PIANI DI GESTIONE REGIONALI (COSTE) - Edizione 2017

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Abstract indicatore: 
L’indicatore è il risultato della ricognizione a livello regionale dello stato della pianificazione relativa alla fascia costiera. 11 regioni costiere su 15 dispongono di strumenti di pianificazione regionale estesi alla gestione e tutela del territorio costiero e alcune stanno predisponendo un secondo piano regionale, distinguendo con maggiore chiarezza quello destinato alla tutela e protezione delle coste da quello orientato allo sviluppo e coordinamento delle attività socio-economiche.
L’analisi dell’indicatore evidenzia negli ultimi anni una complessiva accelerazione dei processi di pianificazione e, seppur non misurabile dall’indicatore, numerose iniziative di aggiornamento e perfezionamento degli strumenti già adottati.

Descrizione: 
L’indicatore è il risultato della ricognizione a livello regionale dello stato della pianificazione relativa alla fascia costiera. La gestione del territorio in Italia è condotta mediante un articolato sistema di strumenti di pianificazione, essenzialmente separati per settore di interesse. Le politiche comunitarie per le aree marine e costiere sono numerose; tra le politiche ambientali rilevanti c’è la Direttiva Quadro sulla Strategia Marina, la Direttiva Quadro sulle Acque, la Direttiva Alluvioni, le Direttive Natura e Habitat, la Strategia per la Biodiversità e la Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici; altre politiche dell'Unione Europea sono la Politica Integrata Marittima, la Direttiva per le Energie Rinnovabili, l’Iniziativa per le Autostrade del Mare e la recente proposta di Direttiva per la Pianificazione dello Spazio Marittimo e la Gestione Integrata delle Zone Costiere.
La fascia costiera è l’area sottoposta a maggiori pressioni determinate da fattori demografici e di sviluppo, accogliendo interessi derivanti dalle risorse terrestri e marittime, tuttavia non esistono norme che prescrivano la definizione di uno specifico piano per le zone costiere, seppure numerosi siano gli atti in cui viene richiamata la necessità di strumenti per la tutela ambientale e per la gestione delle azioni antropiche che agiscono in queste aree.
Ciò determina che ogni ente preposto ad amministrare la zona costiera provveda nelle modalità che ritiene più idonee, seguendo percorsi e obiettivi diversi, e che gli strumenti elaborati siano di varia natura.
Per l’indicatore sono stati censiti Piani stralcio redatti da Autorità di Bacino, Norme di salvaguardia emanate in attesa dei redigendi piani, Piani territoriali di coordinamento della costa (Liguria), Piani paesaggistici (Sardegna); in alcuni casi, come per il Lazio e la Toscana, anche Programmi di sviluppo economico e turistico del litorale regionale, al cui interno sono previste anche azioni di pianificazione dell’area costiera.
Gli strumenti più recenti evidenziano chiari tentativi di un approccio integrato alla pianificazione territoriale costiera, facendo esplicito riferimento alla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC), come proposto nella Raccomandazione del Parlamento Europeo n. 2002/413/CE del 30/05/02 e nel VII Protocollo della Convenzione di Barcellona per il mar Mediterraneo.

Scopo: 
Definire lo stato della pianificazione della fascia costiera, quale area sottoposta a maggiori pressioni determinate da fattori demografici e di sviluppo.
Tramite la sua elaborazione è possibile individuare e differenziare le risposte fornite dalle regioni alle problematiche relative alla gestione delle zone costiere.

Criteri di selezione: 
  • Misurabilità (i dati utilizzati per la costruzione dell'indicatore sono/hanno): 
    Adeguatamente documentati e di qualità nota [Accessibilità]
    Aggiornati a intervalli regolari secondo fonti e procedure affidabili [Tempestività e Puntualità]
    Una "buona" copertura spaziale
    Una "buona" copertura temporale (almeno 5 anni)
  • Rilevanza e utilità (l'indicatore): 
    È di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato nazionale
    È semplice, facile da interpretare
    Fornisce una base per confronti a livello internazionale
  • Solidità scientifica (l'indicatore): 
    Presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
    Comparabilità nel tempo

