Report

COMUNI INTERESSATI DA SUBSIDENZA

Abstract indicatore: 
L’indicatore riporta i comuni interessati da subsidenza e mira a fornire un quadro a scala nazionale del fenomeno e del suo impatto sul territorio. Dai dati fino ad ora raccolti, il fenomeno coinvolge circa il 13% dei comuni italiani, prevalentemente situati nelle regioni del Nord, in particolare nella Pianura Padana, mentre nell'Italia centrale e meridionale il fenomeno interessa prevalentemente le pianure costiere.

Descrizione: 
L'indicatore riporta i comuni interessati da subsidenza. Tale fenomeno consiste in un lento processo di abbassamento del suolo che interessa prevalentemente aree costiere e di pianura e coinvolge anche importanti città d'arte, come ad esempio Venezia e Ravenna. La subsidenza è generalmente causata da fattori geologici (compattazione dei sedimenti, tettonica, isostasia), ma negli ultimi decenni è stata localmente aggravata dall'azione dell'uomo e ha raggiunto dimensioni superiori a quelle di origine naturale. Quella naturale è stimata pari a qualche millimetro l'anno, pertanto le sue conseguenze sono relativamente ridotte, manifestandosi perlopiù in tempi molto lunghi. Diverso è il caso della subsidenza indotta e/o accelerata da cause antropiche (estrazione di fluidi dal sottosuolo o bonifiche), che raggiunge valori da dieci a oltre cento volte maggiori, e i suoi effetti si manifestano in tempi brevi determinando, in alcuni casi, la compromissione delle opere e delle attività umane interessate. L'indicatore ha come unità di rappresentazione l'entità amministrativa comunale e fornisce, ad oggi, indicazione sulla presenza del fenomeno. Sono esclusi i comuni nei quali sono presenti quasi esclusivamente manifestazioni riconducibili a fenomeni di sinkhole, analizzati in un differente indicatore nel medesimo Annuario.

Scopo: 
Fornire un quadro a scala nazionale del fenomeno subsidenza e del suo impatto sul territorio, le cui cause possono essere sia naturali sia di natura antropica. Si tratta di un importante fattore di rischio ambientale specialmente nelle aree intensamente urbanizzate o di recente urbanizzazione e nelle aree costiere, in particolare se queste si trovano sotto il livello del mare anche in relazione alle variazioni climatiche nel contesto mediterraneo. L'interazione di processi naturali e antropici rende complesso il suo studio e pertanto anche la sua mitigazione. E' determinante la quantificazione e l'analisi temporale del fenomeno attraverso indagini specifiche di monitoraggio, che possono essere effettuate tramite differenti metodologie (livellazioni geometriche di alta precisione, reti GPS, tecniche interferometriche differenziali, ecc.), attuate già da diversi anni da numerose Province, Regioni, Comuni, Enti di ricerca, ISPRA, ARPA/APPA.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Una "buona" copertura spaziale
    Una "buona" copertura temporale (almeno 5 anni)
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    È in grado di descrivere il trend in atto e l'evolversi della situazione ambientale
    È semplice, facile da interpretare
    È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente e collegato alle attività antropiche
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    È ben fondato in termini tecnici e scientifici
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati

Riferimenti normativi: 
Uno dei primi riferimenti normativi finalizzato ad intervenire sul fenomeno della subsidenza è la L n. 845 del 10 dicembre 1980 (Protezione del territorio del Comune di Ravenna dal fenomeno di subsidenza), nella quale si indicano gli interventi di difesa dei litorali e degli abitati necessari per contrastare l'abbassamento del suolo e i vincoli e divieti relativi all'uso delle risorse idriche sotterranee. A livello nazionale i principali riferimenti normativi sono la L 183/89, che definisce la subsidenza indotta dall'uomo tra i fenomeni ricadenti nel dissesto idrogeologico, e il DLgs 152/2006. Nell’ambito delle attività minerarie il Decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito dalla Legge 164/2014, evidenzia la necessità di corredare i progetti con un'analisi tecnico-scientifica che dimostri l'assenza di effetti di subsidenza dell'attività sulla costa, sull'equilibrio dell'ecosistema e sugli insediamenti antropici. A tal fine il Gruppo di Lavoro CIRM istituito presso il MiSE ha definito gli Indirizzi e Linee Guida per il monitoraggio delle attività di sottosuolo, con particolare riferimento a quelle di coltivazione, reiniezione e stoccaggio di idrocarburi (Indirizzi e Linee guida per il monitoraggio della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell’ambito delle attività antropiche). La Direttiva Europea IPPC per la prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento (n. 96/61/CE) prevede, a fronte del rilascio dell’autorizzazione integrata AIA, la descrizione dei fenomeni di subsidenza presso i siti interessati al fine di limitarne gli effetti.

