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STATO ECOLOGICO DELLE ACQUE DI TRANSIZIONE

Abstract indicatore: 
Le acque di transizione sono definite nel D.Lgs. 152/2006 come “corpi idrici superficiali in prossimità di una foce di un fiume, che sono parzialmente di natura salina a causa della loro vicinanza alle acque costiere, ma sostanzialmente influenzati dai flussi di acqua dolce”. Tale definizione ricomprende le lagune costiere o stagni costieri oggetto della classificazione ecologica. Le lagune costiere italiane sono sottoposte a numerosi fattori di pressione determinando spesso un degrado delle condizioni ecologiche in questi sistemi particolarmente fragili. L’analisi dei dati riportati dai Distretti idrografici nel Reporting alla Commissione Europea (aggiornamento marzo 2016), emerge che lo stato ecologico delle acque di transizione italiane risulta alquanto eterogeneo, sia in termini di numero di corpi idrici classificati per Distretto sia per classificazione ecologica. Il Distretto dell’Appennino Centrale presenta il 50% dei corpi idrici in stato buono, mentre per tutti gli altri Distretti la percentuale è significativamente inferiore.

Descrizione: 
La classificazione dello stato si basa sulla valutazione degli EQB macrofite (macroalghe e angiosperme) e macroinvertebrati bentonici, anche tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e fisico-chimiche degli habitat. È assegnato in base al più basso dei valori riscontrati tra quelli ottenuti dalle componenti monitorate, secondo il principio del “one out - all out”, sintetizzato, poi, attraverso un giudizio basato su cinque classi di qualità: elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo.

Scopo: 
Verificare, ogni sei anni, l’efficacia dei programmi di misure per il contenimento delle pressioni, messe in campo dalle Amministrazioni competenti. Lo scopo ultimo dell’indicatore è, quindi, quello verificare il raggiungimento dello stato buono entro le date fissate dalla normativa vigente.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Aggiornati a intervalli regolari secondo fonti e procedure affidabili [Tempestività e Puntualità]
    Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
    Una "buona" copertura spaziale
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    È semplice, facile da interpretare
    È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente e collegato alle attività antropiche
    Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
    Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare, in modo si possa valutare la sua significatività
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
    È ben fondato in termini tecnici e scientifici
    Possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di informazione
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
    Comparabilità nel tempo
    Comparabilità nello spazio

Riferimenti normativi: 
Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE
D.Lgs 152/2006

Obiettivi fissati dalla normativa: 
Con l'attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque WFD 2000/60/CE, recepita dall’Italia con il D.Lgs. 152/2006, l'UE ha posto le basi per un concetto di protezione delle acque attraverso una visione integrata di tutte le acque del bacino idrografico. Un importante obiettivo della normativa è raggiungere il buono stato delle acque superficiali (ecologico + chimico) entro il 2015 o, nel caso di una proroga entro il 2027.
DPSIR: 
Stato

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Performance (tipo B)
Efficacia delle politiche (tipo D)

Riferimenti bibliografici: 
D.Lgs. 152/06 e Decreti attuativi di recepimento della Direttiva 2000/60/CE
Reporting alla Commissione Europea dei Distretti idrografici (aggiornamento marzo 2016)

Limitazioni: 
nessuna

Ulteriori azioni: 
nessuna
Frequenza di rilevazione dei dati: 
Sessennale

Accessibilità dei dati di base: 
I dati sono estratti dal Reporting alla Commissione Europea dei Distretti Idrografici (II ciclo aggiornamento marzo 2016)

Fonte dei dati di base: 
Autorità di Bacino

Unità di misura dell'indicatore: 
Classi di qualità
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
I dati relativi agli elementi di qualità biologica (EQB) per stazione vanno a comporre il giudizio di qualità ecologica per i corpi idrici in base al principio “one out all out”.

Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente
SDGs Indicators

Tipo di rappresentazione: 
Grafico
Mappa
Tabella

Copertura spaziale: 
Distretti idrografici 7/7

Copertura temporale: 
2010-2016

Qualità dell'informazione: 
L’indicatore è rilevante perché è previsto dalla normativa nazionale e risponde in modo significativo alle pressioni di origine antropica. Relativamente all’accuratezza, a fronte dell’affidabilità della fonte (Reporting alla Commissione Europea - aggiornamento marzo 2016), essendo il primo ciclo in cui è presente la classificazione ecologica dei corpi idrici, la copertura temporale è relativa solo al periodo 2010-2016. Infine le metodologie di classificazione sono condivise tra tutti i distretti italiani.

Periodicità di aggiornamento: 
Esennale


Stato e trend: 
Non definibileIn base ai dati disponibili non è ancora possibile individuare un trend. L’analisi dell’indicatore mostra per i Distretti idrografici condizioni ecologiche che coprono tutte e cinque le classi di qualità, evidenziando situazioni di criticità. Inoltre, da segnalare per alcuni Distretti percentuali significative di corpi idrici non classificati.

Commenti: 
Le lagune costiere italiane sono sottoposte a numerosi fattori di pressione quali, ad esempio, gli eccessivi carichi di azoto e fosforo derivanti dall’agricoltura, la regressione costiera generata da fenomeni erosivi, la scarsa ingressione di acqua dolce dovuta ai prelievi per scopi irrigui e il conseguente ingresso del cuneo salino. Tali pressioni insistono su sistemi particolarmente fragili determinando spesso un degrado delle condizioni ecologiche. La classificazione offre un quadro molto eterogeneo della situazione nazionale (Tabella 1 - Figura 1). Nel Distretto delle Alpi Orientali il 33% dei corpi idrici non è stato classificato, il 6% è nello stato buono, il 31% nello stato sufficiente, il 26% nello stato scarso e il 4% nello stato cattivo. I corpi idrici del Distretto Padano sono per il 38% nello stato sufficiente e il rimanente tra scarso e cattivo (39% e 23%). Il 64% dei corpi idrici dell’Appennino Settentrionale è classificato nello stato sufficiente. La metà dei corpi idrici del Distretto Appennino Centrale è in stato buono, mentre il 33% e il 17% ricade, rispettivamente, nello stato sufficiente e cattivo. Il 41% dei corpi idrici del Distretto dell’Appennino Meridionale sono classificati nello stato sufficiente, il 33% nello stato scarso, il 18% nello stato cattivo e il 6% non è stato oggetto di classificazione. Per i Distretti della Sardegna e della Sicilia molti dei corpi idrici non sono stati classificati (32% e 66% rispettivamente), tuttavia, dei rimanenti, nel primo Distretto si rileva il 46% nello stato sufficiente, il 17% scarso e il 5% nello stato cattivo; mentre nel secondo Distretto l’11% è nello stato buono, il 17% sufficiente e il 6% nello stato cattivo.
  • Titolo: Tabella 1: Classificazione dei corpi idrici di transizione per Distretto idrografico
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Reporting II RMBP

    Tabella 1: Classificazione dei corpi idrici di transizione per Distretto idrografico
    Distretto idrografico Elevato Buono Sufficiente Scarso Cattivo Non classificato TOTALE
    n.
    Alpi Orientali 3 15 13 2 16 49
    Padano 5 5 3 13
    Appennino Settentrionale 1 7 1 2 11
    Appennino Centrale 3 2 1 6
    Appennino Meridionale 7 6 3 1 17
    Sardegna 26 10 3 18 57
    Sicilia 2 3 1 12 18
    TOTALE 9 65 35 13 49 171
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Reporting II RMBP
  • Titolo: TW
    Fonte: ISPRA

    TW
  • Titolo: Figura 1: Stato ecologico dei corpi idrici dei sistemi di transizione per Distretto idrografico
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati Reporting II RMBP

    Figura 1: Stato ecologico dei corpi idrici dei sistemi di transizione per Distretto idrografico
  • Titolo: Macrofite
    Fonte: ISPRA

    Macrofite