Riferimenti normativi: 
L 59/97,
D.Lgs.112/98,
D.Lgs. 86/99,
L 183/89,
DL 180/98,
D. Lgs. 152/2006 e s.m.i.,
Raccomandazione del Parlamento Europeo n. 2002/413/CE del 30/05/02
Protocollo della Gestione Integrata delle Zone Costiere del Mediterraneo
D.Lgs 49/2010 per l’attuazione della Direttiva Quadro Alluvioni

Obiettivi fissati dalla normativa: 
Le competenze inerenti la difesa e la gestione integrata delle coste sono state affidate alle regioni con la L 59/97, il D.Lgs. 112/98 e il D.Lgs. 86/99, che conferiscono e disciplinano le funzioni e i compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli Enti locali. Le regioni, secondo le disposizioni del D.Lgs. 112/98 (art. 89 comma 1 lett. h), e le Autorità di Bacino, secondo quelle della L 183/89 e il successivo DL 180/98, e il D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., hanno promulgato norme ed elaborato piani e programmi di tutela e di difesa delle coste. Il D.Lgs. 49/2010 per l'attuazione della Direttiva Alluvioni prevede entro il 2015 la definizione di Piani di Gestione del rischio da inondazione con azioni di mitigazione anche per le zone costiere. Ulteriori obiettivi sono definiti nella Raccomandazione del Parlamento europeo n. 2002/413/CE del 30/05/02 e nel Protocollo della Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC) del Mediterraneo, adottato il
21 gennaio 2008, sottoscritto anche dall'Unione Europea, e, entrato in vigore il 24 marzo 2011.

DPSIR: 
Risposta
Stato

Tipologia indicatore: 
Efficacia delle politiche (tipo D)

Riferimenti bibliografici: 
Non compilato

Limitazioni: 
Un limite dell'indicatore è rappresentato dalla difficoltà di accesso alle informazioni di base (i documenti di Piano) e alla loro qualificazione (piani di difesa della costa e/o piani e iniziative di gestione integrata della costa), che ne rendono laboriosa la definizione. Rimane la possibilità che per alcune regioni le informazioni non siano esaustive.

Ulteriori azioni: 
Non compilato
Frequenza di rilevazione dei dati: 
Annuale

Accessibilità dei dati di base: 
Le informazioni necessarie sono state trovate sul web (siti di istituzioni ed enti regionali, motori di ricerca giuridici), presso gli uffici delle varie amministrazioni e tra le informazioni fornite dalle Regioni per il censimento svolto nell’ambito delle attività del Tavolo Nazionale per l’Erosione Costiera

Fonte dei dati di base: 
Autorità di Bacino
Regioni

Unità di misura dell'indicatore: 
Numero (n.)
Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Sono stati censiti gli strumenti di pianificazione regionali attinenti la gestione delle coste per le 15 Regioni costiere. Sono state acquisite le informazioni attinenti i Piani, e, quando disponibili, i testi e i riferimenti normativi dello stato di attuazione. E' stata effettuata una qualificazione del tipo di piano.
Nel corso della ricerca sono stati censiti anche i programmi di interventi regionali previsti nell'ambito di piani operativi regionali (POR), oppure finanziamenti erogati tramite leggi finanziarie e fondi comunitari(FAS/FESR), in quanto azioni di gestione delle coste.
I piani censiti sono stati contabilizzati e per la definizione dell'indicatore è stato dato un peso all'esistenza di almeno un piano, ad ogni piano è stato assegnato un peso unitario con valore doppio se già approvato.

Core set: 
7EAP - Dati sull'ambiente

Tipo di rappresentazione: 
Mappa
Tabella

Copertura spaziale: 
Nazionale, Regioni costiere (15/15)