Obiettivi fissati dalla normativa: 
La normativa è diretta alla mitigazione e prevenzione degli impatti della subsidenza sul territorio.
DPSIR: 
Impatto
Stato

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)

Riferimenti bibliografici: 
Proceedings of International Symposium on Land Subsidence; pubblicazioni scientifiche, atti di convegni e rapporti tecnici; documentazione reperibile su siti internet di ISPRA, ARPA/APPA e Regioni. PanGeo project. Piano Straordinario di Telerilevamento – Geoportale Nazionale.

Limitazioni: 
Attualmente l'indicatore non fornisce l'effettiva estensione Nazionale del fenomeno e l'entità della subsidenza nelle varie aree, a causa della disomogeneità nei metodi di monitoraggio e della complessità del fenomeno medesimo. Esso, infatti, viene monitorato regolarmente solo in alcune aree, spesso con metodologie differenti, ma non esiste un catalogo Nazionale. Da alcuni anni, in alcune Regioni italiane, si è iniziato a studiarlo utilizzando rilevazioni radar-satellitari. Poiché il fenomeno della subsidenza spesso non produce effetti rilevanti, viene talvolta ignorato o sottovalutato, pertanto è difficile reperire dati sull'entità del fenomeno. Inoltre a causa della complessità e dell'elevato costo della rilevazione esiste una notevole disomogeneità dell'informazione nelle diverse Regioni.

Ulteriori azioni: 
E' necessario un approfondimento su questo fenomeno con la realizzazione di un Catalogo a scala nazionale omogeneo che riporti l'entità del fenomeno nelle varie zone del territorio nazionale e i metodi di monitoraggio utilizzati.

Frequenza di rilevazione dei dati: 
Variabile da regione a regione

Accessibilità dei dati di base: 
Utilizzati i risultati di studi e monitoraggi effettuati da Enti di Ricerca, Università, Regioni, ISPRA/ARPA/APPA a varie scale e con finalità differenti. In alcune aree inoltre sono state utilizzate le informazioni deducibili dal Piano Straordinario di Telerilevamento (http://www.pcn.minambiente.it/mattm/progetto-piano-straordinario-di-telerilevamento/).

Fonte dei dati di base: 
Enti di ricerca
ISPRA/ARPA/APPA
Regioni

Unità di misura dell'indicatore: 
Numero (n.)
Percentuale (%)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Allo stato attuale l'indicatore ha solo due possibili stati : presenza/ assenza del fenomeno di subsidenza

Core set: 
SDGs Indicators

Tipo di rappresentazione: 
Carta tematica
Grafico
Mappa
Tabella

Copertura spaziale: 
Nazionale, regionale

Copertura temporale: 
La copertura temporale varia in funzione del tipo di monitoraggio e delle metodologie utilizzate. I dati rappresentano la situazione al 2017.

Qualità dell'informazione: 
La qualità dell'informazione fornita dall'indicatore è media, in quanto i dati ad oggi disponibili non permettono di descrivere il fenomeno in modo omogeneo sul territorio nazionale. L'informazione è certamente rilevante mentre l'accuratezza è media poiché il fenomeno spesso non viene rilevato con regolarità. Nei soli casi in cui si dispone di serie storiche acquisite con metodologie classiche (rilievi topografici tradizionali) o moderne (GPS, Interferometria Radar, ecc.), il dato risulta comparabile nel tempo e nello spazio.

Periodicità di aggiornamento: 
Non Definibile


Stato e trend: 
Non definibileSebbene siano presenti reti di monitoraggio strumentali in alcune aree del territorio nazionale, ad esempio nella Pianura Padana, la conoscenza del fenomeno è ancora parziale e disomogenea. In alcune zone, come ad esempio in Emilia-Romagna o nella Laguna di Venezia, dove l'estrazione di fluidi dal sottosuolo è rilevante, gli interventi legislativi adottati a tutela del territorio hanno rallentato o addirittura arrestato la subsidenza. Tali provvedimenti non sono stati adottati in tutte le aree interessate dal fenomeno. Pertanto non è possibile definire un trend per tutto il territorio nazionale.

