano dagli inventari forestali. I dati raccolti nell'ambito del secondo inventario forestale (INFC2005) e i dati di prima fase del terzo inventario forestale (INFC2015) hanno permesso un'accurata stima del carbonio stoccato nei diversi serbatoi, a livello nazionale e regionale.

Periodicità di aggiornamento: 
Annuale


Stato e trend: 
Gli stock di carbonio nelle foreste italiane sono in aumento, segnando un bilancio positivo tra le emissioni e gli assorbimenti di gas serra (carbon sink). Ciò è legato da una parte alle politiche di conservazione (con bassi indici di deforestazione) e di tutela delle foreste; dall'altra, a causa di complessi motivi economici e sociali, a una riduzione del volume dei prelievi legnosi (anche se negli ultimi anni, soprattutto a causa degli alti prezzi dell'energia, si è registrata una ripresa dei prelievi di legna a fini energetici). Un trend positivo importante si registra in quelle aree precedentemente usate per altri scopi e convertite poi in foreste, per via degli interventi di riforestazione (terreni già in precedenza forestali) e afforestazione (terreni in precedenza non forestali), di carattere sia intenzionale, sia naturale (colonizzazione naturale da parte di specie forestali su ex-coltivi o altro). Maggiore preoccupazione destano le emissioni legate agli incendi.

Commenti: 
I dati riportati nelle figure sono elaborati da un modello di stima sviluppato dall'ISPRA e denominato For-Est (Forest Estimates). Secondo il modello adottato, che applica le metodologie di stima sviluppate in ambito IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e approvate dall'UNFCCC, nel 2016 la quantità di carbonio fissato nelle foreste italiane (carbon stock) è stata pari a 605,9 milioni di tonnellate di carbonio (MtC). Di queste, 468,9 Mt C (77,4% del totale) sono stoccate nella biomassa epigea, 94,4 Mt C (15,6% del totale) nella biomassa ipogea, 15,8 MtC nella necromassa (2,6% del totale) e 26,8 MtC nella lettiera (4,4% del totale). Il carbonio sequestrato dai serbatoi forestali italiani è aumentato in maniera costante, principalmente a causa dell'espansione delle superfici coperte da foreste, dovuta prevalentemente ad una ricolonizzazione di aree marginali e di terre non più coltivate. Sempre nel 2016, la variazione di stock di carbonio (carbon sink) delle foreste italiane, è stata pari a 8,3 Mt C (pari a 30,6 Mt di CO2); tale variazione tiene conto degli accrescimenti e delle perdite (dovute ai prelievi legnosi, agli incendi e alle cause naturali). L'andamento del carbon sink, nel periodo 1990-2016 (Figura 3), è fortemente condizionato dalle superfici percorse annualmente dagli incendi, e dalla conseguente riduzione degli assorbimenti di carbonio. E' possibile notare, infatti, l'effetto delle perdite di biomassa dovute a incendi nel 1990, 1993 e nel 2007, sul trend del carbon sink riportato in Figura 3. Da ciò si intuisce il ruolo chiave degli incendi sul contributo che le foreste nazionali possono dare al ciclo globale del carbonio.
  • Titolo: Figura 1: Carbon stock in Italia: ripartizione nei diversi serbatoi forestali (2016)
    Fonte: ISPRA

    Figura 1: Carbon stock in Italia: ripartizione nei diversi serbatoi forestali (2016)
  • Titolo: Figura 2: Carbon stock dei diversi serbatoi forestali per ripartizione regionale (2016)
    Fonte: ISPRA

    Figura 2: Carbon stock dei diversi serbatoi forestali per ripartizione regionale (2016)
  • Titolo: Figura 3: La variazione di stock di carbonio (carbon sink) nei diversi serbatoi forestali in Italia
    Fonte: ISPRA

    Figura 3: La variazione di stock di carbonio (carbon sink) nei diversi serbatoi forestali in Italia