Copertura temporale: 
Dicembre 2016



Qualità dell'informazione: 
L’analisi ha coinvolto tutte le regioni costiere. Sono state acquisite le informazioni attinenti i Piani, e, quando disponibili, i testi e i riferimenti normativi dello stato di attuazione. E’ stata effettuata una qualificazione del tipo di piano distinguendo tra strumenti esclusivamente destinati alla programmazione di interventi di difesa dall’erosione ed altri finalizzati a pianificare le attività nella fascia costiera, e dunque caratterizzati da un approccio più vicino a quello della GIZC. Nel corso della ricerca ci si è frequentemente imbattuti in programmi di interventi previsti nell’ambito di POR/FESR, oppure finanziamenti erogati tramite leggi finanziarie, dei quali si è tenuto comunque conto perché intesi quali azioni di gestione delle aree costiere, seppur non ancora inquadrati all’interno di uno strumento di pianificazione territoriale. La reperibilità dei dati necessari alla definizione dell’indicatore risente della differente tipologia di strumento utilizzato e della frammentazione delle competenze sulla fascia costiera: le relative informazioni fanno capo a soggetti amministrativi diversi (assessorati, dipartimenti, servizi regionali, autorità di bacino o agenzie). Nella maggior parte dei casi non esiste un’autorità preposta definita e univoca in grado di fornire un quadro esaustivo degli aspetti normativi e di pianificazione. Le informazioni fanno capo a settori diversi in funzione dell’organizzazione regionale. Le informazioni necessarie sono state reperite sul web (siti di istituzioni ed enti regionali, motori di ricerca giuridici), presso gli uffici delle varie amministrazioni e tra le informazioni fornite dalle Regioni per il censimento svolto nell’ambito delle attività del Tavolo nazionale per l’erosione costiera.

Periodicità di aggiornamento: 
Annuale


Stato e trend: 
Su 15 regioni costiere, 11 sono attualmente dotate di strumenti di pianificazione regionale che includono l’intero territorio costiero. Rispetto al 2015 la situazione risulta invariata relativamente all’ introduzione di nuovi piani, ma vede l’adozione di linee guida da parte di alcune regioni. Dalla ricognizione degli strumenti di piano, finalizzata all’aggiornamento dell’indicatore, è emersa un’attenzione costante alla gestione delle aree costiere da parte delle amministrazioni regionali, ma con un impegno prevalentemente concentrato nelle procedure di revisione della fascia costiera demaniale, ai sensi dell’art. 7 comma 9-septiesdecies della Legge 125/2015, e in alcuni casi nell’elaborazione e adozione di Piani di utilizzo delle aree demaniali, tipologia di piano che non rientra tra quelle scelte per la costruzione dell’indicatore. Le regioni Veneto e Sardegna, nel corso del 2016, hanno adottato linee guida, derivanti da studi e programmi di monitoraggio a scala regionale, per la definizione di una strategia di difesa dei litorali dall'erosione, con tipologie di intervento più adatte in un’ottica di gestione del territorio su scala regionale e più idonee a una gestione integrata della zona costiera, nel rispetto dei vincoli ambientali, come specificato dalla regione Veneto. Sono ancora in corso iniziative di aggiornamento e approfondimento dei piani già elaborati (Marche) oppure programmi di elaborazione di ulteriori piani specifici (Liguria, Puglia, Toscana). In generale nell’ultimo decennio si è assistito a un enorme progresso, con il passaggio da una prevalenza di Programmi Operativi Regionali (POR), con interventi su aree in crisi con opere di protezione o ripristino di litorali con ripascimenti, all’aumento di piani di gestione e protezione estesi a tutti i tratti di costa regionale. Circa il tipo di strumenti adottati per la gestione delle coste si riscontra ancora un’ampia variabilità di soluzioni. L’approccio più diffuso resta legato alla presenza di fenomeni di erosione costiera che, ponendo a rischio abitazioni, infrastrutture viarie ed economia turistica, è l’elemento che maggiormente stimola l’attività di pianificazione e di gestione delle aree costiere; sono comunque riconoscibili chiari tentativi da parte di alcune regioni di attuare una gestione integrata, anche se con percorsi, modalità e tempi differenti. Sono in corso sperimentazioni di GIZC attraverso strumenti di pianificazione che tendono a fornire indicazioni di uso integrato del territorio, anche partendo da un approccio prevalentemente antropico e settoriale (Piani di coordinamento territoriali, Piani di difesa delle coste, piani di sviluppo economico, ecc.). Si registrano tentativi di concertazione regionale tra i vari settori economico-produttivi-ambientali, anche mediante organismi di coordinamento (osservatorio – Puglia e Basilicata, agenzia e coordinamento mediante tavoli tecnici - Sardegna, assessorati, ecc.) che tengano conto delle iniziative, delle necessità e degli interessi dei vari compartimenti. Nell’ambito del Tavolo nazionale per l’erosione costiera, istituito dal MATTM, e a cui partecipano tutte le regioni costiere, proseguono le attività di concertazione per l’elaborazione di linee guida condivise. Nel corso dell’anno sono stati completati i lavori di stesura; dopo successive revisioni sono state pubblicate sul sito www.erosionecostiera.isprambiente.it le Linee guida per la difesa della costa dai fenomeni di erosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici e sottoposte all’attenzione degli enti regionali, delle autorità di bacino e della comunità scientifica per osservazioni e integrazioni.