Commenti: 
Il Database, realizzato sulla base di ricerche bibliografiche e con i dati forniti da alcune regioni, si riferisce all'intero territorio nazionale (Figura 1). La tabella 1 indica che il fenomeno della subsidenza, dai dati fino ad ora raccolti, coinvolge circa il 13% dei Comuni italiani (1076 Comuni). Si tratta prevalentemente di comuni situati nelle regioni del Nord, in particolare nell'area della Pianura Padana. Nell'Italia centrale e meridionale il fenomeno interessa prevalentemente le pianure costiere. Le regioni più esposte sono il Veneto e l'Emilia-Romagna, con circa il 50% dei comuni interessati, seguite dalla Toscana, Campania, Lombardia e Friuli-Venezia-Giulia (rispettivamente con il 27%, 19%, 15% e 11%, Figura 2). Solo in alcune aree esiste un sistema di monitoraggio attraverso il quale è possibile ottenere informazioni sull'andamento nel tempo del fenomeno, come ad esempio accade per l'Emilia-Romagna. In questa regione infatti, da alcuni decenni il fenomeno viene controllato periodicamente, grazie alla disponibilità di una gran mole di misure di livellazione e GPS, alle quali si sono aggiunte negli ultimi anni le informazioni desumibili dall'interferometria radar da satellite. Nel 2018 la Regione ha pubblicato i risultati del nuovo rilievo della subsidenza nella pianura Emiliano-romagnola che l'ARPAE (Agenzia regionale per la prevenzione, l´ambiente e l´energia dell´Emilia-Romagna) ha svolto utilizzando il metodo dell’analisi interferometrica di dati radar satellitari, relativamente al periodo 2006-2011. Dai risultati dello studio si evince che la gran parte del territorio non presenta variazioni di tendenza rispetto al precedente rilievo, solo il 18% della superficie evidenzia una riduzione della subsidenza (Figura 3). In particolare la provincia di Bologna che in passato era caratterizzata dal più alto tasso di subsidenza, presenta attualmente un forte ridimensionamento del fenomeno. Anche in Campania, Veneto, Toscana e Lombardia il fenomeno è stato studiato utilizzando l'interferometria radar da satellite, ma il fenomeno non è monitorato con regolarità. Attualmente l'unica regione che periodicamente produce carte di isosubsidenza e di isovariazione è l'Emilia-Romagna. Per le regioni in cui non sono segnalati comuni interessati dal fenomeno non significa che il fenomeno stesso non sia presente, probabilmente se esiste è limitato arealmente o nella sua intensità. Nel 2017 l’ISPRA (Centro Nazionale per la caratterizzazione ambientale e la protezione della fascia costiera, la climatologia marina e l'oceanografia operativa - Area Maree e Lagune) ha pubblicato “L’innalzamento del livello medio del mare a Venezia: eustatismo e subsidenza”, uno studio della subsidenza nel centro storico di Venezia, che segnala la ripresa del fenomeno dopo un periodo di sostanziale stabilità. Infine sono stati inseriti nell’elenco dei comuni interessati da subsidenza anche quelli che, a seguito dello sciame sismico che ha interessato l’Italia Centrale, hanno subito un abbassamento in conseguenza della deformazione prodotta dagli eventi sismici del 2017. Infatti in base ai dati acquisiti dalle Reti di stazioni GPS e dai sensori Radar satellitari (SAR) è stato possibile determinare l’entità dell’abbassamento prodotto dalle scosse del 18 gennaio 2017.

  • Titolo: Tabella1: Comuni interessati da subsidenza
    Fonte: Elaborazione ISPRA da dati raccolti dalla letteratura scientifica, ISPRA/ARPA/APPA, Regioni

    Comuni interessati da subsidenza
    Regione Comuni interessati da Subsidenza
    n.
    Piemonte 10
    Valle d'Aosta 0
    Lombardia 237
    Trentino Alto Adige 2
    Veneto 307
    Friuli Venezia Giulia 24
    Liguria 11
    Emilia Romagna 179
    Toscana 78
    Umbria 3
    Marche 5
    Lazio 27
    Abruzzo 8
    Molise 0
    Campania 103
    Puglia 15
    Basilicata 0
    Calabria 38
    Sicilia 22
    Sardegna 7
    ITALIA 1076
  • Titolo: Figura 1: Comuni interessati da subsidenza
    Fonte: Elaborazione ISPRA da dati raccolti dalla letteratura scientifica, ISPRA/ARPA/APPA, Regioni

    Figura 1: Comuni interessati da subsidenza
  • Titolo: Figura 2: Comuni interessati da subsidenza (% sul totale regionale)
    Fonte: Elaborazione ISPRA da dati raccolti dalla letteratura scientifica, ISPRA/ARPA/APPA e dalle Regioni

    Figura 2: Comuni interessati da subsidenza (% sul totale regionale)
  • Titolo: Figura 3:Carta delle velocità di movimento verticale del suolo nel periodo 2011-2016
    Fonte: Regione Emilia-Romagna

    Figura 3:Carta delle velocità di movimento verticale del suolo nel periodo 2011-2016