Report

STATO CHIMICO DELLE ACQUE DI TRANSIZIONE

Abstract indicatore: 
La normativa (D.Lgs. 152/2006) impone il raggiungimento “buono" stato dei corpi idrici (chimico + ecologico) entro il 2015 o, nel caso di una proroga entro il 2027.. L’analisi dei dati riportati dai Distretti idrografici nel Reporting alla Commissione Europea (aggiornamento marzo 2016), emerge che lo stato chimico delle acque di transizione italiane risulta alquanto eterogeneo. Tale disomogeneità si esprime sia a livello di numero di corpi idrici identificati per distretto sia per classificazione ecologica. Nei Distretti dell’Appennino Settentrionale, delle Alpi Orientali, Padano e dell’Appennino Centrale più del 50% dei corpi idrici è in stato “buono”; per quest’ultimo in particolare la percentuale raggiunge il 100%.

Descrizione: 
La definizione dello stato chimico delle acque di transizione (buono o non buono) si basa sulla valutazione della presenza di sostanze inquinanti, da rilevare nelle acque, nei sedimenti o nel biota, indicate come “prioritarie” e “pericolose prioritarie” con i relativi Standard di Qualità Ambientale (SQA), che non devono essere superati nei corpi idrici ai fini della classificazione del “buono" stato chimico.

Scopo: 
Verificare, ogni sei anni, l’efficacia dei programmi di misure per il contenimento delle pressioni messe in campo dalle Amministrazioni competenti e, quindi, il raggiungimento dello stato “buono” entro le date fissate dalla normativa vigente.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Aggiornati a intervalli regolari secondo fonti e procedure affidabili [Tempestività e Puntualità]
    Facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
    Una "buona" copertura spaziale
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    È semplice, facile da interpretare
    È sensibile ai cambiamenti che avvengono nell'ambiente e collegato alle attività antropiche
    Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
    Ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare, in modo si possa valutare la sua significatività
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    È basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la sua validità
    È ben fondato in termini tecnici e scientifici
    Possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di informazione
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
    Comparabilità nello spazio

Riferimenti normativi: 
Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE
Direttiva 76/464/EEC
D.Lgs. 152/2006 e Decreti attuativi
Regolamento REACH

Obiettivi fissati dalla normativa: 
Con l'attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE, (recepita dall’Italia con il D.Lgs. 152/2006), l'UE ha posto le basi per un concetto di protezione delle acque attraverso una visione integrata di tutte le acque del bacino idrografico. Un importante obiettivo della normativa è di raggiungere il "buono" stato delle acque superficiali (ecologico + chimico) entro il 2015 o, nel caso di una proroga entro il 2027.
DPSIR: 
Stato

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Efficacia delle politiche (tipo D)

Riferimenti bibliografici: 
D.Lgs. 152/2006 e decreti attuativi

Limitazioni: 
nessuna

Ulteriori azioni: 
nessuna
Frequenza di rilevazione dei dati: 
Sessennale

Accessibilità dei dati di base: 
Dati estratti dal Reporting alla Commissione Europea dei Distretti Idrografici (II ciclo aggiornamento marzo 2016)

Fonte dei dati di base: 
Autorità di Bacino

Unità di misura dell'indicatore: 
Classi di qualità
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
I dati di chimici per stazione vanno a comporre il giudizio di qualità ecologica per i corpi idrici in base al principio “one out all out”.

Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente
SDGs Indicators

Tipo di rappresentazione: 
Grafico
Mappa

Copertura spaziale: 
Distretti idrografici 7/7

Copertura temporale: 
2010-2016

Qualità dell'informazione: 
L’indicatore è rilevante perché è previsto dalla normativa nazionale e risponde in modo significativo alle pressioni di origine antropica. Relativamente all’accuratezza, a fronte dell’affidabilità della fonte (Reporting alla Commissione Europea - aggiornamento marzo 2016), essendo il primo ciclo di reporting in cui è presente la classificazione chimica dei corpi idrici si dispone solo della classificazione relativa al periodo 2010-2016. Infine le metodologie di classificazione sono condivise tra tutti i Distretti italiani.

Periodicità di aggiornamento: 
Esennale


Stato e trend: 
Non definibileIn base ai dati disponibili non è ancora possibile individuare un trend. L’analisi dell’indicatore mostra per 2 Distretti idrografici su 7 condizioni chimiche “non buone” per più del 40% dei corpi idrici, inoltre per alcuni Distretti ci sono percentuali significative di corpi idrici non classificati.

Commenti: 
L’analisi dello stato chimico mostra che la maggior parte dei Distretti presenta una percentuale di corpi idrici in stato buono che oscilla tra l’11% della Sicilia e il 100% dell’Appennino Centrale. Nei Distretti Sicilia e Sardegna, la percentuale di corpi idrici non classificati è significativa (47% e 67% rispettivamente)
  • Titolo: Stato chimico dei corpi Idrici dei sistemi di transizione in relazione ai Distretti idrografici
    Fonte: Reporting II RMBP

    Stato chimico dei corpi Idrici dei sistemi di transizione in relazione ai Distretti idrografici
  • Titolo: TW
    Fonte: ISPRA

    TW