Commenti: 
Dalla Tabella 1 si evince che 11 regioni costiere su 15 dispongono di strumenti di pianificazione regionale estesi alla gestione e tutela del territorio costiero e alcune stanno predisponendo un secondo piano regionale, distinguendo con maggiore chiarezza quello destinato alla tutela e protezione delle coste da quello orientato allo sviluppo e coordinamento delle attività socio-economiche.

La Basilicata ha istituito e avviato nel 2010 l’Osservatorio regionale della costa. L’Osservatorio, che ha compiti di programmazione e gestione degli interventi di difesa, tutela e valorizzazione della fascia costiera, ha successivamente predisposto il Piano regionale per la gestione delle coste, che è stato elaborato sulla base di studi aggiornati e approfondimenti tematici, impiegati anche per la valutazione del rischio da inondazione costiera e l’elaborazione delle mappe di pericolosità, come previsto dalla Direttiva Alluvioni. Il Piano è stato definitivamente adottato l’8 marzo 2016.

La Calabria, che disponeva del Piano di Assetto Idrogeologico, in cui erano stati valutati e programmati interventi di protezione delle coste, nel 2005 ha affidato all’Autorità di Bacino il compito di redigere uno specifico Piano di gestione integrata delle coste, che è, a tutti gli effetti, un Piano Stralcio del Piano di bacino, rientrando in un quadro di pianificazione integrata per la valorizzazione e tutela delle risorse acqua e suolo. Il piano è stato approvato nel 2006.
Nel 2013, allo scopo di superare le problematiche legate all’eccessiva frammentazione dei finanziamenti e alla realizzazione di opere con effetti limitati a scala locale, in collaborazione con il Dipartimento Lavori Pubblici, le Province e il Genio Civile OO.MM., l’Autorità di Bacino regionale ha avviato un’azione congiunta finalizzata all’individuazione delle principali criticità esistenti sulla base di dati scientifici e alla predisposizione del Master Plan degli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera in Calabria, da realizzare nelle 21 macro-aree di analisi in cui è stato suddiviso l’intero territorio costiero calabrese.
Nel 2014 l’Autorità di Bacino, nell’ambito delle attività propedeutiche all’aggiornamento del PAI – Rischio di erosione delle coste, approva il Master Plan e successivamente adotta il Piano di Bacino Stralcio di Erosione Costiera (PSEC).

La Campania ha adottato, tra il 2006 e il 2013, piani per la difesa delle coste elaborati dalle Autorità di Bacino regionali e che coprono generalmente tutto il territorio costiero regionale. In particolare:
- l'Autorità di Bacino Campania Sud e Interregionale fiume Sele ha adottato nel 2006 il Piano Stralcio di Erosione Costiera (PSEC), solo per l'Autorità di Bacino dell'ex sinistra Sele, mentre per le Autorità di Bacino ex destra Sele ed ex Autorità di Bacino interregionale Sele vigono solo le norme di salvaguardia;
- l'Autorità di Bacino Campania Centrale ha adottato il Piano Stralcio di Difesa della Costa (PSDC) e, precisamente, l'ex Autorità di Bacino Nord Occidentale ha adottato il PSDC nel 2009, mentre l'ex Autorità di Bacino del Sarno ha adottato il PSDC nel 2012;
- l'Autorità di Bacino Liri-Garigliano-Volturno ha adottato il Piano Stralcio di Erosione Costiera (PSEC) approvato nel febbraio 2013.
La Liguria, che già operava con Piano Territoriale di coordinamento della Costa (PTC), ha elaborato e adottato nel 2012 il Piano di Tutela dell'Ambiente Marino e Costiero (PTAMC) dell'ambito costiero 15, comprendente le unità fisiografiche "Golfo del Tigullio", "Baia del Silenzio" e "Riva Trigoso", successivamente nel 2016 dell'ambito costiero 08, comprendente le unità fisiografiche del “Centa” e del “Maremola”, per tutti gli altri ambiti vigono le norme di salvaguardia. Il Piano si propone obiettivi di difesa del suolo e di valorizzazione della qualità ambientale in area costiera, intesa come risorsa; mentre il Piano territoriale di coordinamento della Costa è stato qualificato come uno strumento di pianificazione finalizzato alla realizzazione di una gestione integrata della fascia costiera.

Nel 2015 è stata approvata, per le Marche, la variante al Piano di Gestione Integrata Costiera al fine di contenere i ripetuti danneggiamenti ad alcuni centri abitati e alle infrastrutture derivanti dai fenomeni erosivi e contestualmente salvaguardare l’ambiente e la fascia costiera.

Il Lazio per anni ha operato nell’ambito del “Programma integrato di interventi per lo sviluppo del litorale”, ha istituito l’Osservatorio dei litorali e sviluppato piani sperimentali ispirati alla GIZC. Per l’indicatore tali azioni sono state considerate quali sperimentazioni di una pianificazione integrata. A novembre 2013, è stata istituita una Cabina di Regia del Mare per “redigere il Piano della Costa, strumento fondamentale per promuovere, anche dal punto di vista urbanistico, il recupero del litorale, risanare le parti degradate e rinnovare le imprese balneari”.
Nel 2015, la Direzione regionale, con competenza in materia di difesa del suolo, approva un "Programma di attività per le linee guida del piano di difesa integrata delle coste", ovvero, un programma di attività regionali necessarie alla predisposizione delle linee guida a supporto del processo di pianificazione degli interventi di difesa sulla costa laziale.

La Sardegna ha istituito da anni la Conservatoria delle coste con finalità di salvaguardia, tutela e valorizzazione degli ecosistemi costieri e di gestione integrata delle aree costiere di particolare rilevanza paesaggistica e ambientale. Nel 2006 ha approvato il Piano Paesistico Regionale, in cui individua gli ambiti di paesaggio costiero regionali e specifiche misure di tutela.
Negli ultimi anni (2010-2013) ha condotto un Programma di Azione per la Costa (PAC), che ha per obiettivo l’inquadramento dell’ambiente costiero in elementi fisici unitari e l’individuazione delle aree costiere a maggiore criticità geomorfologica e ambientale, classificando i tratti di costa in arretramento connessi a processi erosivi di litorali sabbiosi e i tratti rocciosi soggetti a dissesti franosi. La regione, in assenza di un organico Piano Coste, con il supporto di un Tavolo Tecnico Coste (TTC), che coinvolge servizi e assessorati competenti in ambito costiero, considerando il PAC e le risultanze delle attività di indagine svolte uno strumento funzionale alla programmazione regionale in relazione agli interventi di difesa dall’erosione, mitigazione del rischio e gestione integrata costiera, ha dato avvio alle operazioni attuative di interventi.
Infine nel 2013 la Conservatoria delle coste ha redatto le £Linee guida per la gestione integrata delle spiagge” in cui sono illustrate le metodologie operative e di gestione dei litorali sabbiosi, incluso temi per la protezione degli insediamenti costieri e del loro patrimonio culturale, la condivisione delle politiche attraverso la partecipazione degli attori pubblici e privati agenti nell’area costiera, la fruizione e l’uso del territorio per fini ricreativi. Nel 2016 con delibera della giunta regionale “Indirizzi urgenti per la gestione della fascia costiera” ha indicato agli enti locali e alla pluralità di soggetti che operano nei litorali di impostare le necessarie azioni di gestione secondo le “Linee guida per la gestione integrata delle spiagge”.
La Puglia ha qualificato, come strumento di gestione delle zone costiere, il Piano di Gestione delle Coste adottato nel 2009 e ha in redazione, con il coordinamento dell’Autorità di Bacino regionale, il Piano Stralcio della Dinamica della Costa, finalizzato alla valutazione della vulnerabilità dei litorali all’erosione e all’individuazione di interventi di mitigazione compatibili con le qualità ambientali e gli habitat costieri.

La Toscana, che ha già un Piano di Gestione Intergrata per il riassetto idrogeologico in ambito costiero, ha avviato negli ultimi anni azioni di coordinamento delle attività marittime e costiere, istituendo la consulta del mare quale organismo di raccordo tra la regione e le istituzioni locali e ha in programma l’aggiornamento dell’attuale piano e la redazione del Piano Regionale di Gestione integrata della costa.

La Veneto nel corso del 2014, mediante norma, ha ricondotto all’amministrazione regionale la pianificazione e l’esecuzione degli interventi di ripristino e tutela dei litorali, sino ad allora demandata al Consorzio Venezia Nuova. Nel corso del 2016 la regione ha adottato come linee guida per il dimensionamento degli interventi di difesa dall'erosione costiera le risultanti del lavoro "Gestione Integrata della Zona Costiera - Studio e monitoraggio per la definizione degli interventi di difesa dei litorali dall'erosione nella regione Veneto". La fase conoscitiva dello studio fornisce un quadro utile alla pianificazione, gestione e monitoraggio degli interventi del prossimo decennio. Nella seconda parte viene fissata una strategia di intervento unica per l’intera Regione, individuando le tipologie di intervento più adatte in un’ottica di gestione del territorio su scala regionale e più idonee a una gestione integrata della zona costiera, nel rispetto dei vincoli ambientali.

Il Friuli-Venezia Giulia si accinge a promuovere nell’ambito di un piano regionale per lo sviluppo turistico anche azioni di tutela e salvaguardia dei litorali

Le regioni continuano a far ricorso, nell’ambito di piani operativi regionali (POR), oppure finanziamenti erogati tramite leggi finanziarie e fondi comunitari (FAS/FESR), a programmi di ripristino dei litorali, che prevedono interventi localizzati su aree particolarmente danneggiate da fenomeni di erosione e da eventi di mareggiata.
Questa varietà di risposte alle necessità di gestione e difesa della costa sono dovute alla mancanza di una politica a livello nazionale che regoli, con indirizzi chiari, la frammentazione e la frequente sovrapposizione delle competenze tra i numerosi enti preposti alla gestione e alla tutela dell’ambiente marino-costiero (Autorità di Bacino, Assessorati regionali, province, amministrazione aree protette marine e terrestri, ecc.). La mancanza di linee e indirizzi generali di livello nazionale ha determinato l’utilizzo di piani di natura normativa diversa (Piani stralcio come da L 183/89 e D.L. 180/98; Piani Paesaggistici come da D.Lgs. 42/04 e s.m.i., Piani Territoriali di Coordinamento, introdotti dalla legge urbanistica L.1150/1942 e s.m.i, ecc.), individuando pertanto anche differenti modalità di pianificazione, cogenza e tutela delle aree coinvolte, per lo più coerenti con le caratteristiche territoriali e i settori produttivi predominanti.
Per sopperire a tale mancanza il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha avviato nel 2015 la costituzione di un Tavolo nazionale sull’Erosione Costiera (TNEC), formalizzato in aprile 2016 con un protocollo d’intesa con le regioni costiere. L’obiettivo principale dell’iniziativa, a cui partecipano tutte le Regioni costiere e varie Autorità di Bacino nazionali, è definire indirizzi generali e criteri per la difesa delle coste, tenendo conto delle caratteristiche territoriali e delle azioni di programmazione e di pianificazione degli interventi di protezione e di gestione delle aree costiere messe in atto sino ad oggi da tutte le regioni.
Negli ultimi anni si registrano, inoltre, iniziative di cooperazione tra le regioni costiere e anche di collaborazione per una prossima pianificazione congiunta. Si evidenzia l’iniziativa da parte di alcune regioni costiere italiane e a livello Mediterraneo di adesione e approvazione della dichiarazione di intenti, sintetizzati nella “Carta di Bologna 2012”, che ha per obiettivo “la promozione di un quadro comune di azioni strategiche dirette alla protezione e allo sviluppo sostenibile delle aree costiere”, come riporta l’approvazione della risoluzione da parte della Giunta regionale del Lazio.
Le eegioni Marche, Emilia Romagna e Abruzzo hanno aderito e contribuito all’elaborazione della “Carta di Bologna 2012” sulle buone pratiche per la protezione della costa adriatica; esse già agiscono e promuovono percorsi comuni, come quelli europei della Macroregione Adriatico Ionica, e di recente hanno avviato una collaborazione per concordare una strategia comune e modalità operative di intervento condivise per proporre un accordo di programma al MATTM per la salvaguardia del litorale adriatico.

La Tabella 19.10 e la mappa illustrano le attività di pianificazione calcolate per ogni regione. Il valore è ottenuto assegnando un peso unitario alle regioni che possiedono almeno un piano attinente il territorio costiero, a ogni piano un peso unitario, che è raddoppiato se il piano è approvato/adottato, e ancora un peso unitario se la Regione ha almeno programmi operativi di interventi di protezione costiera, che all’epoca della formulazione dell’indicatore e dei primi censimenti degli strumenti di pianificazione costiera (2005) costituiva lo strumento prevalentemente impiegato dalle amministrazioni regionali.
Seppur non riscontrabile un incremento dell’indice a livello regionale, è evidente la maggiore consapevolezza di dover definire indirizzi per l’uso sostenibile delle aree costiere e il coordinamento delle attività che si sviluppano in prossimità della riva, anche mediante linee guida per le unità amministrative locali. Nel corso del 2016 la regione Veneto ha adottato (DGRV n. 898 del 14/06/2016) come "linee guida" per il dimensionamento degli interventi di difesa dall'erosione costiera il documento tecnico risultante del progetto "Gestione Integrata della Zona Costiera - Studio e monitoraggio per la definizione degli interventi di difesa dei litorali dall'erosione nella regione Veneto". La regione Sardegna ha deliberato (Delibera G.R. 40/13 del 06/07/201608) il documento “Indirizzi urgenti per la gestione della fascia costiera” destinato agli enti locali e alla pluralità di soggetti che operano nei litorali per azioni di gestione con modalità rispettose dell’ambiente.
L’analisi dell’indicatore evidenzia negli anni una complessiva accelerazione dei processi di pianificazione e un aumento dei piani regionali che, redatti in seguito a uno studio dello stato di fatto dei litorali sia dal punto di vista antropico che ambientale, stabiliscono le aree di intervento, le soluzioni di protezione e di mitigazione dei fenomeni di erosione costiera, valutando anche la compatibilità ambientale dei possibili interventi. Seppur non misurabile dall’indicatore, dalla ricognizione delle informazioni sono emersi numerosi esempi di aggiornamento e perfezionamento degli strumenti di piano già adottati.
Negli anni, si è rilevato, infatti, l’elaborazione di piani in cui si riconosce un progressivo recepimento dei principi della gestione integrata, proposti esplicitamente dalla Raccomandazione europea n.2002/413/CE, consolidati dal VII Protocollo della Convenzione di Barcellona per la Protezione dell’Ambiente Marino e della Regione Costiera del Mediterraneo e ulteriormente promossi dalla Comunità Europea nella proposta di Direttiva per la Pianificazione dello Spazio Marittimo e la Gestione Integrata delle Zone Costiere.
  • Titolo: Tabella 1 - Piani regionali per le coste (31/12/2016)
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati delle regioni costiere
    Legenda: Il totale Piani regionali è determinato considerando solo le Regioni che dispongono di un piano approvato/adottato esteso a tutto il territorio regionale.
    Regione Piano regionale Piano difesa coste Piano GIZC Programmi operativi di difesa/P.O.R./FSER
    Tipo Ufficio incaricato periodo stato periodo stato
    Liguria Piano Territoriale di Coordinamento della Costa Dip.Pianificazione Territoriale e Paesistica 2000 approvato si
    Piano di Tutela Ambiente Marino e Costiero (PTAMC) Dip. Ambiente 2012 adottato
    Toscana Piano GIZC per riassetto idrogeologico Dir. Gen. Ambiente e Territorio 2001 approvato si
    Piano Regionale di Gestione Integrata Costa Regione e Province 2008 in redazione
    Lazio Piano di difesa integrata della Costa Regione 2015 in redazione 2004 sperimentale si
    Campania Piani Stralcio Difesa della Costa (PSDC) / Piano Stralcio Erosione Costiera (PSEC) Autorità di Bacino varie della Campania 2006-2013 approvati/ adottati si
    Basilicata Piano Regionale di Gestione delle Coste (PRGC) Dip. Ambiente, Territorio e Politiche di Sostenibilità 2016 adottato si
    Calabria Piano di bacino Stralcio di Erosione Costiera (PSEC) Autorità di Bacino Nazionale 2014 adottato 2006 in redazione si
    Puglia Piano Regionale delle Coste Ass.to alla trasparenza e cittadinanza attiva 2009 approvato si
    Piano Stralcio della Dinamica della Costa Autorità di Bacino della Puglia 2011 in redazione
    Molise Norme e leggi regionali si
    Abruzzo Piano organico per il rischio aree vulnerabili Dir. Gen. Urbanistica e Territorio 2003 approvato si
    Marche Piano GIZC Dip.territorio e Ambiente 2005 approvato 2004 approvato si
    Emilia Romagna Piano GIZC Regione e Dipartimenti vari (Difesa suolo, agricoltura, attività produttive, etc.) 1983 approvato 2005 adottato si
    Veneto Norme, leggi e linee guida regionali si
    Friuli Venezia Giulia Norme e leggi regionali si
    Sardegna Piano Paesistico Regionale Norme e delibere regionali Regione e assessorati vari 2007 sperimentale si
    Sicilia Piano Stralcio Assetto Idrogeologico Assessorato Ambiente e Territorio e unità varie 2009 adottato si
    TOTALE 12 11 6 15
  • Titolo: Tabella 2 - Piani regionali per le coste e calcolo dell'indicatore dell'attività di pianificazione (31/12/2016)
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati delle Regioni costiere

    Note: Il valore è stato ottenuto attribuendo un peso unitario all’esistenza di almeno un piano regionale, un peso unitario ad ogni piano e raddoppiato se il piano è approvato/adottato
    Regione Piano regionale Piano difesa coste Piano GIZC Programmi operativi di difesa/P.O.R./FSER Indicatore attivita' di pianificazione
    peso Tipo peso stato peso stato peso Totale
    Liguria 1 Piano Territoriale di Coordinamento della Costa 2 approvato 1 6
    Piano di Tutela Ambiente Marino e Costiero 2 adottato
    Toscana 1 Piano GIZC per riassetto idrogeologico 2 approvato 1 5
    Piano Regionale di Gestione Integrata Costa 1 in redazione
    Lazio Piano di difesa integrata della Costa 1 in redazione 1 sperimentale 1 3
    Campania 1 Piani Stralcio Difesa della Costa (PSDC) / Piani Stralcio Erosione Costiera (PSEC) 2 approvati/ adottati 1 4
    Basilicata 1 Piano Regionale di Gestione delle Coste (PRGC) 2 adottato 1 4
    Calabria 1 Piano di bacino Stralcio di Erosione Costiera (PSEC) 2 adottato 1 in redazione 1 5
    Puglia 1 Piano Regionale delle Coste 2 approvato 1 5
    Piano Stralcio della Dinamica della Costa 1 in redazione
    Molise Norme e leggi regionali 1 1
    Abruzzo 1 Piano organico per il rischio aree vulnerabili 2 approvato 1 4
    Marche 1 Piano GIZC 2 approvato 2 approvato 1 6
    Emilia Romagna 1 Piano GIZC 2 approvato 2 adottato 1 6
    Veneto Norme, leggi e linee guida regionali 1 1
    Friuli Venezia Giulia Norme e leggi regionali 1 1
    Sardegna 1 Piano Paesistico Regionale Norme e delibere regionali 1 sperimentale 1 3
    Sicilia 1 Piano Stralcio Assetto Idrogeologico 2 adottato 1 4
  • Titolo: Figura 1: Indicatore attività di pianificazione regionale per le coste (31/12/2016)
    Fonte: Elaborazione ISPRA su dati delle regioni costiere
    Legenda: 1-2 programmi operativi (p.o.) e leggi regionali; 3-4 piani di protezione o di gestione integrata; 5-8 piani di protezione e di gestione integrata adottati e p.o.
    Note: Il valore è stato ottenuto attribuendo un peso unitario all’esistenza di almeno un piano regionale, un peso unitario ad ogni piano e raddoppiato se il piano è approvato/adottato
    Figura 1: Indicatore attività di pianificazione regionale per le coste (31/12/2016)